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fino al 31.XII.2002 | Ten Years – Tracey Emin | Amsterdam, Stedelijk Museum

di - 25 Novembre 2002

Tracey Emin, colpisce ed emoziona senza mai imbarazzare. Protagonista della sua ricerca è la sua stessa vita, cosí com’è, senza filtri né segreti. Allo spettatore vengono affidate le confidenze e gli sfoghi degli ultimi 10 anni, un “caro diario” pubblico testimone di un torbido passato. Stuprata a 13 anni, picchiata e maltrattata fin da piccola, Tracey denuncia questo orrore platealmente, senza timore, servendosi di enormi ricami colorati, video, neon ed installazioni. “Happy as an adolescent- I wish“, le sue parole esprimono il desiderio di ritessere la sua vita attraverso il gesto intimo e ipnotizzante del ricamo.
Tracey racconta sé stessa nel modo più semplice e diretto, con espressioni a volte mediate, come le coperte ed i ricami, a volte immediate come le foto dell’infanzia o il calco della dentatura. E’ questa semplicità che scuote e colpisce. Alla crudezza delle sue opere si unisce una delicatezza ed un’ intimità profonda, di chi vuole dimenticare. Nell'”Esattore“, 2000, l’artista mette in immagini il conflitto eterno della dualità dell’io, uno scontro tra la Tracey-forte, con chiodo e sigaretta, e la Tracey-debole , raccolta nella sua vestaglia. Il video è installato in una cabina in legno dall’evidente aspetto di un confessionale.
L’artista soffre di questa dicotomia, è annichilita dal fragore dello scontro e rimane desolata davanti ai suoi interrogativi (il neon di “Is anal sex legal?“, 1994). Da quì scaturisce un fuga nel rifugio dell’arte: nel 1997 Tracey si confina nuda per tre giorni in una galleria dove vive e lavora accumulando bottiglie, lattine, fogli e scritte disconnessi, panni appesi e tele incomplete dove le frasi sono scritte, cancellate e sovrascritte. La sua tana é congelata in “Exorcism of the last painting I ever made” ed esposta allo Stedelijk.
La mostra è un vero e proprio passaggio tra le macerie di una vita. Senza preamboli si entra nel mondo più intimo di Tracey: uno scioccante aborto raccontato dalle pagine del suo diario e dalle suppellettili del bimbo perduto. La storia continua con “Why I never became a dancer“, 1995, racconto di un drammatico episodio della sua adolescenza sulle immagini di un’innocente gita a cavallo per le spiagge della sua città.
Il viaggio-esposizione entra nel vivo: “There’s a lot of money in chairs“, 1994, “Sometimes the dress is more worth than money“, 1997, ed infine “Everyone I ever slept with 1963-1995” lavoro-simbolo dell’artista inglese in cui la parte più intima del suo cuore prende la forma di una tenda, dove i nomi delle persone con le quali ha dormito durante I suoi primi 32 anni, sono ricamati sulla fodera interna, cuciti nella memoria accompagnati da colori, forme e commenti sussurrati da minuscoli caratteri.
Una serie di monoprint del 1997 fa da cornice. Messaggi ad interlocutori estemporanei e pensieri a voce alta si avvicendano in libertá. Notevole per esplicità e drammaticità è l’installazione “A beautiful place to live“. La bella casetta sull’albero custodisce un segreto, da un forellino si sbircia su di un bel campo di grano, lentamente le piante si aprono e spunta una viscida figura maschile semi nuda che avanza lento ma imperentorio fino a soffocare la visuale.
Tracey Emin aggiunge un nuovo e personale significato all’arte. Delude le ristrette aspettative del “visitatore”, impedisce l’indifferenza e ci si ritrova coinvolti e sconvolti nel profondo.
Tracey non si nasconde dietro le opere, lei invade la scena scaricandoci addosso i detriti di un’adolescenza rubata.

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’Ten Years – Tracey Emin’, Stedelijk Museum, Paulus Potterstraat 13, 1071 CX Amsterdam, The Netherlands,
tel. +31 (0)20 573 2911
http://www.stedelijk.nl/eng/index.html
Costo del biglietto 6 Euro
catalogo Stedelijk Museum Cahier, curato da Rudi Fuchs, 14 Euro Olandese/Inglese
tutti i giorni dalle 11 alle 17
Il museo dispone di una piccola libreria, una biblioteca ed un café-ristorante


[exibart]

Visualizza commenti

  • Tracey Emin che e' stata una notorieta', soprattutto famosa per il suo LETTO SFATTO esibito alla TATE GALLERY di Londra per il Turner prize qualche anno fa.
    In questa pagina di Exibart e' lodevole che se ne parli, questa artista ha infatti provocato in modo alquanto oltraggioso il pubblico inglese con il suo modo di fare arte.
    La Emin esibendo il suo vissuto in pubblico credo che abbia non solo cercato amore e attenzione per se stessa, ma anche tentato di dissacrare quelle regole e quei pregiudizi che esistono nell'etica di comportamento tra la vita pubblica e quella privata.

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