Categorie: around

fino al 30.XI.2003 | Insomnia – Landscapes of the Night | Washington, Museum of Women in the Arts

di - 10 Aprile 2003

I motivi che hanno portato le artiste allo stato insonne sono diversi. A partire dal meno drammatico di tutti: avere a che fare con un neonato che grida, sensazione comune a tutte le madri giovani a cui dà voce Kate Kern nel suo Jump Shout Doubt. Migiwa Orimo, nata in Giappone e poi trasferitasi in America, vorrebbe “rinascere”, reinventando il proprio “io”: durante le notti insonni cerca un equilibrio delicato tra le due culture, processo documentato dal suo quadro When the moon is red. Untitled, from Dead Colombian Scroll Series, di Clara Garcia McLean rappresenta un corpo decapitato, un’immagine che non ha lasciato dormire la pittrice per più di una settimana. The Mermaid’s Proof di Barbara Leventhal-Stern è una riflessione sull’Olocausto, mentre le foto di Terry Braunstein Alone e Nuclear Summer I, originariamente esposte nel 1986 durante la guerra fredda, si rivelano significativi un’altra volta in questa primavera di guerra.
Una donna su un letto in una foresta è la protagonista dell’opera di Claire Owen In this story no one dies. L’ambientazione del quadro fa venire in mente tante fiabe dei fratelli Grimm o di Anderson. Ma la vita vera non è un. Susan Due Percy nel No ears to hear piange la perdita di un suo amico; Mirella Bentivoglio con Cercare la chiave nel sogno e Elisabetta Gut con Volo-Volume danno l’immagine della sofferenza a causa della morte dei loro mariti. L’installazione di Molly Van Nice Walkings è fatta dei piccoli pezzi di carta accuratamente datati: 3:16, 3:17, 3:18, ecc. Si tratta di mettere per iscritto i pensieri che la tormentavano alle 3 di notte, tra cui spicca il ricordo del momento preciso in cui le fu comunicato di avere un cancro.
La mostra vanta 5 disegni di Louise Bourgeois che non sono stati inclusi nel libro di Marie-Laure Bernadac Louise Bourgeois: The Insomnia Drawings (2001). Bourgeois, oggi novantunenne, è una “veterana dell’insonnia” che aveva creato 220 immagini dell’insonnia tra novembre del ’94 e giugno del ’95. Aveva confessato che per lei dormire vuol dire trovarsi in paradiso. Ma è uno stato che lei non riesce mai a raggiungere. Genie Shenk può dirsi più fortunata: qualche volta riesce ad addormentarsi. I suoi sogni raccolti in Dream Journa rivelano i meccanismi della sua creatività artistica.
Il pezzo centrale della mostra è indubbiamente l’installazione di Bonnie Lee Holland Bedroom III. In questo caso non si tratta di una testimonianza della sofferenza o di un diario di una notte insonne, ma piuttosto di un invito ad una riflessione filosofica a proposito dei sogni e dell’amore “al femminile”. Il letto vuoto simboleggia il desiderio di una donna (spesso impostale dalla pubblicità) di apparire sempre giovane, bella, felice e… sposata. Le letture di questa donna sono influenzate dalla necessità di trovare un partner: i libri appesi sopra il letto sono i romanzi rosa e i libri delle ricette, mentre sul tavolino accanto al letto (appoggiato anch’esso su una pila di romanzi rosa) troviamo un gioco (o un piano di battaglia?) su come scegliere o conquistare l’uomo giusto.

irina (h)argan
mostra visitata il 1 aprile 2003


Catalogo mostra: Insomnia: Landscapes of the Night di Krystyna Wasserman.
National Museum of Women in the Arts
1250 New York Ave., NW, Washington DC
Orario di apertura: Lunedi-Sabato 10-5, Domenica 12-5
Ingresso: 5$ adulti, 3$ studenti.
www.nmwa.org


[exibart]

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