“La parola prima di convertirsi in un insieme di segni astratti, fu un’immagine plastica, un ideogramma. La parola spinta dal pensiero ha dovuto prendere forma, così come il verbo si è fatto carne per salvare l’umanità”. Così scrive l’artista catalano Antoni Tàpies (Barcellona, 1923) in un suo articolo intitolato “Materializzazione della poesia”, fenomeno costante nelle opere dell’ artista catalano che definisce i suoi lavori come delle poesie visuali che occupano un territorio a metà tra arte e letteratura.
Il libro d’artista non è solo un mezzo per esplorare la relazione tra immagine e parola, esso rappresenta una
Tàpies racconta come le edizioni da bibliofili si rapportino per lui direttamente con il desiderio di creare oggetti magici, autentici talismani che producano effetto sullo spettatore.
La lunga tradizione del libro illustrato in occidente è ben conosciuta da Tàpies, la passione per l’illustrazione e per i libri pregiati è tuttavia ciò che, fin dalle prime opere, egli rifiuta. Ne El pa a la barca (1963), realizzato in collaborazione con l’amico poeta catalano Joan Brossa, possiamo vedere come le litografie e i collages di Tàpies si presentino in aperto contrasto con la tradizione del libro illustrato e dell’edizione di lusso. Qui troviamo una pagina strappata, un ritaglio di giornale rotto e macchiato, un pezzo di una busta, macchie d’inchiostro, carta stracciata.
La mostra propone un percorso completo nella produzione dei libri dell’artista; dalle prime esperienze degli anni sessanta in collaborazione con Brossa, fino alle ultime pubblicazioni dell’inizio degli anni novanta.
Molteplici e diversissime sono le esperienze “libresche” dell’artista, ma ciò che rimane costante nella produzione
La lettera, la croce, la parola incarnata, il logos, sono le coordinate di una profonda riflessione del rapporto tra parola e forma, tra immagine e scrittura.
mara sartore
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