Anish Kapoor, At the Edge of the World (1998) Photo: David Stjernholm
Dopo la grande esposizione del 2022, diffusa tra le Gallerie dell’Accademia e Palazzo Manfrin, l’artista inglese di origine indiane Anish Kapoor torna a Venezia con una nuova mostra che indagherà i progetti più ambiziosi della sua carriera, alcuni realizzati, altri rimasti solo sulla carta. La mostra inaugurerà il 5 maggio 2026 e avrà luogo proprio all’interno di Palazzo Manfrin, diventato sede della sua fondazione veneziana e rimasto inutilizzato dal 2022. Il percorso espositivo si svilupperà attorno a circa 100 modelli di opere e idee progettuali a cui Kapoor si è dedicato nell’arco di oltre 40 anni.
Nelle intenzioni dell’artista, l’esposizione vuole costituire un’occasione per avvicinarsi alla parte meno commerciale e più sperimentale della sua ricerca, spesso oscurata dal successo di grandi sculture pubbliche come Cloud Gate (2006) a Chicago o la stazione della metropolitana di Monte Sant’Angelo a Napoli. Alcuni progetti, ha spiegato l’artista, non sono mai stati realizzati, altri invece vivono solo in forma di modello ma rivelano la portata concettuale e visionaria del suo immaginario.
Per Kapoor, la distinzione tra opere realizzate e non realizzate è in fondo secondaria. La mostra veneziana è pensata proprio per offrire uno sguardo sulla «Parte reale o altra» della sua pratica: quei lavori che non sono stati assorbiti dalle logiche di mercato e che l’artista considera fondamentali per tenere viva la sua ricerca. «Sì, c’è una parte della mia pratica che è in vendita. Ma nel corso della mia carriera ho sempre avuto ogni tipo di lavori — cose fatte con cera e ogni sorta di materiale — e raramente ne ho venduta una sola. In un certo senso, è quello che mantiene viva la mia pratica».
Nonostante la retorica implicita alla mostra di volersi allontanare dalle logiche del mercato, è difficile però non leggere questa operazione anche come una mossa perfettamente sincronizzata con l’ecosistema dell’arte globale: Palazzo Manfrin, sede della Anish Kapoor Foundation ma chiuso da quattro anni, riapre esattamente nei giorni di opening della Biennale, quando Venezia torna a essere il centro del settore. E lo fa con un’ampia personale dello stesso Kapoor. Una scelta che non può che sollevare una domanda: si tratta di una Fondazione pensata come spazio pubblico permanente o di una sofisticata vetrina stagionale, calibrata sui tempi della massima attenzione mediatica?
La mostra sarà un mix di lavori storici e nuove opere: tra quelle già esistenti spiccano Descent into Limbo (1992), che resterà installata permanentemente nel sito di Cannaregio dopo la conclusione dell’esposizione, e At the Edge of the World (1998), ripresentata a Venezia in una versione in «Nero molto cupo». Kapoor ha sottolineato che non si tratta di Vantablack — la superficie super-nera che lo ha reso celebre in tutto il mondo— ma di un materiale affine che contribuisce a creare un effetto visivo altrettanto potente. Tra le nuove opere annunciate ci sarà anche una sorta di “pittura immersiva”: un piccolo ambiente di meno di sei metri cubi che verrà riempito da masse e chiazze di colore, ammirabile solo dalla soglia.
La mostra di Venezia si inserisce in una stagione intensa per Kapoor, che ha in programma numerose altre esposizioni significative per l’anno in corso. Tra queste, una personale dedicata ai suoi dipinti allo SCAD Museum of Art di Savannah, una mostra di sculture in acciaio alla Lisson Gallery di New York e una retrospettiva alla Hayward Gallery di Londra, dove torna quasi 30 anni dopo la sua ultima mostra.
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