Ha inaugurato lo scorso 13 settembre, il Festival d’Automne, giunto alla XXXIII edizione, autentica tappa obbligata della rentrée d’ogni parigino che mostri un qualche interesse alle più vaste declinazioni dell’arte. Quest’anno, a significare la portata intellettuale e progressista dell’evento, a vent’anni anni dalla morte di Michel Foucault, il festival sarà incentrato proprio sul “filosofo” francese. In questo senso, un coraggioso spettacolo teatrale è stato concepito da Jean Jourdheuil, che ha recentemente collaborato alla sceneggiatura del film di René Allio Moi, Pierre Rivière -tratto da un lavoro di indagine dello stesso Foucault- e costituirà l’apertura della rassegna, per omaggiare senza intenti commemorativi il valore rivoluzionario del pensiero foucaultiano, aldilà dei limiti che solo un’opera degna di questo nome possiede.
L’offerta sarà comunque delle più variegate, suddivisa in sezioni dedicate alle arti plastiche, all’opera, spettacoli musicali e concerti, al teatro, alla danza e al cinema e fotografia. Operando una inevitabile e drastica selezione, segnaleremo alcuni appuntamenti fra i più immancabili. In primo luogo, la mostra di Nan Goldin dal titolo Soeurs, Saintes et Sibylles, allestita alla Chapelle Saint-Louis della Salpêtrière, l’ex-ospedale psichiatrico tristemente noto anche per il passaggio da quei letti di contenzione di personaggi del calibro di Antonin Artaud. La fotografa americana porta a Parigi due installazioni: la prima dedicata alla sorella Barbara, suicida a 18 anni dopo aver subito le “attenzioni” della peggiore psichiatria; la seconda di taglio autobiografico, poiché anche Nan è transitata in quelle cliniche, sia per tossicodipendenza che per depressione.
Nell’ottica della disseminazione per la città delle opere, giunge al secondo anno l’iniziativa Des oeuvres dans la ville, che quest’anno vedrà la partecipazione, fra gli altri, di Darren Almond e del trio Richard Kongrosian, David Vincent e Harald Humbrol, impegnati insieme nel progetto di arte digitale Compatible (2004).
L’omaggio più esplicito a Foucault sarà firmato da Thomas Hirschhorn, che già ha dedicato alcuni suoi lavori a Deleuze e Bataille. Si tratta di un’installazione e al contempo di un happening intitolato 24 heures Foucault e, fra il 2 e il 3 ottobre, vedrà scrittori e filosofi intervenire senza soluzione di continuità in un ambiente progettato appositamente dall’artista all’interno del Palais de Tokyo, con la curatela di Nicolas Bourriaud.
Fra gli eventi ai quali non possiamo dedicare il giusto spazio, almeno una menzione merita la nuova coreografia di Parades and Changes (1965) firmata dalla post-modern dancer Anna Halprin, con le musiche di Morton Subotnik, pioniere dell’elettronica troppo spesso misconosciuto; nonché lo spettacolo audio-video di Dj Spooky, che in Rebirth of a Nation lavorerà a partire dalle immagini dall’omonimo film di Griffith (1915). (marco enrico giacomelli)
L’immagine centrale è di Darren Almond, “If I had you” (2003), secondo l’allestimento milanese nell’ambito di un evento organizzato dalla Fondazione Nicola Trussardi
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