Immersi nella luce, alla Milano Design Week: Pietro Pirelli incontra Studio Azzurro

di - 8 Settembre 2021

Nell’ambito degli eventi del Fuorisalone, per chi ha gusti raffinati e vuole saperne di più su come “abitare” le dimensioni del suono e dell’acqua, è imperdibile l’installazione MOIA (MOTO ONDOSO IN AUMENTO), con proiezioni video in movimento su inediti supporti, visitabile fino al 15 settembre. L’opera è nata dalla collaborazione tra Studio Azzurro, collettivo che, dagli anni ’80, lavora sulla creazione di ambienti multimediali interattivi, e Pietro Pirelli, musicista, percussionista, compositore noto a livello internazionale per la sua ricerca intorno al potenziale espressivo del laser, delle onde sonore e della luce, suonata attraverso l’idrofono o le “lampade sensibili”. Nella Sala delle Colonne della Fabbrica del Vapore, dunque, Pietro Pirelli e Studio Azzurro ipnotizzano con MOIA e le sue figure oniriche sospese nel vuoto, mentre si immergono in cartografie di vibrazioni disegnate dall’idrofono, dove si assiste a un intreccio visivo di armonie sulla superfice sensibile dell’acqua. Un elemento fluido come il pensiero per esplorare interazioni possibili tra il suono e le immagini in movimento.

Pirelli con il centro AGON, di cui, nel 1990, è stato cofondatore, ha collaborato in diverse occasioni con Paolo Rosa e Studio Azzurro. Tra le diverse installazioni condivise si ricorda Per un Soffio a Palazzo Reale di Milano, nel 2000. Eravamo all’alba del nuovo millennio, quando gli ambienti polisensoriali dovevano diventare ancora più immersivi, complice la tecnologia che gli artisti usano poeticamente, per coniugare l’aspetto scientifico con quello simbolico, metaforico e allegorico.

«Per questa installazione realizzai delle piume/sensori, che volteggiavano molleggiate da un sottilissimo cavo di acciaio armonico», ci ha raccontato Pirelli. «Quando mi è stato chiesto da Music Hub alla Fabbrica del Vapore di realizzare un’installazione in questo luogo, dove da anni dimora Studio Azzurro, mi è subito venuto in mente di dare vita ai loro corpi fluttuanti con moti ondosi con i miei idrofoni con l’intento di farli nuotare nei miei “Piccoli Pelaghi”. In Moto Ondoso in Aumento ho sostituito le mie le luci con le loro proiezioni video, scolpite dal Suono».

Queste sorprendenti opere realizzati con gli idrofoni devono essere fruite per comprendere come tali “lampade sensibili” alle onde sonore, con l’acqua e la luce, mostrino e facciano avvertire suoni ambientali, composizioni musicali e voco di persone. Tutto nasce da vibrazioni e riflessioni di immagini in movimento che s’inscrivono nello spazio. Acqua, suono e corpi video in movimento tracciano narrazioni evocative, accarezzati o percossi da onde sonore, sul bordo dell’immaginazione dove svanisce il confine tra visibile e invisibile, alla ricerca di chissà quale dimensione.

Sovente le opere di Pirelli, come quelle di Studio Azzurro, sono interattive, i suoi idrofoni possono essere attivati dal pubblico ma, in questa occasione, «Moia non prevede un’interazione diretta e le immagini proiettate sull’acqua sono modulate da un brano musicale composto da me e registrato», ha continuato l’artista. «Accanto all’opera, abbiamo predisposto una postazione interattiva in cui invitiamo i musicisti a suonare o a cantare.  Talvolta qualcuno del pubblico si avvicina e sperimenta la propria emissione vocale guardando l’effetto dell’acqua».

E qui, in questa “cattedrale” di modernità, tutto avviene ammantato nell’oscurità, il suono prende corpo e sollecita l’idrofono, che amplifica effetti vibranti di evanescenza sulla superfice dell’acqua e dà voce a sbalorditivi flussi vitali di energia. La tecnologia non è il fine ma il mezzo dell’opera, da vivere come esperienza estetica totale, abbattendo la barriera tra reale e virtuale, organico e artificiale, dentro e fuori, arte e scienza, passato e presente. Pirelli inscena un Eden multimediale e poetico, in cui azione e percezione estetica coincidono, alla ricerca di un’aura del disincanto tecnico nell’epoca della celebrazione dell’effimero.

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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