Drawing Machine #8, Marco Emmanuele – Casa Vuota

di - 5 Dicembre 2020

Con Drawing Machine #8 di Marco Emmanuele, a cura di Francesco Paolo Del Re e Sabino de Nichilo, gli ambienti di Casa Vuota si trasformano in un dispositivo meccanico in cui si colloca il segno, progettato in ogni singola variabile, in ordinamenti mirati e subitanei che coinvolgono direttamente nell’azione l’osservatore, guidato artefice di variazioni formali orchestrate dall’artista.
Binari e segmenti metallici, come fossero anelli ferroviari che percorrono gli ambienti, sono uniti a formare un meccanismo funzionale articolato in ogni stanza, costruito appositamente per lo spazio espositivo che diviene luogo di produzione collettiva, oltre la fruizione.
Il disegno nelle sue angolazioni, distorsioni, alterazioni, si attiva in un atto creativo che unisce processo meccanico e processo espressivo, razionalizzato nella produzione di segni mediati dal rapporto tra spazio espositivo e macchina.
Drawing Machine #8, calibrata e delineata appositamente per le stanze di Casa Vuota, ne demarca i passaggi, conducendo i movimenti del fruitore nel suo intorno, chiamandolo ad interagire, quasi esigendone l’uso. La macchina è strumento di interazione tra artista, fruitore e spazio, che estende, nei sui bracci metallici e nei suoi snodi, un fondamento poetico espresso nel disegno, nel gesto inaspettato per direzionalità ed effetto a cui il pubblico si affida, lasciando a guida dei propri movimenti e tratti grafici l’intenzionalità dell’artista.
Ogni fruitore, disposto lungo le diramazioni meccaniche, impugna con le dita occhielli d’acciaio e pennarello, tratteggiando linee su carta, cartografie di nuovi immaginari, itinerari e rotte che materializzano opere e legami esperienziali.
I segni, tracciati e disposti al momento dalla reciprocità dei gesti comuni, conducono a deformazioni variabili, tante quante le postazioni di disegno, ognuna misurata e determinata da Marco Emmanuele che, nella serialità di ogni processo esecutivo, instaura un’azione sinergica e simultanea con i soggetti partecipanti, un legame che dà forma all’esperienza, nell’ascolto e nella partecipazione di un fare creativo.
«La macchina è una longa manus pragmatica del suo ideatore. Egli le conferisce una struttura e però una “facoltà operativa dietro comando”. E il comando è il disegno» scriveva Carlo Emilio Gadda nella sua Lettera al Direttore Leonardo Sinisgalli, sul secondo numero della rivista “Civiltà delle macchine” (Anno I, n.2, Marzo 1953), di questo disegno la mostra interroga i codici nell’atto del loro compimento, come visione e vissuto dello spazio espositivo, che va ad intervenire nell’orientamento del tratto, innestandosi su un preciso punto di vista.

Marco Emmanuele, Drawing Machine #8, Casa Vuota

La sfera percettiva ed emotiva è sollecitata non su un oggetto rappresentato, ma sulla relazione che intercorre, tra la mano che crea, l’inconsueto rivelarsi della forma, la capacità di inerire all’intenzione artistica e l’unicità della distorsione.
Il dialogo tra gli artefici passa attraverso la mano e il segno, lungo le linee tratteggiate, nella sequenza di movimenti, percepite dall’occhio durante la realizzazione, nella costruzione di cognizione e connessioni che si configurano nell’azione cooperante, in una subitanea continuità tra l’agire collettivo e il processo visivo.
Il pensiero diviene linea in via di formazione, manifestazione di un funzionamento concretizzato dal tratto di piĂš mani, visibili come apparizioni successive che animano il foglio, indotte dal braccio meccanico.
La forma di comunicazione più essenziale e sostanziale che unisce pensiero e gesto nella definizione di una propria percezione dello spazio, dell’altro, dell’oggetto, si amplia nel cortocircuito tra artista e pubblico, nella decostruzione del ruolo dell’osservatore, che instaura un rapporto confidenziale e interattivo, figurando e ridefinendo l’esperienza fruitiva in termini di sollecitazione manuale e costituzione di un grado variabile di ritorno interpretativo.
La mostra Drawing Machine #8 aperta fino al 31 dicembre 2020 si può visitare esclusivamente su prenotazione.

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

L’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con la poetica dell’antifragile di Margaret Whyte

Margaret Whyte rappresenterĂ  l’Uruguay alla Biennale di Venezia 2026, con un’installazione che intreccia tessuti e resti tecnologici per riflettere sul…

14 Marzo 2026 11:30
  • AttualitĂ 

Chi ha bisogno del vero nome di Banksy? Anonimato e potere in cinque opere chiave

L’inchiesta di Reuters sull'identitĂ  di Banksy apre una domanda: a chi giova conoscere il suo vero nome? Un’analisi del suo…

14 Marzo 2026 10:51
  • Mostre

Nella soglia della pittura: Bonenti, Kokanovic e Zolfaghari alla Galleria Heimat di Roma

Alla Galleria Heimat di Roma il progetto di Pamela Berry riunisce gli artisti Manuela Kokanovic, Giovanna Bonenti e Benymin Zolfagari…

14 Marzo 2026 10:30
  • Cinema

I Peccatori: sedici nomination e nessun miracolo

Il caso del nuovo film di Ryan Coogler, con il numero piĂš alto di sempre di candidature agli Oscar, racconta…

14 Marzo 2026 10:00
  • Arti performative

La scrittura del corpo nell’epoca dell’algoritmo: il progetto di Matilde de Feo

Al Complesso Monumentale del San Giovanni di Catanzaro, il progetto di Matilde de Feo esplora il rapporto tra corpo, immagine,…

14 Marzo 2026 9:30
  • Mostre

Il diario visivo di Nina Ćeranić in mostra a Venezia

Fino al 18 aprile 2026, la galleria A plus A a Venezia ospita la mostra “As I Shape the Object,…

14 Marzo 2026 0:02