Categorie: Arte antica

Un caravaggesco nelle collezioni lombarde. La storia di Matthias Stom

di - 28 Novembre 2025

A fronte della grande produzione di opere che Matthias Stom profuse nella sua vita di artista errante – tra Anversa, Roma, Napoli, la Sicilia – nella prima metà del Seicento, la mostra della Pinacoteca Tosio Martinengo potrebbe apparire “piccola”, ma si rivela grande sia per qualità, che per l’opportunità straordinaria di vedere riunite dodici (più una testimoniata, la Pala di Chiuduno) opere del pittore in un compendio attentamente studiato e curato. L’occasione è stata offerta dalla assegnazione di due strepitose tele di piccolo formato in comodato da una collezione privata alla Pinacoteca, che annoverava già una Incredulità di San Tommaso di Stom: il progetto del curatore Gianni Papi ha portato a raccogliere le tele presenti in Lombardia, documentando lo studio con una bella monografia-catalogo.

Matthias Stom, Incredulità di san Tommaso, olio su tela, cm 121 x 172, collezione privata © Fotostudio Rapuzzi

Inserito tra sale illuminate – l’ultima delle sale del Cinquecento e la prima del Settecento, dedicata a Giacomo Ceruti con i suoi “pitocchi” – l’allestimento della mostra segna un passaggio del percorso in Pinacoteca marcato da un “buio” suggestivo e meditativo, interrotto solamente da faretti di posa, in dialogo con la modalità con cui la luce “interiore” dei quadri ne illumina le scene e i volti.

Matthias Stom (spesso indicato col cognome Stomer) è annoverato di diritto tra i fiamminghi caravaggeschi. In quel suo errare e studiare, entra in contatto con l’ambiente italiano, con i colleghi fiamminghi e con lo stile di Gherardo delle Notti (Gerrit van Honthorst), assumendone talvolta la pittura a “lume di notte”. Entrambi i riferimenti sono limitativi: proprio con l’accostamento dei dipinti di questa mostra si delinea la figura di un grande artista, che non imita ma, una volta appropriatosi di un linguaggio, lo declina in modo personale e articolato a seconda del tema, della committenza, del proprio periodo artistico.

Matthias Stom, Negazione di san Pietro, olio su tela, cm 51 x 84, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo (in deposito da una collezione privata) © Archivio Fotografico Musei Civici di Brescia/Fotostudio Rapuzzi

Di fondo, appare una sorta di regia teatrale nella composizione, sia nelle ampie inquadrature che nei primi piani, sviluppando l’azione con elementi chiave. Nelle due Incredulità di san Tommaso, l’ampio gesto di Cristo (che viene accostato a quello della Vocazione di san Matteo di Caravaggio) sottende gli astanti come fosse uno spazio arcuato che delimita un solenne proscenio, dove la luce – mistica, intensa, di vasto riflesso sui corpi, con una valenza di scaturigine intima immanente – non taglia il buio, ma si fa bagliore palingenetico.

In altre tele più affollate, dove la visione è “di campo” e la narrazione appare più episodica, la luce è di scorcio, mai tagliente ma diffusa con il procedere in linea dell’azione scenica. Così, nella grande tela Giuseppe Flavio predice a Vespasiano che diventerà imperatore, il proscenio è delimitato dal sontuoso tendaggio posto sopra l’imperatore. Il soggetto si protende nella scena ampiamente illuminata da una fonte a lato, a favore anche delle vesti vaporose e sontuose che concludono il significato di lusso celebrativo. Ancora in luce radente, nella Guarigione di Tobia, la composizione si dipana chiudendo su una vaporosa veste, quella dell’arcangelo, quasi serafica figura di presepio museale napoletano. Mentre l’angelo viene evocato in Icaro, che rivolge lo sguardo impaziente a Dedalo, in Dedalo mette le ali ad Icaro.

Matthias Stom, Guarigione di Tobia, olio su tela, cm 198 x 246, collezione privata © Fotostudio Rapuzzi

Ma l’elemento che rimane maggiormente impresso è la definizione dei personaggi: espressioni, moti del viso, giochi di sguardi reciproci, stati d’animo. E qui, indimenticabili sono proprio i due quadri dati in comodato alla Pinacoteca. In Esaù che vende la primogenitura a Giacobbe, l’esitazione di Esaù, incredulo dell’offerta per sfamarsi, si specchia nello sguardo di Giacobbe che dubita fino all’ultimo se accettare o meno il tranello. Nella Negazione di san Pietro, lo sguardo della fanciulla incalza Pietro ponendo la domanda. Pietro, impaurito, arretra a bocca semiaperta titubando, il giovane accanto guarda attonito Pietro che nega. Il primo piano qui è di impatto “cinematografico”: Matthias Stom approfondisce la psicologia con millimetrici cenni dei visi e degli occhi, trattenendo i gesti sospesi nell’attesa. Rubando il titolo ad un famoso libro di Georg Groddeck, il pittore è, ante litteram, lo scrutatore d’anime.

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