Sono collocabili nel periodo veneziano di Pietro di Cristoforo Vannucci, detto Perugino, le due tavole raffiguranti il Cristo coronato di spine e la Vergine, oggi esposte a Palazzo Baldeschi a Perugia. È quanto emerge dagli studi e dalle analisi presentati l’11 dicembre a Perugia, nel corso dell’incontro promosso da Fondazione Perugia e Fondazione CariPerugia Arte, dedicato al dittico recentemente acquisito dalla Fondazione. La giornata di studio, articolata tra la Sala delle Colonne e le sale di Palazzo Baldeschi, ha riunito storici dell’arte, studiosi e rappresentanti delle istituzioni culturali per fare il punto sul percorso storico, critico e diagnostico delle due opere, attribuite a Pietro Vannucci e acquistate all’asta Dorotheum di Vienna il 22 ottobre 2024. Sono intervenuti Alcide Casini, Francesco Federico Mancini, Antonio Natali, Gianluca Poldi e Vittoria Garibaldi, offrendo letture complementari di un caso che continua a suscitare attenzione e confronto.
Uno dei nodi centrali emersi riguarda gli influssi della cultura veneziana di fine Quattrocento, in particolare riconducibili alla produzione di Alvise Vivarini. Un passaggio significativo, che contribuisce a illuminare una fase di intensa circolazione di modelli e linguaggi tra area umbra e ambiente lagunare. Si tratta infatti di elementi stilistici che consentono di inserire il dittico nel contesto del soggiorno veneziano del Perugino, documentato negli anni 1494-1495, quando l’artista fu chiamato a intervenire nella decorazione della Sala del Gran Consiglio di Palazzo Ducale.
Accanto alla riflessione storico-artistica, ampio spazio è stato dedicato ai risultati delle indagini diagnostiche promosse dalla Fondazione Perugia. Le analisi hanno restituito una pittura a velature sottili, una craquelure coerente con la tecnica a olio e l’impiego di una tavolozza tradizionale, comprendente vermiglione, biacca, terre naturali e pigmenti a base di rame e carbonio.
Particolarmente rilevante appare il rivestimento in cuoio marrone decorato in oro che ricopre i pannelli, sottilissimi, contribuendo alla loro conservazione nel tempo. Le tavole presentano integrazioni antiche e moderne, un tassello di restauro sulla Vergine e tracce di attività xilofaga oggi stabilizzata.
Nel loro insieme, questi elementi restituiscono la complessa storia materiale di un dittico probabilmente concepito come piccolo altarolo domestico, oltre a rafforzarne il valore documentario.
L’acquisizione delle opere rappresenta un importante atto di tutela e di restituzione pubblica, riportando in Umbria opere che per decenni erano rimaste in collezioni private inglesi e svizzere: si tratta di un percorso di lungo periodo che vede la Fondazione impegnata nella valorizzazione del patrimonio legato alla figura del Perugino, avviato in precedenza con l’acquisizione della Madonna con Bambino e due cherubini nel 1987 e del San Girolamo penitente nel 2017.
Non va trascurato, inoltre, il recente passaggio sul mercato internazionale: le due tavole erano state infatti al centro dell’asta viennese di ottobre dello scorso anno, che aveva visto fissare un nuovo record per il pittore e e riportare il nome di Perugino al centro delle cronache di mercato. Un dato che oggi trova una nuova prospettiva, all’interno di un contesto di studio e di fruizione pubblica.
Con l’esposizione a Palazzo Baldeschi, il dittico si propone come terreno di confronto critico e strumento di approfondimento, contribuendo a rimettere a fuoco una stagione cruciale della produzione di Pietro Vannucci e il suo dialogo con uno dei centri artistici più vitali del Rinascimento.
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