Anselm Kiefer a Ravello: le donne dell’antichità e il peso del mito a Villa Rufolo

di - 16 Luglio 2025

Figure archetipiche, presenze mitiche, corpi simbolici. Sono Le Donne dell’Antichità di Anselm Kiefer, presentate dalla Fondazione Ravello, in collaborazione con la Galleria Lia Rumma, negli spazi suggestivi di Villa Rufolo, in occasione del Ravello Festival. Collocata all’interno della dimora storica e nei suoi giardini, progettati nel XIX secolo da Francis Nevile Reid, la mostra dialoga con l’architettura del sito e con il paesaggio che lo circonda. Il contrasto tra la materia tellurica delle opere e la leggerezza del giardino mediterraneo restituisce appieno la tensione tra rovina e fioritura, uno dei motivi centrali della poetica dell’artista tedesco.

Anselm Kiefer, Le Donne dell’Antichità, Villa Rufolo, Ravello, 2025, ph. Danilo Donzelli

Kiefer e la soglia del femminile

Nato nel 1945 in Germania, Anselm Kiefer è considerato uno dei più importanti artisti viventi. La sua opera, al confine tra linguaggio visivo e pensiero filosofico, interroga le radici della cultura europea con una forza poetica e visionaria.

Nel lavoro di Kiefer, la figura femminile ha spesso occupato un posto centrale, come forza originaria, sia distruttiva che iniziatica. «Ho letto Saffo su testi di uomini che hanno tramandato la sua poesia. Nella storia ci sono così tante scienziate e alchimiste che non hanno potuto firmare i loro trattati perché erano donne. A volte la firma è solo l’iniziale, altre il nome del marito. Le donne sono sempre state molto più potenti degli uomini per questo gli uomini hanno inventato ogni stratagemma culturale per lasciarle ai margini», ha spiegato l’artista che, dal 1993, vive e lavora in Francia.

Anselm Kiefer, Le Donne dell’Antichità, Villa Rufolo, Ravello, 2025, ph. Danilo Donzelli

Le Donne dell’Antichità raccolgono emblematicamente questo nucleo tematico, evocando personaggi della mitologia greca, della storia romana e delle leggende nordiche. Apparizioni sospese, nomi evocati, come Paete, che riecheggia il gesto di Arria, matrona romana che si suicidò colpendosi al ventre, pronunciando al marito la celebre frase: “Paetus, non dolet”, “Peto, non fa male”. E poi Gezabele, Ave Maria Turris Eburnea, invocazione alla Vergine Maria tratta dalle Litanie Lauretane, Apollodors Liste, con il suo strascico che accoglie lo svolgersi di una spirale di piombo su cui è disposta una serie di fotografie di architetture in rovina o altri elementi simbolici. Queste figure senza volto attraversano la mostra come relitti carichi di memorie stratificate, collocandosi in uno spazio fuori dal tempo, dove ogni narrazione lineare si frantuma.

Anselm Kiefer, Le Donne dell’Antichità, Villa Rufolo, Ravello, 2025, ph. Danilo Donzelli

Ridotte a pura materia o tratto essenziale, in abiti irrigiditi nel gesso e nel piombo, con apparati di libri e di filo spinato, queste donne si affermano come dispositivi di crisi: tra offerta rituale e testamento culturale, mettono in discussione la continuità della storia e il potere della rappresentazione. Sono presenze liminali, che Kifer trasforma in rovina e in monumento.

Anselm Kiefer, Le Donne dell’Antichità, Villa Rufolo, Ravello, 2025, ph. Danilo Donzelli

Vetrine come reliquiari del presente

Completano il percorso una serie di “vetrine”, teche in vetro trasparente, contenitori fragili e sacri, dove si predispongono all’ibridazione elementi naturali e artificiali: cenere, piombo, foglie, ferro, parole. Secondo Kiefer, il vetro è una «Pelle semipermeabile» che connette l’opera al mondo, rivelandone la vulnerabilità e la tensione alla trascendenza. Ogni teca si offre come un altare contemporaneo, in cui il visitatore è chiamato a misurarsi con un sapere poetico, filosofico e politico.

Anselm Kiefer, die fromme Helene

Ravello e la cultura

Con questa mostra, visitabile fino al 2 settembre 2025, Ravello Festival, alla sua 73ma edizione, conferma il proprio ruolo di ponte tra arti e linguaggi, tra musica, arti visive e pensiero. In una città che ha accolto figure come Richard Wagner e Gore Vidal, l’opera di Anselm Kiefer si inserisce in una continuità ideale che riflette sulla memoria, la metamorfosi e il potere dei simboli.

«La mostra di Anselm Kiefer alla 73a edizione del Festival – ha sottolineato Alessio Vlad, presidente della Fondazione Ravello, guidata dal direttore generale Maurizio Pietrantonio e dal direttore artistico Lucio Gregoretti – vuole stabilire un legame ideale con la visita che Wagner fece a Ravello nel 1880. Mi piace pensare che, come allora, un grande artista tedesco elegga Ravello come luogo simbolico dove il mondo del Nord dell’Europa incontra quello del Sud nella comune ricerca di una mitologia condivisa. Con questo progetto diamo avvio a un percorso organico della Fondazione dedicato all’arte contemporanea. Siamo grati alla Regione Campania che, con il suo sostegno, lo rende possibile».

In parallelo, fino al 25 agosto, il festival accoglie grandi nomi della scena musicale internazionale, tra cui Yuja Wang, Kent Nagano, Stefano Bollani e Richard Galliano, per una stagione che coniuga eccellenza classica e sperimentazione contemporanea.

Visualizza commenti

  • Grazie, impossibilitato ad andare a Ravello, tramite il vostro sito ho ammirato la mostra di Kiefer

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