Maestri italiani da riscoprire: Enrico Castellani in mostra a Londra

di - 14 Dicembre 2020

La galleria Lévy Gorvy inaugurerà a gennaio nella sua sede di Londra la prima mostra dedicata a sculture murali inedite realizzate da Enrico Castellani, tra i massimi esponenti dell’Avanguardia europea post-bellica. Si tratterà della prima presentazione nel Regno Unito delle sculture che impegnarono Enrico Castellani (1930-2017) nei suoi ultimi anni. Alcune opere di particolare rilievo saranno esposte in anteprima al 40 di Albemarle Street, in anticipo rispetto all’inaugurazione della mostra vera e propria, che avrà luogo dal 15 gennaio 2021 al 22 di Old Bond Street.

Realizzate tra il 2006 e il 2013, le opere esposte evocano importanti legami con le prime realizzazioni in metallo dell’artista e dimostrano ancora una volta la sua abilità nell’oltrepassare i confini di materialità e spazio. Dai primi anni ’60 in poi, Castellani ha sperimentato con ottone, zinco, bronzo e altro materiale plastico o duttile. Il vivo interesse per le superfici a specchio, oltre agli esperimenti in cui il vetro era combinato con interni argentati, hanno rappresentato il catalizzatore delle sue ultime serie in alluminio. Nei primi anni 2000, gli sforzi di Castellani per impiegare la fusione dell’alluminio ispirarono l’autore e collezionista Matteo Rondanelli a suggerire la realizzazione di una serie di sculture. Castellani e Rondanelli ricercarono insieme il più abile artigiano della Lombardia specializzato nel processo di fusione dell’alluminio per ottenere una densità e una lucentezza che Castellani considerava di gran lunga superiore agli effetti del bronzo fuso, impiegato tradizionalmente.

Simili ai suoi dipinti soltanto in apparenza, le sculture murali di Castellani sono caratterizzate da una presenza distintiva in grado di generare straordinarie esperienze visive grazie alle loro superfici e al modo in cui queste ultime occupano lo spazio. Riunite per la prima volta, le opere rappresentano allo stesso tempo sia il culmine che il riassunto di decenni d’instancabile sperimentazione nelle iterazioni delle sue opere della serie Superficie. I pezzi forti dell’esposizione includono Superficie argento (2006) e la rara Superficie rossa (2006). Queste e altre opere provenienti dalla stessa serie storica sono accostate a una scultura senza titolo del 1973 composta da quattro bilance, un lavoro che mostra, ancora una volta, la volontà di Castellani nell’investigare lo spazio, positivo e negativo.

La vita e la ricerca di Enrico Castellani

Nato nel 1930 a Castelmassa, un piccolo comune in provincia di Rovigo, nei primi anni ’50 Castellani si spostò in Belgio, dove studiò arte e architettura all’Académie Royale des BeauxArts e all’École Nationale Supérieure d’Architecture et des Arts Décoratifs de la Cambre. Dopo essersi trasferito a Milano nel 1956, l’artista cominciò a realizzare opere con l’obbiettivo di sfidare la separazione convenzionale tra pittura, scultura e architettura, ricercando un paradigma in grado di combinare diversi aspetti delle tre discipline. Nel 1959 realizzò la prima opera della sua celebre Superficie, una serie caratterizzata dalle sporgenze ritmiche e dalle recessioni della superficie monocroma, solitamente tesa su una rete di chiodi.

Le opere di Castellani sono presenti nelle più importanti istituzioni museali del mondo, tra cui il Centre Georges Pompidou, a Parigi, la Fondazione Prada, a Milano, il Walker Art Center, a Minneapolis, il MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma, Peggy Guggenheim Collection, a Venezia, il Guggenheim di Abu Dhabi e la Collezione Maramotti, a Reggio Emilia. Castellani ha rappresentato l’Italia alla Biennale di Venezia nel 1964, nel 1966 e nel 1984.

La sua ricerca ha rivestito un ruolo centrale nell’ambito di “ZERO: Countdown to Tomorrow, 1950s-60s”, una mostra organizzata presso il Solomon R. Guggenheim Museum, a New York, nel 2014-15, avente come oggetto il Group Zero, un network internazionale di artisti – tra i quali Piero Dorazio, Arnaldo Pomodoro e Yves Klein – che hanno sperimentato nuovi approcci alla luce, al movimento e allo spazio, nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale.

Enrico Castellani, Superficie rossa, 1961

Castellani morì nel dicembre 2017, a 87 anni. «Morto Enrico Castellani. Un saluto devoto all’artista e all’uomo discreto. Ne sentiamo ora di già il vuoto», così lo ricordava Pierpaolo Calzolari, suo grande amico.

Lévy Gorvy ha collaborato con Enrico Castellani sin dal 2007 e ha curato diverse esposizioni delle sue opere a New York e a Londra, tra cui “Local History: Castellani, Judd, Stella”, nel 2014-15, e diverse pubblicazioni, come Enrico Castellani, nel 2016. La pubblicazione del terzo volume del catalogo ragionato di Castellani, riferito agli anni 2006-2016 e comprendente un inventario completo di tutte le sue sculture, è prevista per i primi mesi del 2021.

Nata a Modena nel 1998, sta concludendo la laurea triennale in Economia e gestione dei beni culturali e dello spettacolo all’Università Cattolica del Sacro Cuore, sede di Milano. Parallelamente ha lavorato come intern alla Collezione Maramotti a Reggio Emilia, e successivamente presso il Center for Italian Modern Art (CIMA) a New York.

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