Daniele da Volterra, Ritratto di Michelangelo, 1544 ca., (Particolare), olio su tela, New York, Metropolitan Museum of Art
Una stanza segreta, un inventario lacunoso, un cubicolo segreto e la dispersione di un vero tesoro – composto da bozzetti, cartoni, cere, disegni, sanguigne, sculture, libri – ancora tutta da ricostruire: è quanto emerge da una ricerca annunciata da Il Messaggero, che ha dato notizia dello studio condotto dalla ricercatrice Valentina Salerno sugli ultimi giorni di Michelangelo Buonarroti e sulla misteriosa scomparsa delle opere custodite nella sua casa romana.
Lo studio, intitolato Michelangelo: gli ultimi giorni, è il risultato di quasi nove anni di indagini tra archivi italiani ed europei, portate avanti con il supporto dell’Ordine dei Canonici Regolari Lateranensi del SS. Salvatore e del docente e critico letterario Michele Rak. La ricercatrice ha analizzato una vasta mole di documenti, in parte inediti, relativi alla fase conclusiva della vita dell’artista e alla gestione della sua eredità artistica e spirituale.
Michelangelo morì a Roma il 18 febbraio 1564, quasi ottantanovenne, nella sua modesta abitazione presso piazza Macel de’ Corvi, nell’area dell’attuale piazza Venezia. Fino a pochi giorni prima lavorava ancora a una versione della Pietà Rondanini. L’inventario redatto il 19 febbraio dal notaio Francesco Tommassino registrò pochi beni: tre statue, alcuni cartoni, qualche disegno. Una discrepanza evidente rispetto alla mole di lavori e oggetti che, secondo le testimonianze, l’artista conservava nella sua residenza studio.
La tradizione, fissata in particolare da Giorgio Vasari, racconta che Michelangelo avrebbe bruciato gran parte dei propri disegni prima di morire. La nuova ricostruzione, invece, suggerisce un’altra ipotesi: non distruzione ma occultamento. Un documento rinvenuto indicherebbe l’esistenza di un “cubicolo” segreto, dove allievi e collaboratori avrebbero trasferito opere e materiali per sottrarli alla dispersione o alle mire di collezionisti e potenti.
«Uno dei documenti ritrovati descrive l’esistenza di una stanza in cui vennero nascosti dei beni dagli allievi di Michelangelo, una stanza segreta che conteneva materiale tanto prezioso da prevedere un sistema di chiavi multiple per la sua apertura. La scoperta di questo documento originale è il vero tesoro, perché ricollega tutta una serie di dati e apre prospettive inedite su Michelangelo stesso», ha spiegato Salerno.
Secondo quanto riportato dal quotidiano romano, lo studio permetterebbe di ricostruire la filiera storica di almeno una ventina di opere finora sconosciute o non attribuite con certezza. Il nodo centrale riguarda il passaggio di consegne dopo la morte del maestro e la frattura tra Roma e Firenze, in un contesto politico e religioso attraversato dalle tensioni della Roma di papa Pio IV e dalle decisioni del Concilio di Trento.
Nel 2025 Valentina Salerno ha pubblicato anche un volume per ragazzi, Virginia e il tesoro perduto di Michelangelo (Edizioni Corsare, illustrazioni di Maria Distefano), che trasforma la vicenda in un racconto avventuroso ambientato tra i luoghi romani legati al maestro. Il libro si inserisce in un percorso di divulgazione parallelo alla ricerca scientifica, riportando l’attenzione sul “tesoro perduto” dell’artista e sulla complessa rete di allievi, amici e testimoni che ne accompagnarono gli ultimi giorni. È inoltre in fase di sviluppo una docu-serie televisiva con Loft Produzioni e altri progetti audiovisivi destinati alla divulgazione dello studio.
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