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fino al 23.XII.2004 | Turner Prize 2004 Exhibition | Londra, Tate Britain

di - 22 Novembre 2004

Il rito britannico del Turner Prize giunge alla sua fase cruciale. Inaugurata la mostra dei quattro finalisti, presso la Tate Modern di Londra, si attende la proclamazione del vincitore. A dicembre, in diretta su Channel 4, come da copione.
Una selezione, quest’anno, dal taglio marcatamente sociale, in cui approccio antropologico, indagine sul campo, impegno politico, attualità e prospettiva storica s’intrecciano con efficacia, offrendo angolazioni differenti ma contigue.
Raffinato ed intrigante il lavoro di Jeremy Deller, candidato per Memory Bucket, (‘03), video-documentazione di un viaggio attraverso il Texas. Accostando interviste fatte a gente comune e documenti televisivi d’archivio, Deller stabilisce un eloquente disequilibrio tra il volto mediatico del paese e quello emerso dai racconti in prima persona. Una lunga pausa contemplativa – la camera che indugia su stormi di pipistrelli in volo – chiude questo intenso archive footage.
In mostra anche Five Memorial (‘04) documentazione fotografica di opere pubbliche, commissionate dall’artista per commemorare personaggi della storia britannica recente (il manager dei Beatles, morto per overdose, un minatore ucciso durante uno sciopero, in uno scontro con la polizia, un uomo investito da un automobilista ubriaco…).

I video-ritratti di Kultug Ataman, sparsi disordinatamente nella stanza, confondono, nel buio, volti e voci dei protagonisti intervistati: Twelve (‘03) è un reportage antropologico condotto all’interno di una comunità turca che crede nella reincarnazione. E’ solo chi ha subito una morte violenta o precoce a ricordare la propria vita passata. La memoria, per un popolo costretto a convivere con guerre e persecuzioni, diventa accettazione estrema, sutura psicologica e culturale che rassicura sulla possibilità di una nuova esistenza, oltre la morte e la contingenza del dolore.
Coraggioso e rigorosissimo il progetto di Langlands & Bell, commissionato dall’Imperal War Museum di Londra. La coppia di artisti, inviata per due settimane in Afghanistan, ha indagato la complessa condizione post-bellica del paese. Da qui il lavoro sulla miriade di ONG operative sul territorio: i loghi delle organizzazioni non governative – sulla cui attività e indipendenza politica si pongono non pochi interrogativi – diventano pattern asettici usati come trama decorativa in una serie di bandiere o come sfondi in dissolvenza nelle fotografie di paesaggi afgani. Il lavoro principale, The House of Osama bin Laden (‘03), è la ricostruzione digitale del rifugio di bin Laden. I due artisti hanno esplorato e filmato ogni angolo del luogo, trasformando il materiale raccolto in un’animazione virtuale interattiva. Un ambiente desolato e alieno, da spiare dietro la consolle.

Gerarchie di classe, razzismo, dinamiche e contraddizioni postcoloniali. Il linguaggio teatrale e decadente di Yinka Shonibare affonda nella storia per gettare uno sguardo sul presente e i suoi meccanismi di potere. Una messa in scena ironica e spettacolare, che lascia emergere disuguaglianze e sbilanciamenti di forze. Il nuovo lavoro, Un ballo in maschera (‘04), è un video pensato come una coreografia contemporanea, in cui l’azione –silenziosa e circolare- si dispiega tutta nella danza, ispirata ai balli di corte settecenteschi. Una compagnia di nobili – le vesti d’epoca in stile europeo, realizzate con tessuti africani – interpreta, in un teatro rococò, l’episodio della morte di Re Gustavo III di Svezia, ucciso da un colpo di pistola durante un ballo mascherato, nel 1792. Agguati, giochi di potere, tecniche di seduzione, cortocircuiti temporali e concettuali. In una favola simbolica e visionaria.

helga marsala


Turner Prize 2004 Exhibition
Londra, Tate Britain
Millbank
London SW1P 4RG
tel +44 20 7887 8888 (dal lunedì al venerdì, 9.45/17.50)
orari: tutti i giorni, 10.00/17.40
tickets: £4.50



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