Francesca Leone, Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste – Gallerie d’Italia

di - 7 Ottobre 2021

Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste.
Elementi che si sommano alla realtà, per darle linfa nuova.
Mentre tutto intorno è smog, disordine, pandemia.

Alle Gallerie d’Italia, nel cuore di Milano, l’artista Francesca Leone dialoga con lo spazio e gli conferisce una forma inedita, fatta delle sue linee, della sua immaginazione, di quei materiali di scarto di cui la città è piena e che nessuno sembra più considerare. Otto opere in cemento, ferro e lamiera si appropriano così della Sala delle Colonne e la animano con quegli stessi rifiuti – un tempo necessari – ora abbandonati, ridotti a brandelli arrugginiti. E allora non resta che recuperarli, accettarli in quella imperfezione, per donar loro ulteriori gradi di libertà.

C’è una superficie attraversata da circuiti elettrici che si trasforma in rilievo, quasi uno stiacciato realizzato con cura; c’è un grande rotolo di lamiere che emerge al centro della sala e ondeggia, screpolato, rivelando le cicatrici del tempo; e ancora un ritratto di famiglia, un soffitto in cemento, feltro e maglie di ferro tramutato, crollando, in un insolito tappeto. Come un moderno Tinguely, Francesca Leone stravolge la funzione di vecchi rottami e ridisegna, sognante, una città che resiste. I suoi materiali di scarto rievocano con forza gli antichi splendori – o quella vita che avrebbero avuto se, in passato, non fossero stati gettati via.

Ripensamento dello spazio, rinascita, attenzione per l’ambiente, troviamo tutto questo nella mostra di Francesca Leone. Ma non solo, perché, alle Gallerie d’Italia, i suoi lavori conversano silenziosi con due opere delle collezioni Intesa Sanpaolo, arricchendo quel dialogo desueto di una dimensione che è anche temporale. Prima con Dai gradi di libertà: recupero e reinvenzione (1975) di Ugo La Pietra, che dà il nome alla mostra e punta l’attenzione sui residui ammassati nella città; poi con Senza titolo (1948) di Mimmo Rotella, realizzato prima dell’invenzione di quei décollage che, dagli anni ’50, diverranno il suo inconfondibile marchio di fabbrica.

È tempo di rimodellare questo mondo effimero, distratto – senza negarlo.
Di creare qualcosa di nuovo, senza inventarlo del tutto.
Ulteriori gradi di libertà, nella città che resiste.

Articoli recenti

  • Mostre

It’s Cold Outside. Alessandro Artini protagonista a Ortisei

Fino al prossimo 15 marzo, a Ortisei, la Galleria Doris Ghetta ospita “It's Cold Outside”, mostra personale di Alessandro Artini,…

20 Febbraio 2026 0:02
  • Fotografia

90 anni di fotografia italiana e non solo, in bianco e nero: la mostra a The Pool di Milano

Gli spazi di The Pool NYC di Milano ospitano il secondo capitolo di un ambizioso progetto espositivo dedicato al grande…

19 Febbraio 2026 18:30
  • Fiere e manifestazioni

Investec Art Fair apre le porte a Cape Town: la proposta delle gallerie italiane

Apre le porte la 13ma edizione di Investec Art Fair di Cape Town: cinque gallerie italiane costruiscono percorsi distinti, tra…

19 Febbraio 2026 17:39
  • Beni culturali

Campanile di Giotto, al via i restauri: un investimento da 60 milioni per Piazza del Duomo a Firenze

Al via il restauro integrale del Campanile di Giotto, mentre sono in conclusione i lavori al Collegio Eugeniano e prosegue…

19 Febbraio 2026 17:03
  • Mostre

La promessa latente nella fotografia perturbante di Linda Fregni Nagler

Con una serie di opere realizzate nell’arco degli ultimi vent’anni, la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di…

19 Febbraio 2026 16:45
  • Arte contemporanea

Collezionare significa costruire un ecosistema complesso: intervista a Eugenio Sidoli

Amministratore delegato di Max Mara e fondatore, insieme alla moglie Sandra Varisco, di SpazioC21 di Reggio Emilia, Eugenio Sidoli ci…

19 Febbraio 2026 13:54