Cinque artisti per decostruire lo spazio: a Udine, torna Mind The Gap

di - 4 Novembre 2022

Concetto o misura? Strumento o necessità? Tanto intuitivo a vedersi, anzi, così evidente da attraversare, eppure sempre sfuggente, inaspettato, nei suoi frammenti e nelle sue sfaccettature. Lo spazio è sempre più un mistero e a indagarne le costruzioni, tanto fisiche che mentali, sono cinque artisti, Sofia Caesar, Danilo Correale, Karolina Bergman Engman, Giulia Iacolutti e Flavia Tritto, invitati per la sesta edizione di Mind the Gap. Curato da Giada Centazzo e Lorenzo Lazzari, con Rachele D’Osualdo dell’Associazione Culturale ETRARTE, promosso da Altreforme Udine e ideato, nel 2017, da Augusta Eniti, il progetto dedicato alla figura dello psichiatra Franco Basaglia continua a esplorare i termini più problematici del momento attuale, dall’errore tecnologico al perturbante – rispettivamente i temi della quarta e quinta edizione – a partire dalla prospettiva critica dell’arte contemporanea.

Questa volta, i cinque artisti coinvolti sono stati selezionati «Per il loro modo di ibridare i generi artistici e per l’elaborazione culturale intorno alle questioni che attraversano il nostro tempo», spiegano dall’organizzazione. E dunque, contenitore fisico rigidamente costruito? Tutt’altro, come è evidente nelle opere presentate lo spazio si manifesta come un complesso sistema sociale e culturale, attivato non solo da oggetti ma anche dall’accadere stesso delle cose, tanto esteriori quanto profonde, interiori, emozionali. E quale luogo più adatto per esporle, di Spazio35? Situato in via Caterina Percoto, nel Borgo Stazione di Udine, si tratta di uno spazio polifunzionale e di coworking che, in questa occasione, diventa punto di incontro per l’arte contemporanea.

Tramite la danza e la somatica, l’artista brasiliana Sofia Caesar pone in relazione corpo e dispositivi tecnologici. Nell’opera Workation (2019) l’artista s’interroga sul “lavoro” (work) in “vacanza” (vacation), fenomeno che con l’impiego massivo delle tecnologie informatiche e l’accelerazione dello smart working si è trasformato in un orizzonte sempre più plausibile.

Sofia Caesar, Workation, 2019 © courtesy the artist all rights reserved

Anche la ricerca di Danilo Correale è incentrata sui diversi aspetti della vita quotidiana scanditi dal rapporto conflittuale tra lavoro e non lavoro, interpretato attraverso un’analisi – spesso ironica – del corpo e del tempo. Per Mind the Gap presenta in anteprima un progetto inedito: l’installazione sonora Cleanrooms (2021), una mappatura audio di luoghi di lavoro siti in quartieri finanziari delle grandi aree metropolitane ormai abbandonati.

Danilo Correale, Cleanrooms (documentazione del progetto), 2021 © courtesy the artist all rights reserved

Nelle sue opere, Flavia Tritto approfondisce i temi dell’intersoggettività, dell’individualità e della’(auto)percezione, al fine di scardinarne in maniera critica le dinamiche più consolidate. Nella video installazione En Apesanteur (2019), la performer Katarina Nesic esplora un cubicolo bianco in un insolito corpo a corpo. Enfatizzando i movimenti della macchina da presa, Tritto palesa lo sguardo dello spettatore e la sua presenza, rendendo uno spazio apparentemente privato ed intimo dipendente dalle sue rappresentazioni esterne.

Karolina Bergman Engman, Rootless, 2021 still da video © courtesy the artist all rights reserved

Rinnovata anche quest’anno la partnership con il Centro Espressioni Cinematografiche di Udine. Il Visionario ospiterà infatti un’opera di Karolina Bergman Engman dal titolo Rootless (2021). Nella sua ricerca, l’artista e videomaker svedese esplora i processi della memoria nel rapporto tra spazi perduti e ambienti digitali. A “Mind the Gap”, propone un cortometraggio nel quale decostruisce i meccanismi della memoria a partire dalla rappresentazione di una casa perduta.

Anche questa nuova edizione è in programma la realizzazione di un laboratorio partecipativo condotto dall’artista Giulia Iacolutti con gli studenti del Liceo Artistico E. Galvani di Cordenons e curato da Rachele D’Osualdo (Associazione Culturale ETRARTE). Attraverso l’esperienza tattile, il progetto video-performativo rifletterà sulla trasformazione degli spazi interpersonali.

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