Giacomo Balla, Feu d’artifice, 1917
“Non si parli solo di Covid e di Trump. Non dimentichiamo i problemi legati all’ambiente” così l’artista Olafur Eliasson, durante l’incontro online organizzato dalla Fondazione Crc e dal Castello di Rivoli, ha esordito nel presentare la sua opera The Sun Has no Money, in mostra al Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo per la mostra “E luce fu…”, posticipata fino al giugno 2021. “Nel 2007 non si parlava altro che di crisi finanziaria” ha spiegato Eliasson collegandosi al periodo in cui è nata l’opera, “lo capisco, ma oggi come allora, il rischio è di dimenticarsi di altri problemi importanti come la crisi ambientale”. Il tema ambientale è proprio al centro di The Sun has no money. Realizzata in piena crisi finanziaria, con elementi semplici quali sei semicerchi circolari che riflettono la luce di due fari da teatro, ha portato l’artista allo sviluppo di un altro importante progetto “The Little Sun”: un piccolo pannello solare portatile che ha permesso di avere luce in quei paesi in cui l’elettricità non è accessibile a tutti.
Con quest’opera, Eliasson ha raggiunto quello che è sempre stato il sogno di molti artisti ovvero di rendere “A work of art that work in life”, cioè “Un’opera che è funziona nella vita reale”. The Sun has no money ci permette di scandagliare l’ambiente circostante e di vederlo in modo diverso. E questo è l’obiettivo di Eliasson, darci una nuova prospettiva, un nuovo modo di guardare le cose. “Questo lavoro è veramente al centro di una riflessione sul valore dell’energia solare da usare con una prospettiva diversa”. Realizzata nel 2008 per la mostra “50 lune di Saturno” al Castello di Rivoli, è in esposizione insieme alle opere di altri tre grandi artisti Balla, Fontana e Leotta, i quali hanno contemplato e rielaborato nel loro lavoro il concetto di luce. Luce che come l’ha definita la curatrice Carolyn Christov-Bakargiev “anche se solo apparentemente assente, è alla radice della nostra esistenza”.
Il percorso è un racconto cronologico: si parte dall’opera di Giacomo Balla del 1917, Feu d’artefice, realizzata durante gli anni del Futurismo, vero e proprio teatro sulle note di Igor Stravinskij. Le forme geometriche luminose rappresentano proprio gli stati d’animo dei fuochi d’artificio che la musica di Straviskij aveva inspirato in Balla; Ambiente spaziale è il lavoro in mostra di Lucio Fontana, un’installazione buia fatta eccezione di piccoli cerchi fluorescenti per un’esperienza totale dello spettatore fisica e psicologica; passando poi all’esplosiva opera di Eliasson, si arriva infine al contemporaneo Renato Leotta con Sole 2019-2020. Attraverso l’uso di vecchi fanali della auto Fiat, Leotta illumina parti del complesso monumentale di San Francesco, altrimenti poco visibili. Uno sguardo verso il futuro con un occhio di riguardo al passato.
É in programma fino al prossimo 7 giugno, a Ulassai, la seconda edizione della Biennale d’Arte Contemporanea
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