L’edificio prende forma da quello che fu lo zuccherificio Eridania di Parma, funzionante sino al 1968 fu poi abbandonato e passò di proprietà al Comune, il quale, all’interno di un vasto progetto di riqualificazione urbana delle aree industriali dismesse, ha assegnato a Renzo Piano l’incarico di riconvertire l’impianto industriale in auditorium musicale. Ma perché allora un regalo della storia? E’ lo stesso Piano a spiegarlo, con parole, occorre ammettere, persino suggestive: “Bisogna ascoltare gli edifici, non solo limitarsi a vederli” così ha dichiarato, aggiungendo che sarebbe stato inutile distruggere l’intero edificio e ricostruirlo ex novo.
Riconsolidati i muri portanti laterali, rinnovate le coperture, l’edificio è stato infine alleggerito con l’apertura delle due testate, tramite una “membrana” di vetro.
Ed è proprio con le facciate in vetro che Piano ha ribaltato il concetto di Auditorium: la trasparenza del vetro non chiude l’edificio, né preclude la vista ad un osservatore esterno, quasi fosse un invito ad entrarvi per ascoltare ciò che si svolge al suo interno. Il parco retrostante, visibile durante l’esecuzione di un concerto, è un fondale naturale vivo che crea un forte e continuo dialogo con l’edificio, mutando necessariamente ad ogni stagione.
La peculiarità del progetto insiste infatti sul rapporto esterno-interno,avendo l’architetto previsto la fruibilità dell’Auditorium durante i mesi estivi con l’apertura del fondale e potendo così essere ascoltata la musica direttamente dal parco. Indubbiamente l’eccellente qualità del suono che si ha all’interno non potrà essere riprodotta nel parco, ma consentirà ad un numero maggiore di persone di avvicinarsi alla musica. Molti i dettagli apprezzabili: se si pensa che l’impianto di aerazione proviene dalla base delle poltroncine ed è silenziosissimo, non si fatica a comprendere la differenza con altri auditorium.
Sorprendenti sono stati i tempi di esecuzione dell’edificio: iniziati nel Settembre 1999, i lavori sono stati ultimati nell’Ottobre 2001. Come anche sottolineato dall’architetto e dal Sindaco, tale rapidità è stata possibile grazie allo sforzo congiunto delle parti in questione e dell’impresa esecutrice Bonatti. Servirà ciò da esempio all’Italia, che non è più in grado di scommettere sull’Architettura contemporanea da lungo tempo?
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Giulia Farinelli
[exibart]
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