Da Vogue al sogno: ritratti di Delphine Desane da Luce Gallery, a Torino

di - 2 Marzo 2021

Molti si ricorderanno dell’iconico numero di Vogue Italia uscito a gennaio 2020, in cui per la prima volta nella sua storia la rivista aveva deciso di rinunciare alle foto per dare spazio solamente a disegni e illustrazioni. «La sfida è raccontare gli abiti senza fotografarli», aveva dichiarato il direttore Emanuele Farneti nell’editoriale dedicato al progetto. Tra gli artisti emergenti scelti per la realizzazione delle diverse copertine, Delphine Desane aveva partecipato con un ritratto della modella Assa Baradji in Gucci, apparendo “a fianco” di artisti affermati come Davide Salle, Vanessa Beecroft o Yoshitaka Amano.

Successivamente a questa prima collaborazione, Delphine è stata coinvolta nella campagna digitale del brand Jacquemus con tre opere ispirate alla Collezione “L’Amour” SS 2021 e nella realizzazione della cover del doppio joint album “Legacy +” di Femi Kuti e Made Kuti uscito questo mese. Con grande lungimiranza, Luce Gallery a Torino è stata la prima galleria a organizzare una mostra interamente dedicata alle opere di Delphine. Dal titolo “Dreams of a Dreamer”, l’esibizione è stata visitabile fino a sabato, 27 febbraio, ma il video completo è ora disponibile sul profilo Vimeo di Luce.

La pratica pittorica di Delphine è una recente (e rivelatoria) evoluzione di una ben più lunga esperienza nel mondo della moda come fashion stylist. Nata e cresciuta a Parigi da genitori haitiani, dopo la laurea Delphine ha lavorato per dieci anni nel campo della moda tra Londra, Parigi, Milano – con un incarico da creative visual merchandiser per Miu Miu e Prada – e infine New York, dove ha deciso di trasferirsi e dove tutt’ora vive.

In un’intervista per il British Vogue, Delphine ha raccontato l’origine di questo suo improvviso cambio di rotta, cominciato tre anni fa durante una pausa dal lavoro presa in occasione del congedo di maternità: «Era la prima volta dopo tantissimo tempo che non stavo lavorando, così ho avuto tempo per ritrovare un mio equilibrio. Stavo andando incontro a tutti i cambiamenti che comporta il diventare madre, non solo fisicamente ma anche emotivamente. Mi chiedevo, che futuro voglio per me e mio figlio? Con che occhi voglio essere guardata da lui? Che contributo lascerò alle generazioni future?».

Nel testo di accompagnamento alla mostra “Dreams of a Dreamer”, Camille Okhio ha raccontato così l’opera di Delphine: «Investigando, mescolando e unendo culture, periodi, momenti differenti, Delphine Desane si serve della sua pratica come veicolo per l’esplorazione di sé. Il pennello è uno strumento di comprensione. Le sue forme semplici sono abitate da moltitudini. Parlano di un istante unico, carico di emozioni, memorie, desideri. Una singola linea segnala conquiste, perdite, fatica. I ritratti di Desane sono diretti, volutamente privi di abbellimenti, citano silenziosamente le forme e le figure di antenati noti e sconosciuti. Solo una volta terminati, le influenze le si rivelano – il mento appuntito di una Maschera Dan, le scene piatte dei lavori della famiglia Obin (in particolare di Philomé Obin), le qualità grafiche delle Bandiere Asafo del Ghana. Audaci e limpidi, i suoi ritratti sono impersonali di proposito, in modo da non porre limiti al loro messaggio».

Tramite Luce Gallery, alla fine del mese scorso Delphine ha partecipato a un’asta organizzata nella sede parigina di Christie’s da 1-54 Art Fair – la principale fiera internazionale d’arte contemporanea dedicata ad artisti africani o di discendenza, emergenti e affermati.

In seguito al termine della mostra “Dreams of a Dreamer”, la prossima personale esposta da Luce Gallery sarà dedicata a Ludovic Nkoth, dal titolo “You Sea Us”. Le opere dell’artista camerunese rimarranno esposte dal 4 marzo al 5 aprile 2021.

Nata a Modena nel 1998, sta concludendo la laurea triennale in Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano. Parallelamente ha lavorato come intern alla Collezione Maramotti a Reggio Emilia, e successivamente presso il Center for Italian Modern Art (CIMA) a New York.

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