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Fino al 4.VIII.2002 | Claude Monet e l’astrazione – fino all’impressionismo digitale | Basilea, Fondation Beyeler

di - 23 Maggio 2002

Con quaranta capolavori in mostra provenienti da diverse collezioni europee, Monet è la figura centrale di questa mostra che gli attribuisce un ruolo essenziale nel passaggio dell’arte dal figurativo all’astratto.Si comincia con le cattedrali di Rouen (1893) ed i Covoni di Fieno, soggetti che, ripetuti serialmente, perdono la loro referenzialità e diventano pretesti per uno studio sul colore e sulla capacità della pittura di ricreare effetti di luce e di prospettiva. Si passa poi alle ninfee (1916-19), alle diverse edizioni del Ponte Giapponese (1918-24), dove il richiamo figurativo si perde sempre di più e la dimensione superficiale, materica del colore sulla tela assume sempre più importanza. Dalle macro-tele delle ninfee dell’Orangerie alle colate di colore fluido su ampie tele di Jackson Pollock (Untitledv, 1949), alle isole di colore brillante che non completano la tela di Sam Francis (Around the world, 1959), il passo è breve: la pittura sconfina dagli spazi ristretti della tela per investire di colore anche lo spazio dello spettatore. Altri grandi artisti presentati, tra gli altri, sono Klein, Kiefer e Richter, per aver sviluppato all’estremo l’idea della matericità della pittura e per averla fatta emergere oltre i limiti della superficie del quadro.
La seconda filiazione di Monet nel contemporaneo è considerata l’arte-video, ribattezzata per l’occasione impressionismo digitale. Mediatore di questa influenza è Ryman, che con la sua pittura analitica apre le porte alla scomposizione dell’immagine in pixel tipica del video: Shigeko Kubota (window snow, 1976) riproduce su uno schermo il tenue luccichio della neve; Nam June Paik (magnet tv, 1965) trasferisce sullo schermo televisivo i giochi di Monet sulla superficie del quadro; Pipilotti Rist, con i suoi errori/cadute (1988) alterna la propria immagine che cade ripetutamente ad astratte interferenze visive; Angela Bulloch (Still from Z Point, 2001) ingrandisce i pixel di un frammento di Zabriskie Point, che diventa una parete di schermi monocromi ed intermittenti, su cui si innesta il suono di un pezzo psichedelico dei Pink Floyd. Apice lirico della mostra un’installazione video, Sip my Ocean (1996), sempre di Pipilotti, a cui ci conducono le note di una versione riveduta e corretta di Wicked Game di Chris Isaac (cantata da due voci femminili, una delle quali, stridula ed urlata, stride con l’altra, soffice e melodiosa): oggetti e corpi nel mare visti in una doppia proiezione speculare, dentro una piccola stanza azzurra.

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Fondazione Beyeler, Basilea

Valeria Burgio


Beyeler Fondation, Baselstrasse 101, CH-4125 Riehen / Basel
Orario:tutti i giorni ore 9.00/20.00
Biglietto: intero 16 CHF (lunedì-venerdì), 20 CHF (sabato-domenica); ridotto 14 CHF o 18 CHF
Informazioni per il pubblico: tel. +41 (0)61 645 97 00; Fax +41 (0)61 645 97 19;
Catalogo presente in mostra, edito da Prestel in Tedesco ed Inglese

Elenco completo degli autori presenti in mostra:
Claude Monet and modernism Jean Bazaine – Pierre Bonnard – Alexander Calder – Jean Dubuffet – Sam Francis – Gotthard Graubner – Jasper Johns – Ellsworth Kelly – Anselm Kiefer – Yves Klein – Willem de Kooning – Roy Lichtenstein – Morris Louis – Joseph Marioni – Joan Mitchell – Ernst Wilhelm Nay – Barnett Newman – Jackson Pollock – Gerhard Richter – Jean-Paul Riopelle – Mark Rothko – Nicolas de Staël – Clyfford Still – Antoni Tàpies – Mark Tobey – Cy Twombly – Andy Warhol – Wols

Digital Impressionism: Sabina Baumann – Jeremy Blake – Angela Bulloch – Shigeko Kubota – Norbert Meissner – Nam June Paik – Pipilotti Rist – Robert Ryman – Adrian Schiess – Keith Sonnier – Annelies Štrba – Diana Thater – Woody Vasulka

Installation in the Monet Room: Olafur Eliasson “Your spiral view”, 2002


[exibart]

Visualizza commenti

  • Oscar -Claude Monet con " Il ponte delle ninfee "(1919 circa) Parigi -Musèe Marmottan e "Ninfee" tela di grandi dimensioni non datata, Parigi- Musèe Marmottan, mostra quanto si sia spinto in avanti sulla strada che conduce ad una pittura "informale", creazioni che vanno al di là dei canoni dell'impressionismo.
    Sulla base di opere come queste, e in generale dei dipinti ritrovati dopo la morte del pittore nell'atelier di Giverny ed ora esposti al Marmottan, la critica ha riconosciuto Monet come profeta involontario della generazione del dopoguerra.
    Molto bello "Rue Montorgueil imbandierata " (1878). Rouen, Musèe des Beaux - Art.

  • mostra molto interessante! L'articolo rende benissimo l'idea della sua "trasversalità".

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