Grande snodo della mobilità da sempre, si fregia di strani accostamenti tipologici. In una spazialità estesa ma visivamente dialogante possiamo scorgere edifici per il culto della morte come la Piramide di Caio Cestio o il cimitero acattolico, edifici per la spedizione come le affascinanti poste dell’architetto Libera, edifici di “arrivo e partenze”, per così dire, come la Porta Ostiense, di età Romana, l’edificio della stazione di Porta S.Paolo. Il fascino di questa costruzione deriva proprio dalla sua funzione originaria. Infatti sin dall’unità nazionale, Roma ricercava un asse portante che la collegasse al mare. Questo asse portante si materializzò, nonostante le intenzioni mosse sin dall’unità d’Italia, soltanto nel 1924 con la costruzione della ferrovia Roma-Lido.
Ecco La stazione di Porta S.Paolo rappresentava proprio la porta per Roma Verso il mare, una porta dei tempi moderni che si trapassava per essere proiettato, in un lasso temporale finora mai visto, 30 minuti, sul Litorale. Portentoso! Così doveva esclamare il cittadino romano in quegli anni.
Alla luce di questi intenti, il progetto della la stazione affidato ad un architetto ricco di personalità come Marcello Piacentini, doveva avere carattere. E di carattere ne ha. L’edificio ha tre connotazioni spaziali molto definite. Una spazialità esterna che ricalca gli edifici rurali della campagna romana, un atrio rappresentativo che doveva dar segno di “romanità”, sembra di essere in una delle volte a botte della Basilica di Massenzio, infine una spazialità lì, nel luogo di scalo dei treni, che ricordasse le architetture del ferro ma con una tonalità e continuità membranica tipica delle architetture mediterranee.
Proprio queste pensiline sono state uno degli argomenti più interessanti del progetto di restauro eseguito dallo Studio Michetti di Roma e, per quanto riguarda il cantiere dalla Dioguardi S.p.a.
Si perché alla istanza del restauro critico, in questo caso salvare l’identità visiva del rapporti fra le parti strutturali e cromatiche, si aggiungeva una necessità di azzerare tutte le deformazioni delle esili strutture anche in prospettiva futura. Ebbene si è inventato un vero e proprio macchinario, con capacità di avanzamento lungo il tragitto delle pensiline, che le portava nella posizione originaria. Da qui operazioni di consolidamento tra le più avanzate hanno consentito il ripristino delle sezioni originali del cemento armato. La nota infatti saliente è che ci si è trovati davanti ad una delle prime opere a Roma in questo materiale, appunto il cemento armato. Un illustre precedente era stato il Ponte Del Risorgimento dell’ing. Hennebique.
Il risultato finale è veramente emozionante. Quando si entra in Stazione di Porta S.Paolo, si riscopre un brano di architettura italiana dimenticato. Una gioia di stucchi, di decorazioni integrate, di voli strutturali che ci lasciano riflettere criticamente sull’eccessiva importanza all’essenzialità di oggi. Al cittadino romano non rimane che trovare piacere in questa visione recuperata, sperando che prima o poi la riscopra anche mentre affronta il tragitto all’interno del mezzo di locomozione ormai irrimediabilmente obsoleto.
Per info http://www.atac.roma.it/laboratorio
Francesco Redi
[exibart]
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non capisco perchè è consuetudine in Architettura dimenticare di citare gli autori. Chi ha progettato questo restauro?
In realtà è il capolinea o se vuoi la partenza dei treni da/per Ostia.
Inoltre è collegata alla stazione della metropolitana Piramide.
MA non ho mai capito: ma è quella dove passa la metro o dove passa il trenino o dove passa il treno? bho !!
Come dicevo il progetto di restauro e la ricerca storica sono dello Studio Michetti, molto noto a Roma. Le invenzioni tecniche e le sperimentazioni dei materiali sono opera di Elio Basile.