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fino al 1.VII.2012 | Giorgio Morandi | Lugano, Museo d’Arte

di - 9 Aprile 2012
Già Luigi Carluccio sottolineava in un testo del 1981, in apertura del catalogo della mostra tenutasi ad Acqui Terme, come fosse difficile scrivere dell’opera morandiana, tanto piena di cose e tanto parca di parole e ancora oggi, a molti anni di distanza, il mistero di quel percorso poetico ed esistenziale non accenna a sciogliersi, rimanendo come nodo compatto nel tessuto dell’arte del Novecento. Giorgio Morandi (Bologna, 1890 – 1964) fu un pittore e incisore metodico, ritroso alla mondanità, tutto dedito alla pratica dell’arte, che svolse per tutto l’arco della propria vita lontano dai clamori, spostandosi raramente dalla propria casa e dai propri modesti oggetti. La mostra, ospitata dal Museo d’Arte di Lugano, si presenta così come occasione ideale per riaccostarsi a uno dei massimi artisti del secolo da poco trascorso, attraverso un’esposizione che omaggia quasi con devozione la figura del maestro di Bologna.

Curioso pensare che Morandi trascorse praticamente tutta la propria vita tra la casa di Bologna, dove visse con le amate sorelle, e gli Appennini, con qualche sparuta puntata a Roma e Venezia. L’unica occasione in cui richiese il passaporto e uscì dall’Italia, per uno dei rarissimi viaggi, fu proprio per recarsi in Svizzera, paese che lo ringraziò con la lungimiranza di collezionisti che oggi prestano le proprie opere per completare l’importante nucleo espositivo, in mostra a Lugano. Un selezione composta con attenzione, rigore e indiscutibile amore, articolata sui tre piani del palazzo sul lago, dove vengono presentate tele di straordinario valore come l’Autoritratto del 1924, conservato agli Uffizi, una delle pochissime tele in cui il pittore si è confrontato con il tema della figura umana, peraltro con risultati eccezionali per finezza di sguardo e qualità pittorica. Nelle sale si susseguono i vasi di fiori minuti, le composizioni con le bottiglie, i paesaggi terrosi delle montagne di Grizzana e le incisioni, in cui l’artista raggiunge vette di sintesi e sensibilità altrettanto eccezionali, come nei rarefatti disegni a matita. Proprio l’opera incisa merita di essere guardata con attenzione, perché rivela l’incredibile capacità di Morandi di calarsi nelle “cose della luce”, trasponendo sulla carta le sottili variazioni cromatiche della realtà cangiante e la natura instabile delle forme, tanto apparentemente quiete e tanto, per contro, in continuo mutamento.

Ancora Carluccio, a proposito delle bottiglie di Morandi, scriveva: «Come piccoli greggi in cui ogni cosa individua intiepidisce nella vicinanza dell’altra». Questo talento nel cogliere un sotterraneo, silenzioso movimento delle cose, la loro instabilità e la straordinaria ricchezza del reale, scoperta attraverso la scelta di rinunciare a ogni orpello pittorico o seduzione visiva, contribuisce a comporre la grandezza e l’enigma di Morandi, autore che come pochissimi ha saputo penetrare la sostanza della pittura e massimizzarla. Un lavoro sulla percezione che parte dal dato concreto e lo penetra, come rileva Siri Hustvedt nell’acuto saggio contenuto in catalogo, praticato come un esercizio quotidiano per anni, che gli ha permesso di trascendere quel velo percettivo che ci condanna a vedere solo la superficie delle cose. Proprio questa epifania continua di una sostanza più profonda, che Hustvedt definisce come inaccessibile, si avverte osservando le opere, che mostrano in maniera esaustiva tutto la trama tesa, l’inesauribile scoperta messa in atto dal pittore.
Il percorso espositivo vede inoltre le opere di Morandi accostate a un gruppo di artisti contemporanei, selezionati per le affinità con la sua pittura: Stuart Arenosa, Bernd e Hilla Becher, Rachel Whiteread, Craigie Horsfield, Franco Vimercati e, su tutti, Lawrence Carroll nel cui lavoro vibra una corrispondenza palpabile con la figurazione morandiana. Una scelta felice, che intende sottolineare la ricchezza del portato dell’opera di Morandi e sua profonda influenza sull’arte contemporanea, ascendente probabilmente ravvisabile anche in autori la cui ricerca è all’apparenza meno assimilabile a quella dell’artista.
Se un appunto va riscontrato nell’intero progetto è legato all’allestimento: in occasione dell’apertura della mostra le luci non sono sembrate correttamente scelte per illuminare adeguatamente sia le tele che le carte, compromettendo la piena fruizione delle opere. Un piccolo difetto che però hanno correttamente evidenziato anche i curatori in fase di presentazione e che probabilmente, data l’attenzione posta nell’allestimento della mostra e nel concept, sarà già stato corretto.

silvia bottani
mostra visitata il 9 marzo 2012

dal 9 marzo al primo luglio 2012
Giorgio Morandi
a cura di Maria Cristina Bandera, Marco Franciolli
catalogo: Silvana Editoriale
Museo D’Arte
Riva Antonio Caccia 5 (6900) Lugano
Info: +41 0588667214 –
info.mda@lugano.chwww.mda.lugano.ch

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