Categorie: Arte antica

Orazio Gentileschi: la grande retrospettiva ai Musei Reali di Torino

di - 22 Gennaio 2026

Torino è una tappa fondamentale per gli appassionati e gli studiosi dell’arte del Seicento, custodendo molteplici capolavori barocchi realizzati dagli importanti artisti e architetti del secolo per conto dei grandi committenti sabaudi. La mostra dei Musei Reali Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio è dedicata a un pittore che è sempre stato subordinato a maestri come Caravaggio, Rubens e Van Dyck, o dalla stessa figlia Artemisia, ma nonostante ciò si è distinto per una produzione pittorica intensa e apprezzata nelle più importanti corti europee dell’epoca. Le collezioni dei Musei Reali custodiscono tre delle più celebri tele di Orazio Gentileschi (Pisa, 1563 – Londra, 1639) e da queste si è sviluppata la grande retrospettiva a lui dedicata. Oltre trentotto opere, tra cui prestiti da istituzioni internazionali e italiane, e capolavori a Torino inediti sono in mostra fino al 3 maggio 2026.

Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio, Musei Reali di Torino. Installation View

Orazio Gentileschi, forse trascurato dalla travolgente notorietà di sua figlia Artemisia e dalle vicende che l’hanno legata, anche allora dovette trovare la propria dimensione confrontandosi con gli eccelsi pittori seicenteschi. La sua attività prolifica si deve anche alla sua naturale predisposizione intraprendente e itinerante. Gentileschi viaggiò di corte in corte, offrendo i suoi servizi ai più importanti committenti dell’epoca, come Carlo Emanuele I di Savoia, Maria de’ Medici, Filippo IV di Spagna e Carlo I d’Inghilterra. Il progetto espositivo, a cura di Annamaria Bava e Gelsomina Spione, segue le rotte dei suoi viaggi, ricostruendo la sua vita dalla formazione tardo manierista alle influenze naturaliste di Caravaggio, fino al successo delle corti del nord Europa, da cui non farà più ritorno.

Orazio Gentileschi, Mosè salvato dalle acque, 1633. Olio su tela, 242×281 cm. Madrid, Museo Nacional del Prado

Si deve a Roberto Longhi il primo contributo critico nel 1916, dedicato ad Orazio Gentileschi e a sua figlia Artemisia. Grazie allo studioso italiano, Gentileschi viene riconosciuto come uno dei pittori italiani più importanti del primo Seicento. Nonostante la sua fama sia sempre stata all’ombra di un grande pittore come Caravaggio, da cui ha dichiaratamente tratto ispirazione e insegnamento, la pittura di Orazio Gentileschi presenta una particolare cifra stilistica, che lo contraddistingue dai suoi contemporanei. Dalle scelte cromatiche caratterizzate dall’uso sapiente della luce, alle composizioni delle scene, dalle piccole imprecisioni anatomiche alla maestria delle rifiniture dei tessuti dei suoi personaggi, le sue opere rivelano la natura umana del pittore tra sfumature stilistiche, costanza e grandi capolavori.

Orazio Gentileschi, Annunciazione, 1623. Olio su tela, 289×198 cm. Torino, Musei Reali – Galleria Sabauda

La mostra a lui dedicata si può considerare una delle più complete, dopo quella diffusa del 1999 nelle sedi della National Gallery di Londra, del museo di Bellas Artes di Bilbao e del Museo del Prado di Madrid. Nel 2001 è stata presentata una mostra ambiziosa con un consistente numero di opere, esposte in un dialogo con la figlia Artemisia Gentileschi tra il Metropolitan Museum di New York, il Museo di Palazzo Venezia a Roma e il Saint Louis Art Museum. Ma oltre alla mostra nel 2019 nelle Marche, e quella nel 2023 a Roma dedicata all’influenza caravaggesca, il progetto dei Musei Reali si presenta come la prima esposizione monografica che ripercorre in maniera completa la produzione pittorica di Orazio Gentileschi. La retrospettiva è stata resa possibile grazie ad importanti prestiti da collezioni pubbliche e private, italiane e internazionali, come il Louvre di Parigi, il Prado di Madrid, la Pinacoteca Vaticana, il Museo Civico d’arte Antica – Palazzo Madama di Torino, Palazzo Spinola e I Musei di Strada Nuova a Genova, il Museo Civico di Novara, le Collezioni comunali d’arte di Bologna, la Galleria Spada e Palazzo Barberini a Roma, le Gallerie degli Uffizi, la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino e la Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia.

Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio, Musei Reali di Torino. Installation View

Sono molteplici i capolavori che Orazio Gentileschi ha realizzato, come San Michele e il Diavolo (1607-1608), una versione teatrale in cui, attraverso l’uso del chiaroscuro drammatico di Caravaggio, creò una composizione elegante e suggestiva in cui Michele è ritratto in tutta la sua potenza. Nel quadro Il Sacrificio di Isacco (1621-1624), dimostra la sua abilità compositiva in una scena equilibrata e ben dettagliata. Il pathos della provvidenza divina è impresso magistralmente nel viso di Isacco, circondato da uno sfondo tenebroso che si trasforma in un cielo luminoso. Un altro dipinto sublime è Santa Cecilia che suona la spinetta e un angelo (1618-1621), realizzato per un convento francescano di Todi, giunto probabilmente come dote di una monaca. Il quadro rappresentò una sintesi della tecnica consolidata da Gentileschi, tra equilibro, eleganza e cura del dettaglio.

Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio, Musei Reali di Torino. Installation View

L’Annunciazione, eseguita nel 1623 per Carlo Emanuele I di Savoia, è probabilmente l’opera più riuscita del maestro Gentileschi. Appartenente al patrimonio dei Musei Reali, è oggi finalmente inserita in un percorso completo che ricostruisce la vita di Orazio Gentileschi. La pala è stata realizzata con la speranza di essere chiamato al servizio della corte torinese. Purtroppo a Torino non vi erano possibilità lavorative per Gentileschi e fu costretto a partire per il nord. Nel 1633 il pittore pisano, attivo presso la corte londinese, realizzò Mosè Salvato dalle Acque. La tela si contraddistinse per l’armonia e l’equilibrio delle figure che animano la scena, caratterizzate da un’accuratezza di dettagli in una composizione chiara e luminosa. L’opera, inviata nel 1633 come dono a Filippo IV di Spagna, rappresentava il tentativo di ottenere il suo favore per poter far ritorno nel granducato di Toscana. Nonostante ciò, Orazio Gentileschi continuò a lavorare nella corte inglese e morì a Londra nel 1639. Il percorso espositivo si completa con alcuni capolavori di Artemisia Gentileschi e Antoon Van Dick, e con una sala immersiva dotata di proiezioni animate a 360° dedicata ad Orazio Gentileschi, che offre focus, ingrandimenti e dettagli delle sue opere.

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