Arte nel deserto: le installazioni monumentali della nuova edizione di Forever Is Now

di - 22 Novembre 2025

Ai piedi delle Piramidi di Giza, in uno spazio che sembra incastonato in un tempo passato, Forever Is Now genera un evocativo ponte di connessione con l’oggi, e torna nel 2025 – fino al 6 dicembre – con un progetto che punta a rinnovare il dialogo tra arte contemporanea e patrimonio millenario: «Davanti alle Piramidi ci ricordiamo del nostro obiettivo principale: connettere l’eredità antica con l’arte contemporanea», afferma Nadine Abdel Ghaffar, fondatrice del progetto. La rassegna organizzata da Art D’Égypte e sostenuta dai Ministeri egiziani e dall’UNESCO, si prepara a trasformare ancora una volta la piana di Giza in una piattaforma di sperimentazione culturale, riunendo dieci artisti internazionali chiamati a confrontarsi con l’idea di eternità e con l’identità stratificata del sito.

Mert Ege Köse, Shen. Crediti MO4 Network

La visione curatoriale, come emerge dal lavoro e dalle parole di Nadine Abdel Ghaffar, nasce da un principio semplice ma arduo da mantenere: far coesistere il peso simbolico delle Piramidi e la fragilità del presente senza che l’uno prevarichi sull’altro. «Una delle principali sfide consiste nel mantenere un equilibrio rispettoso, assicurandosi che le opere contemporanee completino i siti del patrimonio, piuttosto che competervi», ci ha raccontato a exibart la curatrice, proprio parlando dell’edizione di quest’anno di Forever Is now. L’allestimento è pensato come un equilibrio dinamico, in cui ogni opera è calibrata rispetto al luogo che la accoglie. La sfida è duplice: rispettare un contesto archeologico di enorme rilevanza e, al tempo stesso, permettere alle installazioni di generare nuove letture. Il risultato è un percorso che non si sovrappone al paesaggio, ma lo riattiva attraverso forme, materiali e narrazioni provenienti da culture diverse.

J. Park, Code of the Eternal. Crediti MO4 Network

Il corpus delle opere in programma per il 2025 conferma l’attenzione verso linguaggi capaci di interrogare il rapporto tra memoria e trasformazione. Michelangelo Pistoletto ripropone e rielabora il concetto del Terzo Paradiso come sintesi di tempi e possibilità, mentre Alexandre Farto aka Vhils lavora in Doors of Cairo sulla materia delle soglie, incidendo superfici che evocano incontri tra epoche, ergendo porte scolpite che si accavallano l’una sull’altra. Mert Ege Köse introduce con l’opera The Shen un dispositivo circolare metallico, un anello che cattura la luce e ne fa un indicatore del passaggio, un gesto minimo che affida al deserto il compito di completare l’opera.

Vhils, Doors of Cairo. Crediti Jose Pando Lucas

Il gruppo Recycle Group affronta con Null la questione della spiritualità nell’era dei dati, mettendo in scena una forma di rinascita filtrata dal digitale. J-Park immagina il codice come ponte tra civiltà lontane con Code of the Eternal, un’installazione triangolare cifrata tra archeologia e futuro, mentre Alex Proba & SolidNature porgono con Echoes of the Infinite un omaggio alla terra e ai suoi colori, trasformando la materia naturale in ritmo visivo. Nadim Karam porta nella piana Desert Flowers, una vegetazione impossibile fatta di metallo riciclato, che affiora dalla sabbia come metafora di vitalità ostinata.

Alex Proba e Solid Nature, Echoes of the Infinite. Crediti MO4 Network

Ana Ferrari orchestra con The Winds un lavoro in cui il vento si fa strumento e voce, mentre King Houndekpinkou propone un’opera che unisce intimità e monumentalità: The White Statue Totem, un totem ceramico tra Benin, Giappone ed Egitto. Chiude Salha Al-Masry con Maat, un intervento che traduce un oggetto rituale antico in uno spazio condiviso, evocando l’idea di equilibrio come fondamento collettivo.

King Houndekpinkou, White Totem of Light
Salha Al-Masry, Ma’at Crediti MO4 Network

L’insieme compone una geografia di pratiche che non vuole offrire risposte, ma attivare un confronto con ciò che resta e ciò che muta. Il tema dell’eternità, affrontato dagli artisti secondo prospettive differenti, diventa così il pretesto per esplorare il desiderio umano di lasciare tracce, di costruire legami tra culture e di immaginare futuri sostenibili. È un aspetto centrale nella visione di Art D’Égypte, che negli anni ha ampliato il proprio raggio d’azione con programmi educativi, residenze, collaborazioni istituzionali e progetti diffusi sul territorio egiziano.

Nadim Karam, Desert Flowers. Crediti MO4 Network

In questa quinta edizione, la mostra sembra rafforzare il suo ruolo come mediatrice culturale e sottolineare come futuro di Forever Is Now non risieda nel cambiare scenario, ma nel continuare a interrogare il proprio luogo d’origine, spingendo più in profondità il dialogo tra antichità e contemporaneità. È qui, nel deserto, sotto lo sguardo imperturbabile delle Piramidi, che l’arte contemporanea dimostra ancora una volta di saper scavare nel passato per parlare al futuro, di assurgere a strumento per ripensare la propria eredità e per immaginare l’eterno.

Recycle Group, Null. Crediti MO4 Network

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