Dopo aver letteralmente goduto della pittura visionaria di un campione dell’arte giapponese, Tadanori Yokoo, che al pianterreno della Fondazione presenta anche un’immensa installazione con centinaia di cartoline e una tela che ritraggono cascate, la fotografia di Jürgen Teller (Bubenreuth, 1964) funge da contraltare da vari punti di vista: il mezzo usato, le sovraesposizioni che rimandano a un mondo più soft, il rivolgersi a un ambiente familiare. Un tono sommesso che non ci si aspetterebbe, conoscendo l’opera di Teller e vedendo l’immagine che pubblicizza la mostra (l’ironica Mother and Crocodile, 2002).
Sono due le serie di questa prima grande mostra che il tedesco propone in Francia. In una sala, Nürnberg, nell’altra la recente Ed in Japan. Una scelta che evidenzia la particolare inflessione che Teller, insieme ad altri nomi ormai piuttosto noti, ha saputo impartire alla cosiddetta fotografia di moda. In sostanza, un ritorno alla “naturalezza” e all’imperfezione, dopo l’ubriacatura dei patinati anni ’80. In ciò i francesi possono certamente vantare l’eredità di un Doisneau (dove però il tasso di artifizio è assai evidente), ma in più di uno scatto –specie nei nudi o nel gusto per gli atti quotidiani solitamente riservati alla sfera strettamente privata- si rintraccia anche e soprattutto la lezione di Nan Goldin.
Nella serie di Norimberga siamo di fronte a dittici che giustappongono la città cantata dall’estetica nazista di Leni Riefensthal a scene da focolare domestico scattate nel comune poco distante, del quale è originario Teller. Ontogenesi
Ancora famiglia nella serie realizzata nel dicembre scorso in Giappone. E ancora il gusto per il dittico, che in questo caso si rivolge per metà alla tradizione illustrativa orientale. Dominano le distese innevate e i fiocchi in piena luce, e d’altro canto il piccolo Ed febbricitante o addormentato contro il corpo della madre, raggiante di fronte a un distributore di giochi per PlayStation o interdetto alla vista di un enorme boccale di birra. Anche in questo caso, almeno un’immagine iconica: un vaso che contiene un ramo minimale, una stampa che richiama la realtà naturale e il vasetto con l’omogeneizzato, naturalmente con cucchiaino giapponese.
Ma insomma, il caustico Jürgen si è totalmente sciolto nel sentimentalismo? Pare rispondere con uno scatto che lo ritrae nudo, accovacciato nella neve… mentre fa i suoi bisogni en plein air!
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