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fino al 12.VIII.2003 | Do It Yourself | Washington D.C., National Building Museum

di - 9 Gennaio 2003

Nel 1942 la rivista American Home domandava ai suoi lettori: “Qual è il Suo hobby? Oggi più che mai noi tutti dobbiamo avere un hobby. Una persona senza interessi è irritante, è una perdita per il proprio Paese e per se stesso“. Dopodiché si passava a dare qualche suggerimento sul miglioramento dello spazio abitato rigorosamente all’insegna di DIY.
DIY – do-it-yourself, ovvero fai da te è un concetto molto importante, quasi un topos della cultura: in un Paese che stima molto i self-made men , uno che vuole diventarlo deve saper fare qualsiasi cosa contando esclusivamente sulle proprie forze.
La mostra Do It Yourself: Home improvement in 20th Century America a National Building Museum a Washington D.C ripercorre la storia di questo fenomeno.
La frase “fai da te” è apparsa per la prima volta nel 1912 in un articolo della rivista Suburban Life che incoraggiava gli uomini a dipingere le pareti di casa senza l’aiuto professionale; alle donne spettava il tocco finale (un altro articolo s’intitolava: “Cosa può fare una donna con un pennello? “). Il periodo che va dal 1890 fino al 1930 ha visto crescere di ben tre volte il numero dei proprietari delle case negli Stati Uniti. Molte di queste case avevano un elemento nuovo: un garage o uno scantinato che sono subito diventati dei laboratori privilegiati, dei veri e propri spazi sacri per gli uomini di famiglia. Nel 1934 il sogno di molti americani di essere proprietari di una casa diventa realtà con l’approvazione della legge che garantisce i mutui a tutti coloro vogliono comprarla. In più c’è una serie di mutui aggiuntivi con lo scopo della modernizzazione della casa: l’installazione dell’impianto elettrico in cucina, del sistema del riscaldamento centrale, ecc.
I progetti a casa si affermano come dei passatempi preferiti degli americani dopo che il weekend diventa più lungo. Di conseguenza c’è il boom del settore specializzato che fornisce vari strumenti con delle istruzioni per l’uso facili; si costruiscono le verande, le piscine, si scrivono gli articoli dedicati alla famiglia fai da te e l’intero paese, come si sente dire in un documentario in bianco e nero alla mostra washingtoniana, “è felice di aver finalmente trovato un modo utile per passare il tempo libero “.
Nelle sale del’esposizione si può curiosare tra i vecchi strumenti, cercando di indovinare i loro nomi, o si può aggiornare sugli strumenti appena lanciati sul mercato dalla sempre più attiva industria con il fatturato da capogiro (al giorno d’oggi la catena Home Depot è il simbolo dell’America per chi ci vive come lo è McDonalds per quelli che non ci sono mai stati); i nostalgici possono guardare vari documentari, pubblicità o i show televisivi e gli amanti dei passatempi attivi possono rimboccarsi le maniche nel vero e proprio garage messo a loro disposizione.
Nel 1968 l’articolo del Popular science assicurava i suoi lettori: “Certo che vi potete permettere la casa dei vostri sogni! Dovete semplicemente costruirvela da soli “. E non si tratta dell’ironia, bensì del credere fermamente in se stessi, in uno dei princìpi-base della mentalità americana: DIY.

irina (h)argan


Do It Yourself: Home Improvement in 20th Century America
Ottobre 19, 2002-Agosto 12, 2003
National Building Museum
401 F Street NW
Washington D.C.
www.nbm.org
202.272.2448
Lunedì-Sabato: 10-5
Domenica: 11-5
Ingresso gratuito


[exibart]

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  • da molto tempo ('77) il DIY è diventato anche uno dei principi fondamentali del punk, quello vero però, quello che ancora oggi come ieri spinge i ragazzi a fare della musica la propria vita solo x il puro piacere di divertirsi x il puro piacere di una musica libera da intenti di lucro.

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