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Destini incrociati: l’arte e il rock si incontrano a Prato |

di - 1 Luglio 2011
Il viaggio sui binari paralleli dell’arte contemporanea e del rock ha una “stazione”  di partenza: il 1969, l’anno di Woodstock e dell’ultimo concerto live dei Beatles “Welcome to the show” realizzato sul tetto della casa discografica Apple, era l’anno, erano gli anni della diffusione delle utopie e del loro stesso naufragio reso ancora più evidente dopo che i Rolling Stones decisero di affidare agli Helles Angels la sicurezza del loro concerto ad Altamont, scelta che però costò la vita a quattro ragazzi. Il 1969 fu anche l’anno di “When the Attitudes Become Forms”, la prima rivoluzionaria mostra curata da Harald Szeemann, che aprì al mondo le nuove porte dell’arte contemporanea. Gli artisti erano chiamati, in linea con lo spirito del tempo, a esprimersi con le idee invece che con le opere. La seconda tappa del viaggio è il 1972: allo scoccare degli anni Settanta il desiderio di tornare agli spazi aperti per confrontarsi direttamente con la natura e con la storia si fa sempre più forte, i Pink Floyd scelsero così l’anfiteatro romano a Pompei per un concerto che aveva lo scopo di denunciare la volontà di rimpossessarsi di una natura lontana per invaderla con la creatività; stessa cosa che Robert Smithson, uno dei massimi esponenti della Land Art, aveva fatto alcuni anni prima con la sua Spiral Jetty: un molo attorcigliato su se stesso di più di 400 metri in un lago salato nello Utah, un’opera non raggiungibile con facilità dal pubblico ma resa celebre grazie alla documentazione fotografica di Gianfranco Gorgoni. Nello stesso periodo David Bowie era all’Hammersmith Odeon di Londra nei panni di Ziggy Stardust, l’alieno travestito, che in pochi anni lo impose come simbolo del trasformismo e del “cantante rock di plastica”.

Nell’autunno del 1973 venne aperta nel parcheggio di Villa Borghese la mostra “Contemporanea” organizzata  da Achille Bonito Liva, la prima grande esposizione internazionale di carattere interdisciplinare e multimediale, dove decadde l’idea di genere, parte fondamentale ebbero le performance realizzate da Urs Lüthi, che lavorava sul proprio corpo in maniera molto simile a quella del cantante britannico. Nello stesso periodo si registrarono anche le sperimentazioni elettroniche di Nam June Paik che appare in un video mentre suona con Joseph Beyus, testimonianza tangibile di una contaminazione tra generi molto diversi. Alla fine del decennio, arrivò il punk dei Sex Pistols: un mix di “sporcizia e follia”, la pittura si adeguò per diventare “Bad Painting” con la mostra del 1978 presso il New Museum di New York. La terza tappa del viaggio si apre con gli anni Ottanta, l’aria era orami cambiata sia nell’arte che nella musica: moda, architettura e design erano ormai diventati fenomeni di massa. In questi anni, prendono vita anche i veri apostoli della musica, che cominciarono a diffondere la loro musica grazie ai videoclip. I nuovi eroi del tempo divennero così Bob Marley, Patty Smith, Madonna e Michael Jackson; furono anche gli anni del tendone circense di Renato Zero, mentre Mtv iniziò simbolicamente le sue trasmissioni il 1 agosto 1981 con il videoclip “Video Killed The Radio Star” dei Buggles. Alla XXXIX Biennale di Venezia, Achille Bonito Oliva e Harald Szeemann presentarono “Aperto 80”, dove fecero il loro debutto internazionale i transavanguardisti come Sandro Chia e Nicola De Maria. Mentre oltreoceano artisti come Jean-Michel Basquiat e Keith Haring divennero famosi come vere rockstar. Si diffuse un nuovo ottimismo e si affermò il Made in Italy che riuscì a coinvolgere diversi campi: dall’apertura dello storico negozio di Fiorucci e poi di Armani fino all’ “oggetto banale” di Alessandro Mendini. Alla fine del decennio con l’arrivo del computer il mondo si aprì a culture lontane, Paul Simon incise uno degli album più importanti del decennio, “Graceland”, interamente suonato con musicisti africani, mentre Chéri Samba partecipò, nel 1989, con le sue opere a “Las Magiciens de la Terre”.  La quarta tappa del viaggio vede la cronaca come protagonista: il crollo del muro di Berlino, la caduta del comunismo cambiarono il corso storia, era la fine della guerra fredda: i Pink Floyd riproposero “The Wall” a Berlino in Potsdamer Platz; la caduta era presente anche nelle opere dell’artista russo Leonid Sokov.

La quinta tappa si apre con Vasco Rossi che, nel 1990, con il suo grande concerto allo Stadio di San Siro raduna una marea di persone pari a quella delle rockstar straniere, interpretando un nuovo modo di concepire l’intimità chiudendo “tutto il mondo fuori”, uno stato d’animo che in arte prende le forme delle opere dette “minimaliste” di artisti come Stefano Arienti e Marco Cingolani, invitati con altri alla mostra “Una scena emergente” realizzata al Centro Pecci nel 1991. Gli anni Novanta furono anche il periodo dei concerti unplugged: mitico quello dei Nirvana nel 1993, ed il periodo della musica colta di Björk e del suo videoclip,  “All is Full of Love”, realizzato dall’artista Chris Cunningham, del Britpop che si legò a doppio filo alla nuova scena artistica inglese degli Young British Artist, Damien Hirst come capofila, portati al successo dalla mostra “Sensation” nel 1996.

L’ultima tappa del viaggio, è in realtà un punto interrogativo: nel Duemila, ha ancora senso parlare di rockstar? La domanda se la posero anche i Gorillaz di Damon Albaran, già leader dei Blur, la band era costituita da quattro personaggi disegnati ed animati da Jamie Hewlett, ma alla domanda sembra aver risposto Micheal Jackson, che, dopo la sua morte, ci ha lasciato un’opera incompiuta che l’ha reso “divino”: “This is It”, il concerto annunciato e mai realizzato; proprio a Jackson, insostituibile icona del rock mondiale, nel 2009 David LaChapelle ha dedicato una mostra fotografica, “American Jesus”, dove il re del pop era rappresentato come un martire moderno. Visitate la mostra di Prato, perché farete un viaggio sul treno dei ricordi in compagnia di miti artistici e musicali ma uscirete canticchiando e ballando, rendendoli così ancora vivi.

a cura di isabella martinelli

Arte: 
Alighiero Boetti, Marco Lodola,Yoko Ono, Pattie Boyd, Andy Warhol, Robert Indiana, Ira Schneider, Gianfranco Gorgoni, Matteo Guarnaccia, Paolo Icaro, Franco Vaccari, Giulio Turcato, Marcello Jori, Dennis Oppenheim, Giuseppe Chiari, Joan Jonas, Luciano Giaccari-MUel Videoteca Giaccari Varese, Urs Lüthi, Luigi Ontani, Victor Vasarely, Iain Forsyth & Jane Pollard, Peter Christopherson,William English, Jamie Reid, Linder, Martin Kippenberger, William Wegman, Patti Smith, Robert Mapplethorpe, Sandro Chia, Nicola De Maria, Alessandro Mendini, Massimo Iosa Ghini, Nam June Paik, Joseph Beyus, Edo Bertoglio, Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Francesco Clemente Robert Longo, Mark Kostabi, Paul Tschinkel-Innertube, Anton Corbijn, Malick Sidibé, Cheri Samba, Lonid Sokov, Thomas Billhardt, Nan Goldin, Massimo Kaufmann, Gilbert&George, Fischli&Weiss, Efrem Raimondi, Stefano Arienti, Marco Cingolani, Daniele Galliano, Massimo Barzagli, Raymond Pettibon, Karen Kilimnic, Pruitt-Early, Daniel Johnston, Richard Kern, Cindy Sherman, Christian Marclay, Macelo Gutman, Richard Billingham, Marc Quinn, Sam Taylor-Wood, Damien Hirst, Stanley Donwood, Aernout Mik, Tony Oursler, Nico Vascellari, Emanuele Becheri, Fausto Gilberti, David LaChapelle, Gianni Molaro.


Musica: 
The Beatles, Rolling Stones, Pink Floyd, David Bowie, Sex Pistols, Bob Marley, Renato Zero, U2, Vasco Rossi, Elvis Costello,The Buggles, Roger Waters, Nirvana, Blur, Oasis, Gorillaz, Bjork, Radiohead, Michael Jackson.

dal 21 maggio al 7 agosto 2011


Live! L’arte contemporanea incontra il rock


A cura di Luca Beatrice e Marco Bazzini


Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci


Viale della Repubblica 277, Prato


Orari: 16-23, chiusa il martedì


Ingresso gratuito


Info: info@centropecci.it , www.centropecci.it, Tel: 0574 5317

[exibart]

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