Andrès Pachon, Class(h) project, 2021, Military uniforms cluster photograpgic print 50x75 ed of 3 + 2AP
Si è inaugurata il 30 Settembre nel cuore della Pignasecca in via Pasquale Scura 8, dove ha sede la Shazar Gallery, la prima mostra personale in Italia dell’artista spagnolo Andrés Pachon.
Classe 1985, originario di Madrid, Andrés Pachon ha incentrato la sua pratica artistica sulla costruzione dell’immaginario coloniale attraverso l’utilizzo di archivi fotografici in antropologia ed etnografia. Il suo lavoro visivo riflette sulla costruzione della conoscenza attraverso la fotografia, stabilendo relazioni tra le pratiche del XIX e XX secolo e gli usi attuali della tecnologia, come nel caso della sua attuale ricerca di dottorato in Antropologia sulla visualizzazione e la cognizione nell’area della Intelligenza artificiale. In questo contesto, ha sviluppato il suo operato attraverso collaborazioni con istituzioni come il Musee du Quai Branly di Parigi, il Museo Nazionale di Antropologia di Madrid e l’Archivio Fotografico del Museo d’Arte di Lima (MALI) in Perù.
L’esposizione napoletana dal titolo “Class(h)” rappresenta, come dichiarato dall’artista stesso, la naturale prosecuzione dell’opera Abstract Machine (2020) acquisita dal Museo Nazionale Reina Sofía.
Entrambe le opere propongono una visualizzazione sperimentale dell’archivio della New York Public Library (NYPL), una raccolta costituita dalla digitalizzazione di documenti visivi, datati tra il XVI e il XX secolo, che sono raggruppati in diverse categorie, tra cui: piante, americani, storia, neri, spagnoli, ornamenti, uccelli, indiani nordamericani, Prima Guerra Mondiale, donne e cascate.
Con Abstract Machine Pachon ha effettuato una mappatura termica di ben 180.000 foto, generando una “geografia del calore” che ha evidenziato quei frammenti delle fotografie che erano più rilevanti per il loro apprendimento. Successivamente sono stati selezionati e raggruppati, in diverse raccolte interattive, grazie ad un algoritmo che ha permesso di accedere alle relazioni più significative che l’intelligenza artificiale ha stabilito tra i singoli frammenti e le diverse categorie dell’archivio.
In “Class(h)” le fonti visive originali dell’archivio non sono mai presenti, un algoritmo differente, stabilito dalla stessa Intelligenza Artificiale, rappresenta peculiarità visive che associa alle diverse categorie (Classi o Cluster). L’esposizione si compone quindi di 20 pannelli in cui si concentrano queste immagini distorte dalla macchina che lasciano trasparire alcune caratteristiche originali ma che, allo stesso tempo, aprono orizzonti cognitivi del tutto nuovi per lo spettatore. Con tale operazione Andrés Pachon opera una vera e propria rottura dei codici prestabiliti e segna l’inizio di nuove, affascinanti associazioni ma soprattutto ci porta ad interrogare sul tema del valore creativo dell’intelligenza artificiale permettendoci di osservare in prima persona i suoi processi e la propria tecnologia.
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