Le polemiche sono esplose non appena Achille Bonito Oliva, Presidente della Giuria, dopo la presentazione dei progetti vincitori, ha voluto sintetizzare una lettura critica del panorama culturale coinvolto.
Le sue parole, certo poco generose con la categoria degli Architetti, autori, a suo dire, di egocentrici musei poco proni all’arte superiore che debbono contenere, probabilmente sono riuscite ad elettrizzare la platea, ma non hanno centrato l’obiettivo. Il pubblico infatti, anziché difendersi con temi programmatici, ha contrattaccato sui contenuti della lettura critica stessa. Così, tra le righe di un dibattito insolitamente rovente, sono emersi pregi e difetti di posizioni tanto distanti quanto solo Beaux Art ed Ingegneria potrebbero esserlo.
In effetti il contrasto nasce dal confronto tra le due principali opere premiate: Arseremos di O.P.E.R.A. (USA) per il Grand Prize, e 3D Interactive and Dynamic Museum di Befly (Italia) per il Web Prize. Distanze incolmabili si pongono tra i due approcci: un’opera densamente concettuale e poco progettuale, la prima; ed uno schema funzionale più tecnico che poetico, il secondo.
Protagonista dell’evento rimane così il bando del concorso, pensato da New Italian Blood con imposizioni importanti, come il limite dimensionale a 300 Kb, ed accolto dai concorrenti più come un invito alla ricerca sulla HyperArchitettura, che non come il ripensamento del tipo-museo.
…E le soluzioni sono quindi interessantemente disarmanti: il 3D Interactive and Dynamic Museum, un ottimo schema di archiviazione ed esposizione basato su algoritmi, database e chat, spazialmente rappresentati, che pecca però di ingenuità nel confrontarsi con un’arte contemporanea poco “capìta”; e l’Arseremos, un complesso coacervo di qualità medianiche che si regge su un’analisi concettuale del rapporto uomo-arte-interfaccia-spazio espositivo attraverso un testo la cui enunciazione, durante la presentazione, ha messo in fuga molti auditori. A Roma qualcuno le chiama…
Per visualizzare i progetti vincitori e premiati:
www.newitalianblood.com/virtualmuseum
Marco Felici
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A Marco Felì, sei tosto sei. Anvedi aho
un museo virtuale ... argomento stimolante! rimane però da capire che arte collocarvi, e che ruolo dargli? Interrogativi radicali!