Frammenti di storie, traumi e sogni di Ian Tweedy, a Bergamo

La memoria personale è, inevitabilmente, un elemento importante della pratica artistica di Ian Tweedy: nato nella base militare americana di Hahn, in Germania, la sua vita è fin da subito ben distante dall’essere ordinaria. C’è nella sua arte una tensione continua fra estraneo e personale, casuale e ordinario all’interno di una Storia che si fa in ricerca costante di nuovi significati per concetti archetipici come identità, libertà, appartenenza, ormai brandizzati dall’arte americana dedita al consumismo.

Ian Tweedy, Left behind, 2022, installation view, The Drawing Hall, Bergamo. Courtesy l’artista e The Drawing Hall. Photo credits Walter Carrera

Diretto è, nella sua opera, il confronto con l’arte europea, più intima e iconografica, a cui l’artista risulta maggiormente affine anche per formazione, in quanto pur vivendo e lavorando oggi a New York, si è diplomato alla NABA di Milano entrando a far parte di diritto nel contesto di The Drawing Hall. Si tratta di uno spazio, quello di The Drawing Hall, fortemente voluto da Walter Carrera, visual designer e fotografo, Marco Marcassoli, regista e fondatore di Yanzi Srl, e Andrea Mastrovito, artista. L’intento che si pone è quello di tracciare una linea attraverso cui seguire il percorso e il ruolo del disegno nel contesto artistico italiano contemporaneo.

Ian Tweedy, Left behind, 2022, installation view, The Drawing Hall, Bergamo. Courtesy l’artista e The Drawing Hall. Photo credits Walter Carrera

La personale di Ian Tweedy, dal nome “Left Behind”, chiude il primo anno del progetto ed è accompagnata, come sempre, da un documentario prodotto da Yanzi srl corredato da un testo, il Quaderno n.5, della curatrice Elisa Carollo. Entrambi ripercorrono la pratica dell’artista e gli elementi cardine della sua carriera. L’apertura della mostra è stata anticipata da un talk presso l’Accademia di belle arti Carrara di Bergamo, l’11 novembre, mentre l’inaugurazione è avvenuta il 12 novembre. Entrambi gli eventi si sono tenuti in luogo di ArtDate, il festival di arte contemporanea di Bergamo organizzato da The Blank.

Ian Tweedy, Left behind, 2022, installation view, The Drawing Hall, Bergamo. Courtesy l’artista e The Drawing Hall. Photo credits Walter Carrera

Gli elementi intorno a cui prende forma il percorso espositivo, che sarà visitabile fino al 3 dicembre 2022, sono la traccia come segno del proprio passaggio sulla Terra e, in particolare, il muro. Non solo confine ma anche luogo di espressione artistica, il muro è un elemento ricorrente nell’opera di Tweedy che ne ha fatto punto di partenza della sua arte ancora inconsapevole con la firma illegale di Dephect. Riferimenti alla propria vita e al suo archivio fotografico personale si alternano in una serie di inediti realizzati su frammenti di fogli in cui la pittura ad olio si fonde con il disegno. A conclusione, The State, una serie di interventi su vecchie foto in bianco e nero di muri di prigioni statali.

The Drawing Hall si è riconfermato ancora una volta, dopo le recenti personali di Andrea Mastrovito, Stefano Arienti, Gian Maria Tosatti e Luisa Rabbia, come uno spazio di ricerca innovativo e soprattutto necessario per il mondo dell’arte contemporanea.

Ian Tweedy, Left behind, 2022, installation view, The Drawing Hall, Bergamo. Courtesy l’artista e The Drawing Hall. Photo credits Walter Carrera

Intervista a Ian Tweedy

Qual è il percorso che ti ha portato alla street art e ai graffiti per poi approdare al disegno?

«La street art non esisteva ancora. La maggior parte dei graffiti veniva realizzata con bombolette spray e utilizzare il pennello era considerato un tabù. Non ho mai usato un pennello, ho sempre pensato potesse sembrare un tradimento, in un certo senso. Sembra folle, pensandoci oggi, ma possiamo immaginare cosa significhi dipingere un murales enorme senza nemmeno toccare il muro. A un certo punto ho iniziato a definire i miei lavori come arte, è accaduto dopo aver visto “Reconciliation Elegy”, il grande intervento di Robert Mothewells conservato alla National Gallery of Art a Washington DC. Subito dopo, sono tornato immediatamente in hotel, nella mia stanza, per disegnare un progetto destinato a un treno merci che avrei voluto dipingere. A quel punto io non riuscivo a capire perché i miei graffiti non fossero arte. L’azione, tra pittura e astrazione, ne rappresentava la gran parte dato che per lo più il pubblico non era comunque in grado di leggere le lettere. Per cui il disegno è stato fondamentale, senza non avrei potuto capire cosa stesse per accadere o cosa sarebbe potuto accadere».

Plan A, 2008, Pencil on paper, 190 x 122 cm

Che significato ha per te il disegno?

«Il disegno è una storia. È come una pietra per un muro che, oltre a non finire mai, sta sempre cadendo a pezzi. La pittura a olio è ideale per disegnare, partendo dal presupposto che può essere usata con una matita e un pennello umido, anche nello stesso momento. È la pennellata che ne definisce il percorso».

Left behind 3, 2022, oil on paper 96.5 x 129.5 cm

Le tue sono opere mai silenziose, che narrano storie di cui l’artista è portavoce e tramite. L’autobiografia si trasforma in biografia collettiva, la Storia e la storia personale si mischiano arbitrariamente con volti, immagini, epoche come fissati in un eterno ritorno. Qual è il tuo rapporto con il reale presente e passato?

«Dove possiamo andare? Il passato è un insieme di infiniti binari, in cui si può saltare da uno all’altro. La storia è da sempre un treno ad alta velocità. Stiamo viaggiando troppo velocemente per capire davvero dove siamo diretti. Posso tracciare delle mappe e abbozzare dei piani ma mi sento smarrito. Stiamo andando indietro o avanti? In questo percorso incontro frammenti di storie di altre persone, traumi e sogni. Poi mi metto a osservare tutti i pezzi che ho raccolto, li metto insieme e li faccio cadere sul pavimento quando me ne vado. Paga il biglietto e trova il tuo post!».

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