Categorie: Arte antica

Beato Angelico e Bartholomeus Spranger: ai Musei Reali di Torino due Giudizi Universali a confronto

di - 2 Marzo 2026

I Musei Reali presentano un confronto diretto tra lo straordinario Giudizio Universale di Beato Angelico (Vicchio di Mugello, 1395 – Roma 1455) e la versione del pittore Bartholomeus Spranger (Anversa, 1546 – Praga, 1611). Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi universali a confronto è ospitata nello “Spazio Scoperte” della Galleria Sabauda di Torino, dal 6 febbraio al 3 maggio 2026. La mostra si tiene in occasione del rientro ai Musei Reali della tavola di Beato Angelico, la Madonna dell’umiltà (1395-1445 circa), concessa in prestito alla mostra Beato Angelico di Palazzo Strozzi e Museo di San Marco. Presenta inoltre due tavolette raffiguranti Angeli (1430 circa), parte delle collezioni sabaude dall’Ottocento.

“Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto”. Musei Reali di Torino; installation view; credits Andrea Guermani per i Musei Reali di Torino

Il Giudizio Universale di Fra Giovanni da Fiesole, conosciuto soprattutto come Beato Angelico, è una straordinaria pala d’altare realizzata con la tecnica della tempera e oro su tavola datata tra il 1425 e il 1428. L’opera, custodita dal Museo di San Marco di Firenze, è stata concessa temporaneamente ai Musei Reali di Torino dalla Direzione regionale Musei nazionali Toscana. La pala, caratterizzata da una particolare forma trilobata, potrebbe essere stata inizialmente pensata per la chiesa fiorentina di Santa Maria degli Angeli, per una sovrapporta o per un’area cimiteriale del convento.

La tavola, giunta a noi in ottime condizioni, è caratterizzata da una composizione equilibrata, costruita in maniera speculare in una struttura tripartita, studiata nei minimi dettagli. Il colore predominante è l’azzurro del cielo, che sormonta le anime terrene suddivise nel rigoglioso verde dell’Eden e le viscere della terra sterile. L’uso del colore è abile, lo studio della luce fondamentale. Il Giudizio Universale di Beato Angelico è un tripudio di figure in movimento, volte a rappresentare la netta contrapposizione tra il Paradiso e l’Inferno. Al centro del dipinto domina il giudice divino, circondato da un esercito di angeli, un’assemblea di santi e dalla Madre. Nel livello terreno una doppia fila di sepolcri separa i beati dai dannati, in attesa del fatidico verdetto.

Beato Angelico (Guido di Piero, poi Fra Giovanni da Fiesole; Vicchio di Mugello 1395 circa – Roma 1455) Madonna dell’Umiltà, 1449 – 1450 circa Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda, inv. 3

Il Paradiso è un giardino rigoglioso adornato dai frutti di un melograno e una sacra palma, simbolo del cristianesimo. Armonia e leggerezza dominano la delicata composizione dall’equilibrio perfetto. Beato Angelico ritrae una danza silenziosa di angeli, pronti a guidare i beati verso la Gerusalemme celeste. L’oro è ovunque, come una nota che suona sacra, commenta Bartholomeus Spranger, in una lettera a Beato Angelico, ed è proprio così, la tavola brilla di luce dorata.

Alla destra del sacro sepolcro della Vergine Maria una folla scalmanata di re, cardinali, guerrieri e frati dannati dai drappeggi colorati sono in preda al disordine, in preda ai demoni che risalgono dalle viscere dell’inferno per ghermire le loro anime. Nella grotta infernale Lucifero è rappresentato da Beato Angelico come un grosso animale antropomorfo dal pelo scuro, con le tre bocche dantesche colme di peccatori. I peccatori, suddivisi in avari, iracondi, superbi, lussuriosi, golosi e invidiosi, sono il ritratto della dannazione eterna.

“Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto”. Musei Reali di Torino; installation view; credits Andrea Guermani per i Musei Reali di Torino

Nella sala espositiva, la tela di Beato Angelico è messa a confronto con il Giudizio Universale di Bartholomeus Spranger, eseguito a Roma intorno al 1571, in seguito alla commissione di Papa Pio V per il convento domenicano di Santa Croce di Bosco Marengo (AL), paese natale del Papa italiano. L’opera di grandi dimensioni è stata realizzata con la tecnica dell’olio su rame. La composizione segue la stessa struttura iconografica e decorativa del Beato Angelico, anche se il pittore fiammingo è stato indubbiamente attento alle prescrizioni della Controrifoma del periodo.

La costruzione di Spranger ha un ordine più naturale, meno rigoroso, in un esercizio di maniera che ricorda quello di Michelangelo, Raffaello e del Parmigianino. Il dipinto è diviso in due livelli, quello celeste dominato dall’azzurro e dal blu ultramarino, in cui Cristo è circondato dagli angeli e dai santi, e da quello della vita terrestre. Le anime in giudizio, pur essendo schierate tra giusti e dannati, mantengono un aspetto profondamente umano. Se da una parte sono placate dalla serenità della pace eterna, dall’altra sembrano sprofondare nel grembo viscerale della terra, intente a difendersi dai demoni. L’inferno è rappresentato da Spranger in una nicchia, al margine destro dell’opera. Lucifero si trova al vertice della composizione infernale e ai suoi piedi, un esercito di anime in dannazione, con la carne nuda, sembra reclamare i propri: “A Roma non dispiacerà” afferma in modo provocativo Spranger, nella lettera al Beato Angelico.

“Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto”. Musei Reali di Torino; installation view; credits Andrea Guermani per i Musei Reali di Torino

Sia l’inferno di Beato Angelico che quello di Bartholomeus Spranger sono cupi, grotteschi, mostruosi. Ma è Spranger che, ispirandosi alle rappresentazioni di Hieronymus Bosch (1450 circa-1516), pittore del demoniaco e dell’inferno per eccellenza, e alle drolerie medievali realizzate ai margini dei manoscritti miniati, dà libera interpretazione ad un grembo viscerale di mostri elaborati. Spranger dà forma ai difetti e alle debolezze dell’umanità, raffigurando la dannata perdizione con la sua fervida creatività e ricchezza di dettagli.

Se il Paradiso è il luogo di luce, ordine e pura bellezza, l’inferno non può che cedere all’immaginazione libera da ogni pregiudizio e dai vincoli dell’iconografia dei santi. Spranger, nella lettera al Beato Angelico, chiede infatti di non essere giudicato. Il loro dialogo è stato evocato con un testo di Alessandro Uccelli in un video realizzato da Stefano P. Testa per la B80 film. In questo discorso Spranger cerca di sottolineare in maniera poetica l’adesione al modello di Beato Angelico e le motivazioni delle scelte più personali.

Nella seconda sala sono presenti degli approfondimenti sulla tecnica ad olio utilizzata da Bartholomeus Spranger e l’uso della doratura di Beato Angelico, realizzati in collaborazione con il laboratorio di restauro dei Musei Reali di Torino da Maurizio Aceto (Università degli Studi del Piemonte Orientale), Angelo Agostino (Università degli Studi di Torino), Cristina Fornacelli e Marcello Picollo (CNR-IFAC, Firenze).

“Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi Universali a confronto”. Musei Reali di Torino; installation view; credits Andrea Guermani per i Musei Reali di Torino

La mostra, mettendo a confronto e approfondendo le due grandi opere di Beato Angelico e Bartholomeus Spranger, offre l’occasione di osservare come il tema del Giudizio Finale, uno dei più rappresentati nella storia dell’arte, si sia trasformato dal primo Rinascimento al pieno Manierismo. Pur mantenendo uno schema iconografico sostanzialmente fisso, è evidente la differenza tra la struttura simmetrica e il rigoroso ordine geometrico rinascimentale di Beato Angelico e la maggiore tensione emotiva, insieme alle linee più fluide e naturali, che caratterizzano la composizione manierista di Spranger.

Beato Angelico negli occhi di Bartholomeus Spranger. Giudizi universali a confronto è un’occasione unica per immergersi nel dialogo tra queste due straordinarie opere, appartenenti a epoche e stili artistici profondamente diversi.

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