Categorie: Arte antica

“Quella perla non è vera!” e altre curiosità sull’iconica opera di Vermeer

di - 12 Febbraio 2023

Nelle opere di Vermeer si respira ancora la verità o, almeno, qualcosa di molto vicino. Non solo la realtà, il verismo di una situazione caratterizzata, ma la particolare sensazione, sfuggente tra le cose colpite dalla luce o velate dalla penombra, di energie sotterranee e perennemente in corso, pulsanti ancora oggi e probabilmente per sempre con la stessa intensità, in strettissima relazione, anzi, in continuità con tutto ciò che è al di fuori della superficie della rappresentazione. La Stradina di Delft fu realizzata tra il 1657 e il 1658 e, anche oggi, è “veramente” la stradina di Delft. Ma quella perla? Secondo alcuni studi effettuati in occasione dell’ultima, imperdibile mostra dedicata a Vermeer, appena aperta al Rijksmuseum di Amsterdam, l’orecchino sfoggiato in quella che, probabilmente, è l’opera più conosciuta del Maestro fiammingo, sarebbe una pallina di vetro a forma di goccia o di lacrima, non una vera perla.

Il titolo originale del dipinto, che è risalente al 1665-1666 ed è conservato al Mauritshuis di L’Aia, sarebbe “Un ritratto in stile turco”, in riferimento alla pittura di genere “tronien”, in cui i soggetti erano atteggiati in costumi storici o esotici. Quindi si è passati a “Ragazza con il turbante” ed è solo in anni recenti che è stato proposto il cambio con “Ragazza con orecchino di perla”. La decisione fu presa del curatore del Mauritshuis Quentin Buvelot per l’ultima retrospettiva di Vermeer, tenutasi alla National Gallery of Art di Washington e al Mauritshuis tra il 1995 e il 1996. Poi, nel 1999, fu pubblicato il best seller di Tracy Chevalier, “La ragazza con l’orecchino di perla”, al quale, nel 2003, seguì l’omonimo film di Peter Webber, con Colin Firth nel ruolo di Johannes Vermeer e Scarlett Johansson nelle vesti – e negli accessori – della modella Griet.

In realtà, il nome della modella non si conosce, si è ipotizzato che la ragazza ritratta potesse essere la figlia maggiore di Vermeer, Maria, nata intorno al 1655 e che, dunque, all’epoca della realizzazione dell’opera, avrebbe avuto solo una decina d’anni. La verità non si conosce, almeno fino in fondo ma stiamo parlando esattamente di questo confine sottile. Di fatto, nel pensiero collettivo l’opera è diventata “La ragazza con l’orecchino di perla” che in effetti suona più misterioso. E infatti agli storici dell’arte già non convinceva quell’orecchino fin troppo pretenzioso, per una donna abbigliata comunque in vesti decisamente non sfarzose.

Nel catalogo della mostra al Rijksmuseum, che riunisce ben 28 opere di Vermeer – su un totale di circa 35 dipinti finora scoperti o attribuiti – con prestiti da tutto il mondo, il co-curatore Pieter Roelofs sottolinea che una perla di quelle dimensioni sarebbe stata astronomicamente costosa. Nel XVII secolo, le perle provenivano principalmente dallo stretto tra l’India e l’attuale Sri Lanka. Nel 1632, un gioielliere olandese pagò circa 500 sterline, l’equivalente oggi di 100mila sterline, per una grande perla acquistata a Londra per una principessa e che era molto più piccola rispetto a quella ritratta da Vermeer. Secondo Roelofs, «Nell’opera di Vermeer si tratta di imitazioni di perle di vetro, che ai suoi tempi venivano vendute principalmente dai soffiatori di vetro veneziani».

Sempre riferendoci al valore economico – uno dei parametri per definire cioè che vero e ciò che non lo è – il dipinto fu ritrovato nel 1881, quando fu messo all’asta all’Aia dal tal signor Braams e acquistato dal collezionista Arnoldus des Tombe per 2 fiorini più 30 centesimi di commissione, poco più di 1 euro. Fu lo stesso des Tombe a donarlo al Mauritshuis, nel 1903, con un lascito testamentario. Oggi l’opera è talmente importante, considerata uno dei capolavori assoluti della storia dell’arte, che dovrà tornare in anticipo, agli inizi di aprile, al gelosissimo Mauritshuis – che pure l’ha prestata in diverse occasioni, per esempio nel 2014, a Bologna –, ben prima quindi della fine della mostra al Rijksmuseum, che chiuderà il 4 giugno.

Che si tratti di una perla vera o di una imitazione di vetro, l’unica cosa che sembrerebbe essere certa è che a Vermeer, per fissarla per sempre sulla tela, bastarono due pennellate applicate rapidamente.

Articoli recenti

  • Mostre

Il diario visivo di Nina Ćeranić in mostra a Venezia

Fino al 18 aprile 2026, la galleria A plus A a Venezia ospita la mostra “As I Shape the Object,…

14 Marzo 2026 0:02
  • Arte contemporanea

È stata scoperta l’identità di Banksy

Il suo nome è Robin Gunningham, poi cambiato in David Jones. Reuters ha dedicato un’ampia inchiesta all’identità e al sistema…

13 Marzo 2026 23:16
  • Arte moderna

Il tempo sospeso di Vermeer: storia di un capolavoro a Palazzo Madama di Torino

Prestata dal Rijksmuseum di Amsterdam, Donna in blu che legge una lettera di Johannes Vermeer arriva a Palazzo Madama. Il…

13 Marzo 2026 20:00
  • Film e serie tv

Netflix racconta Frida Kahlo: in preparazione una serie sulla vita dell’artista

Netflix ha annunciato una nuova serie dedicata a Frida Kahlo: ispirata al romanzo di Claire Berest, racconterà la vita dell'artista…

13 Marzo 2026 17:10
  • Musica

A Milano la terza stagione di Suoni Trasfigurati: concerti nei musei della città

A Milano torna Suoni Trasfigurati: sette concerti gratuiti tra musica acustica, elettronica e nuove tecnologie, per far risuonare la costellazione…

13 Marzo 2026 15:30
  • Street Art

JR arriva a L’Aquila: il progetto Inside Out coinvolgerà oltre duemila cittadini

L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 ospiterà una nuova tappa di Inside Out, il progetto globale di JR che trasforma…

13 Marzo 2026 14:26