A Bergamo le opere di oltre trenta artisti internazionali riflettono sulla devastazione della guerra e sull’utopia della pace

di - 19 Maggio 2025

«Togli il sangue dalle vene e versaci dell’acqua al suo posto: allora sì che non ci saranno più guerre». Così scriveva Tolstoj in Guerra e pace, sottolineando come l’elemento costante ed invariabile che in ogni epoca ha portato allo scoppio di guerre è l’elemento umano. Gres art 671 parte da questa premessa per una mostra collettiva che parla di guerra, di umanità, di popoli e di emozioni, di storia e di attualità, sostenendo l’urgenza della pace. Fino al 12 ottobre 2025, presso gli spazi di gres art 671, prosegue de bello. notes on war and peace a cura di gres art 671 (Francesca Acquati) e 2050+ (Ippolito Pestellini Laparelli ed Erica Petrillo) da un’idea di Salvatore Garzillo e Gabriele Micalizzi.

de bello. notes on war and peace, gres art 671, exhibition view. ph. by Marco Gambaré

La mostra risulta essere un viaggio attraverso installazioni, dipinti, sculture, fotografie, video, opere tessili e videogiochi di oltre 30 artisti diversi per generazione, provenienza, mezzo espressivo, che hanno in comune l’aver vissuto e indagato la guerra attraverso l’arte. Epoche diverse, geografie diverse, medium diversi, stesso tema. Un arco di circa settecento anni, dal XV secolo alla contemporaneità, con uno sguardo geografico trasversale, dal Medio Oriente all’Ucraina sino al Sud America.

de bello. notes on war and peace, gres art 671, exhibition view. ph. by Marco Gambaré

La mostra è organizzata intorno a cinque gruppi tematici (pace apparente, allarme, guerra, macerie, resistenza), articolando un ideale crescendo di risposte emotive che dovrebbero definire universalmente l’esperienza della guerra. L’esposizione presenta diverse opere, da Alberto Burri a Claire Fontaine, da Anselm Kiefer a Lawrence Abu Hamdan, da Joseph Beuys, Marina Abramović a Cristina Lucas e Maja Bajević, da Andrea Gastaldi a Boris Mikhailov e Arcangelo Sassolino, passando per Monira Al Qadiri, Mohamed Choucair, Masbedo, Total Refusal e molti altri.

La mostra si apre con un neon di Claire Fontaine in cui nove parole, lampeggiando ad intermittenza, sottolineano le forze casuali che governano il senso e i destini incerti di chi è in guerra. Successivamente, veniamo a contatto con la fragile resilienza di Arcangelo Sassolino, ci imbattiamo nel video di Daya Cahen che tratta il tema dell’indottrinamento e della propaganda arrivando così a Marina Abramovic che presenta un video e una stampa fotografica inerenti ai bambini soldato del Laos, dando vita ad un’iconografia sulla fragilità dell’innocenza e sulla violenza latente.

de bello. notes on war and peace, gres art 671, exhibition view. ph. by Marco Gambaré

Il percorso prosegue, la tensione si fa sempre più alta, il suono gioca un ruolo fondamentale nel trasmettere questo stato di tensione, sirene e echi di droni accompagnano il nostro cammino.

Partendo dal gioco, serissimo, dei mattoni-portacandele dell’artista ucraino Dima Fatum, passiamo alle asciutte ed evocative stampe fotografiche di Gabriele Basilico, alle testimonianze tessili dei bombardamenti di Cristina Lucas, giungendo così al cuore nero pulsante della mostra: ’’la Sala degli Arazzi’’ di Gabriele Micalizzi, quattro grandi scatti stampati su tessuto che delimitato una stanza piena di macerie. In questi lavori, la violenza cruda del conflitto viene messa a nudo, costringendo a un confronto diretto con la sua forza disumanizzante.

de bello. notes on war and peace, gres art 671, exhibition view. ph. by Marco Gambaré

Le opere raccolte nel capitolo successivo, Macerie, testimoniano città ridotte a detriti, paesaggi bruciati e devastazione di aree civili bombardate. Le ferite inflitte dalla guerra sono tanto fisiche quanto psicologiche, tanto individuali quanto collettive. Alberto Burri, Alfredo Garr, Salvatore Scarpitta, Anselm Kiefer, Maees Hadi, Moniqa Al Qadiri sono solo alcuni dei protagonisti di questo capitolo.

de bello. notes on war and peace, gres art 671, exhibition view. ph. by Marco Gambaré

La mostra si conclude con una nota di fondata speranza, ben diversa dal cieco ottimismo, diverse voci parlano di resistenza e della possibilità di ricostruzione che sempre segue la scia della guerra come Maja Bajevic con Women at Work, il video di una performance in cui alcune donne ricamano i teloni delle impalcature del museo di Sarajevo dopo i bombardamenti oppure come il video di Total Refusal, collettivo ucraino che utilizza il videogioco Battelfield per celebrare la disobbedienza e la diserzione come atti di resistenza sia nella guerra digitale sia in quella fisica. de bello si pone come un invito a riflettere sul modo in cui l’esperienza della guerra modelli il senso di appartenenza e le percezioni dell’umanità, attraverso gli artisti, i propri pensieri, le proprie pratiche.

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Pronto, Maurizio? Cattelan ha attivato una hotline per confessare i propri peccati

Dopo aver abbattuto un Papa con un meteorite, Maurizio Cattelan apre una linea diretta con l’aldilà (o quasi): un numero…

2 Aprile 2026 13:32
  • Progetti e iniziative

Three Mirrors, l’opera di Michelangelo Pistoletto arriva sugli schermi delle città

Arte pubblica e impegno civile: Michelangelo Pistoletto presenta Three Mirrors, un’opera globale sulla Pace Preventiva che si diffonderà sugli schermi…

2 Aprile 2026 12:30
  • Attualità

New York in corteo: semiotica e politica nei cartelli della protesta No Kings

Decine di migliaia di persone sono scese per le strade di New York per partecipare alla marcia No Kings: la…

2 Aprile 2026 11:30
  • Arte contemporanea

La Galleria Christian Stein riapre i suoi spazi ex-industriali alle porte di Milano

La storica galleria Christian Stein celebra 60 anni riaprendo gli spazi ex-industriali alle porte di Milano: non un semplice magazzino…

2 Aprile 2026 10:30
  • Bandi e concorsi

Levante Prize 2026: il bando per giovani artisti tra Italia e Oriente

Accademie italiane e istituzioni internazionali presentano la seconda edizione del Levante Prize, il concorso dedicato a studenti e giovani artisti,…

2 Aprile 2026 9:57
  • Mostre

A Venezia, una collettiva rilegge l’eredità di Brancusi in una palazzina firmata Scarpa

Galerie Negropontes inaugura la sua stagione veneziana con un’esposizione che celebra l'opera di Constantin Brancusi dentro uno dei capolavori di…

2 Aprile 2026 0:02