White Bay Power Station - Alberto Pitta - Happiness and Resistance, 2023 printed fabric, cotton
La Biennale di Sydney, per il suo cinquantesimo anniversario, ha esteso i propri poli espositivi, ospitando le opere degli artisti in tre siti di eccezione: il Chau Chak Wing Museum at the University of Sydney, lâUNSW Galleries e la famosa centrale elettrica White Bay Power Station. Ten Thousands Suns è il titolo scelto dai curatori Cosmin CostinaČ e Inti Guerrero: ÂŤIl punto di partenza è il riconoscimento di molteplici culture e cosmologie che da sempre legano il mondo al Sole. [âŚ] Una molteplicitĂ di âSoliâ evoca un mondo rovente giĂ concepito sia in diverse cosmologie e soprattutto nel nostro momento di emergenza climatica. Ma questa immagine trasmette anche âla gioia solareâ delle molteplicitĂ culturali, [âŚ] nonchĂŠ la gioia dei carnevali come forma di resistenza in contesti che hanno superato lâoppressione colonialeÂť. 96 sono stati gli artisti invitati, provenienti da 47 Paesi, che hanno presentato le loro opere in sei spazi espositivi. Abbiamo giĂ scritto dei progetti alla Art Gallery of New South Wales, ad Artspace e al Museum of Contemporary Art Australia (qui lâarticolo). Oggi facciamo un giro tra i tre nuovi spazi.
Il piĂš piccolo ma interessante polo espositivo viene dedicato alla âGenerazione Rubataâ, ossia ai quei bambini aborigeni dellâAustralia occidentale che, nellâambito delle politiche razziste di assimilazione australiane degli anni â40, furono allontanati con la forza dalle loro famiglie e detenuti contro la loro volontĂ al Carrolup Native Settlement. La missione principale di Carrolup era infatti quella di assimilare i giovani indigeni addestrando le ragazze aborigene a diventare domestiche e i ragazzi aborigeni a diventare braccianti agricoli.
Sono stati quindi esposti facsimili stampati in digitale dei disegni originali a pastello, grafite e carboncino di 11 bambini, di cui conosciamo solo sei nomi: Arthur Bropho, Alma Cuttabut, Parnell Dempster, Phillip Jackson, Gregory Kelly, Edie Wallam.
Il Chau Chak Wing Museum lascia spazio anche alla narrazione di altri gruppi etnici minoritari, come il gruppo indiano Baiga, a cui lâartista indiana Mangala Bai Maravi dedica i suoi dipinti, concentrandosi sulla tradizione del tatuaggio Godna, minacciata negli ultimi anni a causa dello sfollamento del popolo Baiga.
Nella parte conclusiva dellâesposizione viene data voce a unâaltra minoranza, ossia quella del mondo queer australiano e statunitense degli anni â70 e â80, che è stato descritto dalle foto e dai dipinti rispettivamente dellâaustraliano-cinese William Yang e dello statunitense Martin Wong.
Nelle UNSW Galleries si apre un mondo sotterraneo costituito da corridoi e da spazi di estrazione mineraria che assumono un valore metaforico, alludendo allâinferno morale dello sfruttamento minerario abitato da diavoli avari dediti solo allâaccumulazione di ricchezza, senza nessuna preoccupazione per le conseguenze sociali della loro attivitĂ .
Lâingresso alle Gallerie è dominato da giganteschi plug anali realizzati con materiali naturali. Il collettivo Tiwi sistagirl Yanagamini ha creato queste sculture in segno di protesta giocosa contro la costruzione di grandi oleodotti e gasdotti che disturbano le loro terre sacre.
Nellâintrico di questi corridoi si scopre poi un legame profondo tra lâAustralia e il mondo musulmano, che raggiunge il suo momento piĂš importante durante le guerre del XX secolo, combattute dai soldati australiani a Gallipoli e in Palestina. Questi eventi sono rimasti centrali nella memoria storica australiana e hanno lasciato molte ereditĂ culturali sia per il mondo islamico che australiano.
Le storie orali tramandate dai cammellieri costituiscono infatti il fulcro della ricerca artistica dellâafgano Elyas Alavi in The Sound of Silence. Onorandone le storie e le canzoni, Alavi ricorda la saggezza e la filosofia che i cammellieri portavano nella loro musica e sul dorso dei loro cammelli. Attraverso la ricerca dâarchivio e il lavoro sul campo, Alavi rileva parallelismi tra le condizioni restrittive sopportate dalle prime comunitĂ di cammellieri e la realtĂ contemporanea delle diaspore afghane e mediorientali in tutta lâAustralia. Cantando a gran voce di fronte allâimpatto duraturo della politica dellâAustralia Bianca, The Sound of Silence delizia e allo stesso tempo divulga lâereditĂ dimenticata dei cammellieri.
Per la prima volta nella storia della Biennale, la White Bay Power Station, patrimonio culturale dellâAustralia, diventa spazio espositivo. La centrale elettrica, costruita tra il 1912 e il 1917 per fornire energia ai treni e alla rete elettrica suburbana, ha rappresentato per anni il simbolo delle origini e delle tradizioni industriali della zona.
Ancora una volta la resistenza indigena e delle minoranze è protagonista delle installazioni dei 32 artisti in mostra. Lâarea del boiler è occupata dai ballerini indigeni fotografati dallâartista australiano-cinese William Yang nel 1976, di cui viene esaltata la forza esuberante e la gioia resiliente. La danza dei ballerini ben si allinea con il ballo delicato delle lunghe guaine di tessuto colorato di Alberto Pitta, realizzate in onore dei lignaggi culturali degli schiavi africani in Brasile.
Al di sopra dellâinstallazione di Pitta, volano gli aquiloni realizzati in sei mesi dai i gruppi locali Orquideas Barrileteras e Barrileteros Almas del Viento. Queste fragili opere non sono costruite per vincere la prova del tempo, ma si arrendono invece ai cicli di crescita e decadimento propri della vita.
Nella zona della turbina, invece lâartista Darrell Sibosado, originario della comunitĂ Lombadina della costa del Kimberley, reinterpreta i Riji, ossia disegni tradizionali a forma di conchiglia del popolo dei Bardi, trasformandoli in moderni neon luminosi. Ingrandendo la luminescenza naturale delle conchiglie, le opere dâarte di Sibosado rappresentano una potente testimonianza della vitalitĂ duratura e sempre attuale delle tradizioni aborigene, che non hanno mai ceduto alle aggressioni esterne.
Infine, il piano superiore della sala delle turbine è dominato dalle illustrazioni dellâartista statunitense Chitra Ganesh. Le 27 incisioni danno forma ai sogni della protagonista della storia rivoluzionaria di Rokeya Sahkawat Hossein. La scrittrice di Sultanaâs Dream presentava una politica controcoloniale che prefigurava il femminismo ecologico poi diventato prolifico nellâAsia meridionale. Tracciando paralleli tra il materiale originale e le preoccupazioni contemporanee, Ganesh considera i modi in cui un futuro utopico potrebbe ancora essere realizzato, di fronte alle continue lotte geopolitiche e al collasso ambientale, con lâimmancabile ottimismo delle donne.
Ă infatti un messaggio di ottimismo quello che la 24esima Biennale di Sydney vuole lasciare ai suoi visitatori: dâaltronde il sole non cessa di splendere. Non cessa di farlo quando gli imperi appassiscono, non cessa con i disastri naturali e non si è fermato nemmeno nellâorrore dei disastri nucleari.
I nuovi traguardi fissati nel 2025 da quattro artisti Millennials diventano unâoccasione per ripercorrere la loro carriera, dagli studi alle…
Al Museo San Domenico di ForlĂŹ, âBarocco. Il Gran Teatro delle Ideeâ rilegge il Seicento come categoria critica ancora attiva,…
Ă morto a 96 anni Jean Widmer, figura chiave del design europeo: fu autore dell'iconico logo del Centre Pompidou di…
L'organizzazione no profit Careof di Milano annuncia la vincitrice di ArteVisione 2025: Elisabetta Laszlo, classe 2001, si aggiudica il premio…
Il CdA della Biennale di Venezia ha confermato Alberto Barbera come direttore artistico della Mostra del Cinema per il biennio…
Lo scenario della guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran si allarga agli altri Paesi del Golfo, portando alla chiusura…