L’istante vuoto, da una parte all’altra della pittura: intervista a Giuliana Storino

di - 25 Maggio 2022

Ha aperto il 10 aprile, al CRAC, incastonato tra le mura medievali di Castelnuovo Rangone, la mostra di Giuliana Storino a cura di Alessandro Mescoli, dove l’artista tarantina espone una tra le opere presentate in anteprima alla sua personale al Museo di S. Scolastica di Bari, realizzata con Giacinto di Pietrantonio nel 2021. Si tratta di Cavalletto a dondolo, che dà il titolo all’esposizione modenese: una riflessione sull’impraticabilità della pittura, o sull’antinomia della tecnica pittorica, ma non solo. La contraddizione in termini di cui l’opera si fa portatrice, data dal supporto principe della pittura montato dall’artista su assi ricurvi, risulta dall’interruzione del mutuo accordo di equilibrio e staticità che ha unito, in età moderna e talvolta nel contemporaneo, autore e opera.

Anche in questa occasione, Storino sonda le relazioni tra spazio, moto, segno, materiali e linguaggio, raccordando la progettualità sperimentale e l’eredità della tradizione storico artistica in una nuova installazione corale che vede l’opera moltiplicarsi in tre elementi formalmente identici, ma diversi per materiali ed “epidermide”, adagiati in silenziosa conversazione sul pavimento rivestito da coperte isotermiche oro.

Cavalletto a dondolo, l’istante vuoto, installazione, 2022 (dettaglio). Courtesy of the artist

Il titolo dell’opera suona come un calembour, rievocando il cavallo a dondolo. Ci sono riferimenti autobiografici, rimandi a una dimensione di gioco (non solo di parole)?

«Non si tratta, appunto, solo di un gioco basato sull’omofonia delle parole, bensì di una parte di quel gioco più grande, senza tempo, che sfugge alle definizioni, muovendosi su registri diversi, che è l’arte stessa. Ho trovato, nella semplice forma del dondolo, una complessità di elementi archetipica che sintetizza la metafora dell’esistenza. È particolare constatare come nel percorso della vita il nastro del tempo si riavvolge tornando all’infanzia. L’opera è un autoritratto e al contempo il ritratto dell’arte della vita nel contesto sociale in cui vivo; l’arte è un eterno bambino che gioca e ha come fine quello di non finire mai. È nell’evidenza stessa dell’oggetto la potenza della visione, generatrice di uno slittamento che ne rivela il senso».

Cos’è l’istante vuoto?

«L’istante vuoto è l’incanto del silenzio, quella dimensione sospesa, di attesa e di slancio, in cui si articola lo spazio della vita. Il segreto profondo di sentirsi parte dell’accadere, in cui la sensualità della vita e il suo sfinimento possono coincidere».

Cosa ti ha condotto, ora che la moltitudine di tecniche e materiali in passato definiti “extra-artistici” ha eguagliato la storica dignità della pittura, e l’impossibilità della mimesi è nozione acquisita, a soffermarti su questi punti?

«Sebbene le vicende concettuali della mímēsis ci presentino una carrellata di teorie alternative, esse sono riconducibili al paradigma classico dell’imitazione. All’interno di esso si teorizza e si pratica una mímēsis configurata come la relazione tra un “oggetto imitato” ed un “oggetto imitante”, dove il primo precede il secondo e ne significa l’operatività».

Cavalletto a dondolo, l’istante vuoto, installazione, 2022 (dettaglio). Courtesy of the artist

Cavalletto a dondolo porta l’attenzione «non all’opus finale», afferma il curatore — anche se, utilizzarlo porterebbe ad esiti altrettanto inediti e interessanti — «ma al tentativo di originare l’opera». Una riflessione, dunque, sul gesto che principia la creazione? Cosa motiva i materiali scelti e gli interventi segnici sulla superficie dei cavalletti?

«La pietra è il supporto originario, riconosciuto alla pittura rupestre o parietale, comune anche alle prime forme di scrittura. Questo ha determinato la scelta dell’ardesia per la realizzazione del primo cavalletto (2018). Disegno e scrittura entrano in rapporto dialettico nel secondo (2020), dove la grafite satura la superficie del legno, rendendolo quasi specchiante. L’idea è di sovvertire il modo tradizionale di concepire la grammatica del fare, fino a dissolvere la matita nella tridimensionalità dell’oggetto scultura. Nell’ultimo (2022) il tratto della penna si sedimenta in velature di blu attraverso il viaggio infinito del segno, come gesto della mano trasmesso al supporto dove il disegno incarnato all’oggetto diventa un tutt’uno con il corpo».

Allargando il campo di lettura dell’opera, Mescoli e Di Pietrantonio si riferiscono ai cavalletti come a dei testimoni dell’instabilità di questo secolo e della condizione oscillatoria dell’arte contemporanea. Puoi parlarci di questi aspetti?

«Il cavalletto è il testimone che resiste all’impermanenza del tempo. É un atto di resistenza mentale e fisica; un lavoro lento, estenuante come un cilicio, teso a trovare risposta alle problematiche del secolo. Il processo che evidenzio nel mio lavoro è quello di un’arte che pensa, e che non si limita a rappresentare qualcosa che la preesiste, ma a dar da pensare di nuovo. Lasciare nella deriva, uno spiraglio di rinascita e speranza».

Cavalletto a dondolo, bic su legno di pino massello, 2022. Courtesy of the artist

Articoli recenti

  • Mostre

A Modena Gate26A ospita le opere di Aleksandr Nuss dove la materia si erode e la luce rivela

Nei 19 metri quadrati dello spazio modenese Aleksandr Nuss propone un'indagine ontologica sulla percezione: l'immagine perde la sua funzione descrittiva…

26 Aprile 2026 21:59
  • Arte contemporanea

Yes We Fluxus! Party Chiari e Amicizie Fluxus. Giuseppe Chiari alla Galleria Susanna Orlando di Pietrasanta

L'arte è facile, diceva Chiari. E la Galleria Susanna Orlando ne abbraccia la filosofia: cinquant'anni di attività celebrati con una…

26 Aprile 2026 21:26
  • Mercato

A Hong Kong, Christie’s mette all’asta la calligrafia

Calligrafia e pittura cinese protagoniste da Christie’s. In vendita opere rare di Wang Shouren, Tang Yin e il celebre Twin…

26 Aprile 2026 19:13
  • Cinema

«Fellini dirigeva immobile mentre tutto oscillava». Intervista al grande scenografo Dante Ferretti

83 anni, tre Oscar, cinque film con Fellini e nove con Scorsese: ai Musei di San Salvatore in Lauro, una…

26 Aprile 2026 14:00
  • Progetti e iniziative

Musei diffusi: l’arte alpina dell’Hotel Bellevue di Cogne

Fondato nel 1925, l'Hotel Bellevue di Cogne è una "casa" dove l'arte alpina non si guarda in teca, ma si…

26 Aprile 2026 10:30
  • Fotografia

Other Identity #201, altre forme di identità culturali e pubbliche: Lorenzo Castore

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

26 Aprile 2026 9:30