Arte e Natura: le opere di 40 artisti internazionali invadono Villa Arconati

di - 9 Maggio 2025

A Castellazzo di Bollate, pochi chilometri a nord di Milano, si trova Villa Arconati,
un’incantevole villa di delizia situata nel cuore del Parco delle Groane. La storia del luogo
ha inizio nel 1610 quando Galeazzo Arconati, nobile milanese, cugino del cardinal
Federico Borromeo e importante mecenate delle arti, acquistò una serie di proprietà
destinate a diventare, con il passare del tempo, l’imponente palazzo che oggi si presenta
ai visitatori. Tra il XVII e il XVIII secolo la villa fu oggetto di numerosi interventi di
ristrutturazione, ispirati ai raffinati modelli delle dimore romane e fiorentine dell’epoca. Allo
stesso tempo, Galeazzo Arconati iniziò ad arricchire la sua residenza con opere d’arte e
manoscritti, tra cui il celebre Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, oggi conservato
presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano, e una statua romana raffigurante l’imperatore Tiberio, un tempo erroneamente identificata con Pompeo Magno, tuttora custodita all’interno del complesso.

Facciata principale Villa Arconati.

Fino al 12 ottobre la villa, gestita dalla Fondazione Augusto Rancilio, ospita la grande
mostra collettiva Arte & Natura: Dentro e Fuori, curata da Diana Segantini. Si tratta del primo progetto sviluppato da Arco, una piattaforma di promozione per l’arte che si pone l’obiettivo di coinvolgere artisti, gallerie e scenari prestigiosi per stimolare il dialogo e la riflessione su nuove idee e visioni. La mostra riunisce le opere di 40 artisti internazionali, tra giovani talenti emergenti e maestri già affermati, ed è il risultato di una fruttuosa collaborazione con 18 gallerie che hanno creduto nel progetto. Arte & Natura: Dentro e Fuori si snoda attraverso le stanze della villa, per poi estendersi agli spazi esterni delle antiche scuderie, delle serre e del parco, creando un cortocircuito stimolante in cui contenitore e contenuto si esaltano reciprocamente.

Nel piazzale d’ingresso, un totem monumentale di Mattia Bosco dà il benvenuto ai
visitatori. L’opera, un moderno monolite, dialoga con la facciata dell’edificio e costituisce il
primo punto di contatto tra il nuovo e il passato. Spostandosi nelle sale del pianterreno, si
viene proiettati all’interno di locali riccamente decorati da affreschi che ornano le pareti, i
soffitti a cassettoni e le porte. Accanto a questi preziosi decori sono collocate le opere
contemporanee. In uno dei primi ambienti troviamo i lavori di Chung Eun-Mo, in cui forme
elementari si incastrano perfettamente l’una nell’altra dando vita a vivaci composizioni
geometriche. Queste tele si relazionano con le scene lacustri e boschive di Gianluca Di
Pasquale e con una scultura in bronzo, una panchina realizzata dall’artista cubano Diango
Hernández, che invita il pubblico a sedersi per contemplare i paesaggi raffigurati, proprio
come avverrebbe spontaneamente passeggiando nel parco circostante.

Arte & Natura inside out, 2025. Installation view, Villa Arconati. Ph Nicola Morittu.

Particolarmente interessante è il lavoro del fotografo danese Simon Dybbroe Møller, che
nello scatto Tulips ritrae un bouquet all’interno di una gabbia. L’opera riflette sul tema della
costrizione e gioca con la prospettiva, lasciando allo spettatore un dubbio: siamo noi a
essere imprigionati o lo sono i tulipani?

I fiori tornano anche nelle opere di Zoe Koke. Night Flowers è un dipinto a olio di straordinaria intensità espressiva ed emotiva in cui le piante sembrano trasformarsi in violente macchie di colore che trasmettono tutta la forza eil vigore con cui sono state dipinte.

L’incessante dialogo tra il passato e la ricerca contemporanea si concretizza nella sala in
cui è esposta una scultura-installazione di Jannis Kounellis, composta da cinque ripiani in
ferro che sorreggono frammenti di legno. L’opera è posta in relazione con ciò che resta di
un affresco, o meglio, di un disegno frammentario d’epoca. A un primo sguardo potrebbe
sembrare un’unica installazione, tanto è forte l’armonia visiva tra i due elementi, come se il
disegno facesse parte integrante del lavoro dell’artista greco. In realtà, si tratta di due
testimonianze artistiche distinte, appartenenti a epoche e linguaggi differenti, che però,
accostate, generano un’unica esperienza visiva e concettuale.

Arte & Natura inside out, 2025. Installation view, Villa Arconati. Ph Nicola Morittu.

Il racconto prosegue al piano superiore dove, superato l’imponente scalone d’ingresso, si
accede alla Sala di Fetonte, il salone d’onore della villa, decorato dai fratelli Galliari nel
XVIII secolo. Al piano nobile, nella piccola Sala della Poesia, un tempo il salottino diurno
delle dame della casa, sono ancora visibili alcuni affreschi che ritraggono i busti di illustri
figure femminili dell’antichità incastonati all’interno di nicchie. Sotto di essi sono state
installate due opere di Miroslaw Balka: Afrodyta Knidos e Niobe-14, disegni di grande
formato, realizzati in carboncino e matita su cartone, che rappresentano sculture
classiche, immagini iconiche appartenenti alla memoria collettiva.

Nell’ala opposta del palazzo si trova la Sala della Caccia, un elegante fumoir abbellito da
intense e drammatiche scene venatorie dipinte da Angelo Maria Crivelli nel 1710. Qui
trovano posto due interventi firmati da Nicola Ghirardelli e Angela Lyn. La ricerca di
Ghirardelli nasce da un’attenta osservazione delle morfologie naturali, egli esplora la
possibilità di cristallizzare la materia organica in forme scultoree. Il suo lavoro si integra
armoniosamente con i motivi vegetali dorati che decorano le pareti della stanza, instaurando un dialogo sottile tra l’estetica settecentesca e la sensibilità contemporanea.
Angela Lyn propone, invece, un’opera che rielabora il tema della caccia. Hunt of the Day
invita a riflettere su cosa inseguiranno un giorno le generazioni future, non più le fiere
selvagge ritratte da Crivelli, ma risorse sempre più preziose come l’acqua.

Arte & Natura inside out, 2025. Installation view, Villa Arconati. Ph Nicola Morittu.

Degno di nota è anche l’intervento di Melli Ink la cui pratica artistica si ispira al mondo misterioso dei funghi che reinterpreta in chiave scultorea utilizzando materiali come vetro e velluto. Le sue composizioni trasformano la Sala dello Zodiaco in un sottobosco onirico e fiabesco.
All’esterno, nella limonaia, sono esposti i lavori di Carolyn Christie-Coxon. Si tratta di soft paintings: lembi di juta, materiale comunemente utilizzato nel giardinaggio, su cui l’artista ha tracciato, con inchiostro naturale, delicate forme circolari. Le installazioni, collocate a differenti livelli, reagiscono al passaggio dell’aria, incorporando il vento come componente attiva del progetto. Le forme circolari alludono simbolicamente al ciclo della vita, rafforzando il legame tra materia, natura e trasformazione.

L’esposizione si conclude con un’opera di Bruna Esposito posta al centro del laghetto del parco. È una panchina realizzata con assi specchianti collocata su di una zattera galleggiante. La scultura, che le valse il Leone d’Oro alla Biennale di Venezia del 1999, invita alla contemplazione e alla riflessione sul rapporto tra natura e artificio. La superficie riflettente restituisce un’immagine frammentata del cielo e dell’acqua, annullando i confini tra oggetto e paesaggio circostante.

Oltre agli autori già citati, animano le sale e gli spazi esterni della villa anche le opere di
Not Vital, Barbara Chase Ribaud, Barbara De Ponti, Ligia Dias, Jürgen Drescher,
Cristóbal Gracia, Gabriele Heidecker, Kimsooja, Joseph La Piana, Lisa Lurati,
Jacques Martinez, Conor Mccreedy, Giuseppe Penone, Solange Pessoa, Alessandro
Piangiamore, Carlo Ramous, Glen Rubsamen, Suzanne Santoro, Francesco Simeti,
Nedko Solakov, Melanie Sterba, Una Szeemann, Federico Tosi e Luca Vitone.

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