11) Maria Papadimitriou, The King of Animals, 2021; pelli di pecora e testa di caprone mummificato. Courtesy: lâartista; foto: Raffaele Puce.
Tornano ad animarsi gli spazi di Torre Matta ad Otranto. Artefice ancora una volta della riapertura è Cijaru, duo curatoriale composto da Francesco Scasciamacchia e Davide De Notarpietro che, tenendo fede al progetto di dialogo tra antico e contemporaneo, passato e presente, micro e macro inaugurato lo scorso anno con la personale di Maria Domenica Rapicavoli, ha invitato Maria Papadimitriou a dar luogo ad un inedito progetto espositivo che partendo dal Salento approdasse ad una riflessione piĂš generale, transitando dal particolare allâuniversale. Elemento generativo dellâintervento idruntino, intitolato âNon-existing paradiseâ e curato da Gabi Scardi, è il mosaico pavimentale della Cattedrale idruntina, quasi un passaggio obbligato per quanti, artisti e non, approdano nel Salento. Il mosaico, infatti, oltre ad offrire uno straordinario atlante iconografico su cui riflettere e da cui trarre ispirazione, rappresenta un insostituibile condensato di cultura medievale in cui religioni, credenze, tradizioni e saperi si incontrano e si intrecciano in unâinestricabile matassa da cui è impossibile trarre un filo senza dipanare lâinsieme. Maria Papadimitriou tenta questa operazione facendone derivare un rinnovato incontro tra sensibilitĂ mediterranee e dando forma ad un dialogo tra Oriente o Occidente da cui emerge un nuovo anelito alla trascendenza. Abbiamo incontrato lâartista per farci raccontare genesi e sviluppo del progetto.
Il tuo lavoro è fortemente incentrato sulle relazioni e generalmente riflette i contesti in cui operi. Ma quando crei unâopera da quali elementi parti?
Indago su progetti basati su processi collaborativi e attivitĂ collettive che evidenziano lâinterconnessione tra arte e realtĂ sociale. Nel caso di Torre Matta ho fatto una grande ricerca sul mosaico della Cattedrale Santa Maria Annunziata di Otranto che esprime un labirinto di religioni. Sono venuta ad Otranto per visitare il mosaico ma anche il topos. Mi sono sentita molto toccata dal paesaggio degli ulivi morti e pensando al mosaico sono tornata allâidea del mosaico stesso: la natura, gli esseri umani e gli animali dovrebbero vivere in armonia. LâAlbero della Vita mi ha fatto pensare al nostro presente: guerre, pandemie, crisi socio-economiche, la natura che sta morendo. Del resto cerchiamo di risolvere il mistero dellâinizio di tutto. Abbiamo solo la prima foto del buco nero e con il nuovo telescopio siamo molto vicini a scoprire come è stato creato lâuniverso. Nei diversi simboli di tutte le religioni â buddismo, mitologia greca, ebraismo, islamismo â vediamo il bene e il male, la punizione e il perdono, lâinferno e il paradiso perduto.
âNon-existing Paradiseâ è il progetto ideato per Torre Matta a Otranto. Puoi spiegare il titolo e come esso descrive il progetto?
La mostra si presenta come una sorta di paesaggio animato da sculture animali che rappresentano i regni della terra, dellâacqua e del cielo, installazioni che evocano la torre di Babele, lâarca di Noè, palazzo, regalitĂ e ricerca di saggezza; al centro la figura ibrida di un re-pastore, uomo e animale allo stesso tempo. In questo paesaggio si manifestano le tensioni sottese alla realtĂ , del passato e dellâoggi: vita e morte, aspirazione a risorgere e crolli catastrofici, natura e cultura, umanitĂ e animalitĂ . Non-existing paradise è unâaffermazione in cui si è persa la visione non gerarchica e non antropocentrica del mondo. Il disastro ecologico che vediamo ora in Puglia, rappresentato in questa mostra da un ulivo morto da xylella (parallelo e controparte dellâalbero della vita del mosaico, simbolo di rinascita) non è un problema locale ma ci dice molto sul modo in cui abbiamo pensato fino ad ora: lâassunzione della superioritĂ dellâuomo sulla natura e sul regno animale in generale. Tra gli altri elementi che popolano Non-existing paradise, un uccello, un pesce, un leone, una canzone â Segmenti Uno dellâartista Demetrio Stratos â evocano il linguaggio non umano, la parola perduta o mai posseduta di creature nascoste nellâombra. Questa voce esprime una lotta interiore ancestrale, radicale, indicando allo stesso tempo la nostra natura animalesca. Il paradiso perduto, o il paradiso inesistente, se da un lato mostra il disastro della visione antropocentrica, dallâaltro potrebbe rivelare un paesaggio popolato da animali, la natura rigogliosa e lâindiscussa presenza delle donne (celebrata dalla figura di Eva nella mostra).
Nel 2015 sei stata invitata a rappresentare la Grecia alla Biennale di Venezia. Hai deciso di trasferire la vecchia bottega di un venditore di pelli al padiglione nazionale. Come è nata lâidea di Agrimika e come pensi che rappresentasse il tuo Paese allâepoca?
Why Look at Animals â Agrimika è un adattamento poetico di una strada di Volos con un negozio di pelli di animali al centro, una taverna e uno studio dâartista. Attraverso questo lavoro ho ritratto un individuo, una situazione locale, un paese e una svolta geopolitica. Allo stesso tempo esprimo una questione universale verso gli âaltriâ, per esempio gli animali, verso i quali possiamo comportarci nei modi piĂš arbitrari, spudoratamente, senza limiti e senza pensare a quanto possa essere ingiusto. Lâopera spiegava come si possa creare un margine per confinare lâaltro, lo straniero, il diseredato, lâincomprensibile o il resistente, ma anche sulla discriminazione e la paura, e sui valori o la mancanza di essi. Why Look at Animals â Agrimika richiamava lâattenzione critica sulle tensioni e sui problemi della Grecia nel presente. La Grecia è un paese che non è riuscito completamente a modernizzarsi. Presa da una sorta di inerzia, resiste alle regole e alle norme internazionali; in un certo senso, resiste ad essere addomesticata. Per questo, in nome dellâefficienza, è stata spinta ai margini della struttura politica e ha rischiato di essere espulsa dallâUnione Europea. Lâinstallazione era densa e carica perchĂŠ si tratta di una realtĂ complessa e stratificata. Soprattutto parlava della controparte del successo; tutto era in contrasto con lâeroico e la glorificazione.
Il progetto per la Biennale era curato da Gabi Scardi, che oggi cura anche il tuo lavoro a Otranto. Come è nato il vostro rapporto di lavoro e su quali basi si fonda?
Il nostro primo progetto insieme faceva parte del progetto europeo âIn Itinereâ, ideato da Nicola Sansò, nel Salento. La mostra si è svolta nel 2003. Come lâattuale Non-existing Paradise, anche in quel caso la mostra è staata generata da unâesperienza diretta sul territorio. La mia installazione era in un paese che fa parte della GrecĂŹa Salentina a Sternatia presso lâex Convento dei Domenicani.Prima dellâintervento abbiamo trascorso lunghi periodi viaggiando per la Puglia. Abbiamo avuto una comunicazione fantastica. Da quel momento in poi abbiamo realizzato tanti progetti insieme. Per quanto riguarda Why Look at Animals â Agrimika Gabi ha avuto lâidea di propormi per il Padiglione Greco. Era un invito aperto, Gabi ha presentato il mio lavoro e ci siamo riusciti.
La Puglia è sempre stata una terra con un legame speciale con la Grecia. Otranto è il tuo primo lavoro in Puglia?
Câè un legame speciale tra Puglia e Grecia, non câè dubbio, una vera consonanza a livello umano e culturale. Del resto la Puglia è sempre stata crocevia e frontiera, luogo di incontro e confronto. Pensiamo ad esempio alle persone che parlano il Griko, una lingua speciale parlata nella GrecĂŹa Salentina. Il Salento è un microcosmo le cui identitĂ e socialitĂ sono profondamente radicate in un clima di tipo mediterraneo; la sua posizione geografica ne ha fatto anche il luogo per eccellenza di una storia di integrazione e assimilazione di popoli e culture diverse. Uno di questi è Sternatia, dove sono stata invitata per la prima volta da Gabi Scardi nel 2003 nel progetto âInitinereâ di Nicola Sansò per realizzare un intervento nellâex convento dei Domenicani.
Ritieni che questo antico legame tra le due sponde dellâAdriatico abbia in qualche modo influito sulla concezione del progetto da realizzare ad Otranto?
Il mosaico stesso ha direttamente a che fare tanto con la mitologia greca quanto con la vita reale. Nel Salento inoltre ci sono molti nomi greci tra i villaggi, paesaggi simili, caratteristiche mediterranee simili tra le persone. Câè una sorta di tratto che ci appartiene. Câè una generositĂ speciale, ti senti come a casa e senti che condividiamo la stessa cultura. Sono molto contenta di essere ad Otranto e per lavorare qui ho conosciuto tante persone diverse, ho frequentato tanti laboratori diversi e ho lavorato con tante persone fantastiche che ho incontrato durante questo viaggio meraviglioso. Per me è stato come essere autoctona. Qui mi sento a casa e questo è il valore di questi progetti. Penso di avere una famiglia qui ora.
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