Il gallerista Bischofberger ritorna prepotente sulla scena zurighese, dedicandosi, come al solito, a quegli artisti apprezzati e incoraggiati fin dal principio della loro carriera. Questa volta tocca a Julian Schnabel, altro nome di punta della sua scuderia. L’artista newyorkese divenne molto noto negli anni ‘80; meno modaiolo del suo amico Basquiat, fu apprezzato subito dal gallerista svizzero, che insieme al suo amico Andy Warhol si dedicava ai quei giovani talenti, freschi e selvaggi. La sua formazione, più classica rispetto ai coetanei della Grande Mela, lo colloca fin dal principio in una
In mostra oggi una serie di lavori giovanili, datati tra il ‘76 e l’80, appartenenti alla collezione privata di Bischofberger; grazie a quei primi, originali lavori Schnabel si conquistò la stima di Bruno, che lo portò in galleria già a partire dal 1980-81. Bischofberger li tira fuori adesso, quasi per rivivere e far rivivere quello che provò lui, quando si recò a New York per vedere il lavoro di un ragazzotto texano appena laureato in fine arts.
La matrice simbolica si sposa con l’impostazione Abstract Painting: grosse tele in cui i tratti corposi si mescolano ai segni sottili, il frammento fotografico si affianca al graffio denso del pastello, la precisa stesura si alterna al dripping di vernice da una paletta dai colori caldi e solari. Fu la vera rottura con il decennio dell’arte concettuale e minimale. Compaiono già le opere dedicate ai suoi amici (da Gianni Versace a Warhol) come Paintings for the salvation of Ross Bleckner’s leg (1979), un’abitudine ancora viva e rivelatrice della vanità di un certo milieu. La trasversalità dell’opera di Schnabel lo colloca perfettamente in ambienti più intellettuali così come tra i graffitari metropolitani.
fabio antonio capitanio
mostra vista il 4 ottobre 2004
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