Il corpo come luogo della trasgressione, come esplorazione e conoscenza. Il corpo come pretesto per svelare un universo torbido e perverso, in una combinazione tra eccessi glamour e kitsch. Sono le immagini di Erwin Olaf (Hilversum, 1959) dove tutto ambisce ad una visione artificiale della realtà. Icone da set cinematografico, immortalate con una purezza esasperata che ne rivela ogni piccolo dettaglio, i protagonisti sono immersi in atmosfere surreali e calati in atteggiamenti inquietanti e controversi, tra cliché pubblicitari e citazioni cinematografiche.
Ad accogliere lo spettatore nella piccola sala d’ingresso è la videoinstallazione Rouge: quattro fotografie di grande formato ed un video dove ha abbandonato la natura statica delle riprese per sperimentare contemporaneamente il movimento di soggetto e camera, come suggerisce il titolo della mostra. Giovani efebici, mascherati al limite del fetish, indossano corsetti lucidi, lustrini e tacchi a spillo
Se in Rouge è palese la citazione ad Arancia meccanica, in Rain non può sfuggire il riferimento al Fascino discreto della borghesia. Riuniti attorno ad una tavola imbandita, in ambiente claustrofobico, congelato dal tempo, dove l’unica presenza sembra essere la pioggia che s’infrange sui vetri, i commensali, rigorosamente silenziosi, attendono un pasto che non consumeranno mai. Alla feroce satira di una classe sociale e dei suoi riti succede il secondo video della trascorsa produzione, Separation: qui l’artista affonda il coltello nella piaga dell’incomunicabilità e dell’isolamento.
Nella saletta attigua Annoyed, una sperimentazione magistralmente riuscita che nasce da tre proiezioni simultanee. Una su ogni lato racconta distintamente le diverse reazioni di tre personaggi infastiditi dal caos e dalla musica che provengono dal vicino d’appartamento. Un rude uomo tatuato impugna una scopa, mentre un’anziana signora
E’ ancora lo scorrere dell’acqua a fare da protagonista nell’ultimo video intitolato Wet. In un’atmosfera carica di tensione ed erotismo, una matura signora con gesti lenti arriva a sfiorare il corpo scultoreo di un giovane sotto la doccia. Ma tra il respiro di lei e lo scosciare dell’acqua la mano si arresta all’improvviso. Non lo toccherà mai. Erwin Olaf s’insinua nei meandri dell’ambiguità, sorprendendo ma non svelando fino in fondo, sviscerando dimensioni estranee alla realtà ma al contempo ancora riconoscibili. Un universo di visioni che atterrisce e attrae nella sua esasperazione, diversità e follia.
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