Smooth Operator, Villiam Miklos Andersen, Verkstadskarra 3 Ă ngenhet, 2026 Fondazione Elpis, Agostino Osio - Alto Piano Studio
Villiam Miklos Andersen parte da una premessa: il comfort non è uno stato naturale, ma un prodotto. Ă il risultato di sistemi logistici, economici, architettonici, normativi, che regolano la circolazione dei corpi nello spazio e nel tempo, distribuendo benessere in forma controllata. In questo quadro, il âcomfortâ non è unâalternativa al controllo: ne è la forma piĂš raffinata. Su questa premessa Andersen, artista danese anno 1995 che lavora tra lâEuropa e New York, costruisce la mostra Smooth Operator, sua prima personale in Italia, in apertura negli spazi espositivi della Lavanderia di Fondazione Elpis. A cura di Gabriele Tosi e prodotta dalla Fondazione, rimane visitabile fino al 14 giugno 2026 e attivata in momenti di public program e talk.
Il titolo della mostra rimanda alla canzone di Sade del 1984, in cui lo smooth operator è un escort internazionale che si muove tra continenti con accesso privilegiato, mobilitĂ e libertĂ , senza mai però lasciare trasparire sentimenti. Lo smooth operator incarna il paradosso di un soggetto che cerca a forza di incasellare il suo corpo dentro meccanismi sociali che, però, non sono cosĂŹ accoglienti. Ă una figura perfettamente ottimizzata per la circolazione globale: un corpo che si muove tra continenti senza frizione, adattabile, svuotato di radicamento affettivo. Ă, in termini logistici, il lavoratore ideale del capitalismo contemporaneo applicato alla sfera delle relazioni. Eppure in lui persiste unâambiguitĂ in quanto è anche, simultaneamente, illeggibile al sistema: non si lascia tracciare affettivamente, non produce fidelizzazione, non si sedimenta in nessun luogo. Questa è la tensione che Andersen individua nei sistemi logistici contemporanei, da una prospettiva queer, dove il lavoratore ideale della supply chain globale deve essere presente e assente nello stesso momento, deve muoversi senza lasciare traccia di sĂŠ.
La logistica capitalistica e il cruising, una forma di conoscenza spaziale fondata su percezione reciproca e codici condivisi, condividono una stessa materia prima: il movimento nello spazio sotto condizioni di vincolo. In entrambi i casi il corpo si muove dentro infrastrutture che non ha costruito e che non gli appartengono. Container, hub, last mile delivery, supply chain, timbri e sigle: il sistema logistico globale instrada corpi, merci e veicoli secondo algoritmi di efficienza. Nessun ritardo, nessuna deriva, nessun attrito. I magazzini di navi, mercati, le piattaforme di delivery, i terminal portuali sono spazi progettati per eliminare qualsiasi movimento non funzionale. Il cruising introduce esattamente ciò che la logistica vuole espellere, lâattenzione laterale e la relazione interpersonale. Deborah Cowen, in The Deadly Life of Logistics del 2014, aveva parlato di logistica come ÂŤinfrastruttura del capitalismo globale, diffuso principalmente nei contesti militari della Seconda Guerra Mondiale e della Guerra Fredda. Quindi, mai neutraleÂť.
Il lavoro di Andersen si colloca precisamente in questo nodo. Osservare ambienti di lavoro a maggioranza maschile con unâattitudine da cruising significa portare dentro quei sistemi una forma di attenzione queer: lenta, laterale, corporea, non ottimizzata. Come sottolinea il curatore Gabriele Tosi, ÂŤLa logistica è il frutto del capitalismo contemporaneo, anche in contesto bellico, in cui corpi e merci seguono la coreografia dello stesso flusso. Le sue opere mostrano come ciò che percepiamo come cura e benessere sia spesso il risultato di sistemi progettati per orientare i nostri comportamentiÂť.  Lâidea che Villiem ci porta è che cura e distruzione possono abitare lo stesso spazio, uno spazio in cui war-fare e wel-fare, concetti solo in apparenza opposti.
I tre piani di fondazione Elpis sono costruiti tematicamente come un grande âspazio aziendaleâ, un ufficio corporate su piĂš livelli dove regnano norme, standard e deviazioni, cura e controllo. Al piano terra e nel cortile esterno lâartista esplora i corpi e il suo corpo nei sistemi logistici, dove il lavoro umano si riduce a mansione. Al primo piano, lâufficio âeffettivoâ, si trovano dispositivi di isolamento e prossimitĂ , mentre nel basement le âaree di servizioâ e una scenografia da club notturno. Nel cortile, un veicolo blindato contiene una sauna spenta.
Just-in-time (2025), lâopera in apertura, enuncia questo doppio registro dal suo titolo, che richiama il principio gestionale della produzione snella (lean production), formulato da Toyota negli anni Cinquanta. Applicato a un trasportino per animali destinato ai cieli di New York, che Villiem recupera intoccato con le etichette sopra scritte a mano, è un protocollo, Una fasulla âcondizione di comfortâ, che lâartista riproduce fedelmente in vetro colorato, glamour e kitsch. Ma anchâessa è inaccessibile, rimane gabbia. Lâintarsio Smooth Operator del 2026, composto di legni di Mysore, in Cina, con una tecnica artigianale meticolosa, e la cui immagina è prodotta da intelligenza artificiale, rappresenta una sauna, due donne, tre maiali in posizione da allevamento, piante costrette in una serra nella serra. Un ambiente a temperatura controllata, dove umani, piante e animali condividono un âbenessereâ organizzato. Sempre a intarsio, Villiem realizza la serie Transaction del 2024, opere tutte incorniciate in cassa da imballaggio di legno originale. In una di queste si ritrae, piangente, con le braccia incrociate che sostengono un carico di carote sul punto di scivolare. Il gesto rimanda al faticoso lavoro rurale della Selandia occidentale, in Danimarca, da dove proviene lâartista, associato a forza e mascolinitĂ . Negli altri intarsi vediamo i dettagli di mani che lavorano a Rungis, Parigi, il piĂš grande mercato di prodotti freschi allâingrosso del mondo, dove scansionano codici a barre, smistano merci, contano le scorte, bevono un caffè.
Nel cortile di Elpis, tra i palazzi, un veicolo blindato contiene una sauna spenta. La sauna ricavata dalla riconversione del blindato, un rimorchio-officina militare modello Verkstadskärra 3, è stata trasportata da Andersen da Gotland, isola svedese strategicamente rilevante durante la guerra fredda per la sua vicinanza alla Russia, fino a Fondazione Elpis attraverso Danimarca, Polonia, Repubblica Ceca, Francia e Austria. Solo ventuno giorni di viaggio in cui lâartista guida personalmente il rimorchio, con due compagni, assumendo il ruolo di camionista e situandosi fisicamente allâinterno dellâinfrastruttura che il lavoro indaga. Uno strumento di mobilitĂ coercitiva viene sottratto alla sua funzione e trasformato in spazio di cura collettiva, che nonostante tutto rimane escludente. Tutto il viaggio è stato documentato in un road movie, nello schermo allâinterno, che rende visibile lo sforzo necessario a mantenere il âsistemaâ in funzione: la fatica che la logistica capitalistica sistematicamente nasconde, presentando la circolazione delle merci come se fosse un processo naturale e automatico. ÂŤQuanto è difficile spostare una struttura di benessere che appartiene a un luogo in un altro luogoÂť, dice Andersen.  La questione è geografica, culturale e politica insieme.
Nel basement interrato, lâartista unisce coreografie da club notturno newyorkese, con le bottiglie dâacqua Poland Spring, marca iconica della scena newyorkese, e aree di servizio di zone di transito, desiderio, micro-socialitĂ . Gli orinatoi Water Sports (2024), rifatti in quercia e rovere sul modello delle aree di servizio tedesche, introducono nella fascia solitamente dedicata alla pubblicitĂ una sequenza di immagini della nave cargo che ogni giorno entra nel fiordo di Narvik, porto strategico per lâesportazione di minerale di ferro dal nord della Svezia. La nave entra nellâinsenatura, indugia, riparte a pieno carico. Il gesto si ripete, fotografato dallâartista in una modalitĂ volutamente voyeuristica ed erotica.
Il primo piano è concepito come un ufficio che si occupa di norme e deviazioni dalla norma: uno spazio aziendale che diventa surreale, che ospita momenti di isolamento e prossimitĂ . La serie Cabin (2024) e le strutture modulari traducono le unitĂ logistiche del pallet europeo, il container, il modulo prefabbricato, in architetture minime che oscillano tra protezione ed esposizione, intimitĂ e servizio. I volumi di toilette pubbliche o spogliatoi sono progettati sul modulo del pallet europeo, trasformato in struttura abitabile quasi fossero rifugi. Lâintarsio e la scultura Water Cooler del 2026, rappresentano nella logica della mostra una sorta di sintesi e chiusura. Il classico distributore dâacqua da ufficio, trasformato in presenza scultorea di onice e bronzo, è simultaneamente uno dei dispositivi piĂš banali degli ambienti di lavoro e uno dei piĂš carichi di funzione relazionale. Il rito del caffè o dellâacqua con il collega preferito o in un incontro informale sono essi stessi sistemi di inclusione e esclusione, che replicano a scala minima le strutture di potere dellâorganizzazione. Il boccione di onice, pietra formata da milioni di anni di deposito dâacqua, introduce una dimensione geologica che capovolge il tempo del consumo.
Andersen non critica la logistica dallâesterno. La attraversa con la stessa attitudine con cui si attraversa uno spazio di cruising: con attenzione, con il corpo in allerta, cercando i punti in cui il sistema lascia uno spiraglio, un ritardo, una deriva, un incontro non previsto, attraverso cui qualcosa di diverso può passare. Le sue opere sono proposte epistemologiche che suggeriscono che il movimento potrebbe, e dovrebbe, avvenire diversamente. Cura e distruzione possono abitare lo stesso spazio, e questo ci spinge a chiederci: cosa siamo disposti a costruire e trasportare in nome del benessere? Dove finisce la protezione e dove inizia la guerra?
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