Galleria Continua: The Ability to Dream, 2022. Courtesy Sky Arte e Tiwi
ÂŤLâarte è un dono e ha valore solo quando viene condivisaÂť, asserisce Antony Gormley nel docu-film The Ability to Dream che celera i trentâanni di attivitĂ della Galleria Continua presentato il 24 settembre, nella sua storica sede a San Gimignano. Ad accompagnare lâevento una grande mostra (visitabile fino al 30 ottobre) diffusa negli spazi della galleria nel cuore del paese â la cisterna, lâArco dei Becci, gli appartamenti al Leon Bianco e la torre â con unâopera per ciascuno dei sessantasei artisti della galleria, una ricognizione di tutti progetti conclusi dellâAssociazioni Arte Continua sul territorio e la presentazione di quelli futuri.
Il documentario, prodotto da Sky Arte e TIWI, parte dal 1990, anno in cui Mario Cristiani, Lorenzo Fiaschi e Maurizio Rigillo danno inizio allâavventura che li poterĂ da un piccolo spazio a San Gimignano alle otto sedi di oggi, tra Toscana, Pechino, Los Moulins, LâAvana, Roma, San Paolo, Parigi e Dubai. Settanta minuti di interviste appositamente realizzate, fotografie e filmati dâarchivio che si intrecciano ripercorrendo la storia della galleria soprattutto come âstoria vissutaâ di unâutopia divenuta oggi unicum assoluto nel panorama del sistema dellâarte internazionale.
Il racconto è affidato alle voci dei fondatori intrecciate a quelle di Silvia Pichini, Angela Vettese, Marisa Borghi, e vari artisti, tra cui Michelangelo Pistoletto, Giovanni Ozzola, Antony Gormley, Anish Kapoor, Pascale Marthine Tayou, passando per un omaggio a Chen Zehn.
La narrazione esula dalla ricostruzione didascalica di tappe ed eventi per portare allo spettatore la forza dellâutopia, lâaccettazione del rischio, lâadrenalina e i timori di buttarsi a capofitto in progetti che â come ricordano i galleristi â da business plan sembrano votati al fallimento e invece scrivono pagine nuove nella storia dellâarte contemporanea e in quella degli artisti.
Il documentario è costellato della narrazione di episodi raccontati dai fondatori, come la prima ammissione ad ArtBasel che lasciò increduli i fondatori della galleria o lâapertura della sede in Cina, che nellâimmediato non porta il successo di vendite atteso, ma pone la galleria in una nuova dimensione intercontinentale.
Per tutta la durata del docu-film il racconto si muove tra la sua straordinarietĂ resa evidente da progetti, testimonianze degli artisti e lâevidenza dei risultati, ma si mantiene distante dalla celebrazione tuot court grazie allo spazio dedicato agli aspetti della costruzione quotidiana del percorso, ai suoi rischi, allâimpossibilitĂ di prevedere i risultati di determinate scelte, alle paure insite in esse, di unâavventura la cui particolaritĂ si legge con maggior luciditĂ a posteriori, ma che nel suo divenire ha fatto i conti anche con tutti gli aspetti prosaici del navigare a vista.
Il documentario trova ampio respiro nel ricercare vari fattori con cui la storia della galleria si è interfacciata, in un intreccio di fatti e casualitĂ che ne ha definito il percorso: dalla figura di Luciano Pistoi, con cui i tre fondatori, giovanissimi, stringono amicizia, ne assorbono la mentalitĂ rispetto alla creazione artista e al rapporto con il territorio, e entrano nel suo mondo popolato di artisti ai massimi livelli. In un certo momento lo ereditano â in senso lato â e quel punto sta a loro scommettere tutto su questo modo di intendere lâarte contemporanea, tentare lâintentato oppure no. E loro accolgo questa sfida, dai confini labili, dalle prospettive incerte, che richiede istinto, tenacia e una buona dose di visionarietĂ , come loro stessi ricordano a piĂš riprese nel documentario.
Agli esordi tanti sono gli stimoli anche gli ostacoli per cui è necessario pensare soluzioni non convenzionali. Da un lato ci sono lâarte contemporanea e la voglia di fare, dallâaltra un territorio meraviglioso, ma lontano dai circuiti del sistema dellâarte e giĂ fortemente caratterizzato dalla storia dellâarte rinascimentale, con cui tutto il mondo lo identifica. CosĂŹ, a piccoli passi, i fondatori danno vita a iniziative che grazie allâimpegno diretto e generoso di artisti di levatura internazionale riscrivono il rapporto tra testimonianze dellâarte dei secoli precedenti e la contemporaneitĂ .
Sono anche gli anni dellâarte che scende nelle strade, che â come ricorda Angela Vettese â coinvolge il pubblico nelle piazze e nelle vie, e la galleria â quasi per istinto, grazie alla voglia di condividere e coinvolgere il territorio â idea progetti innovativi per il periodo, capaci di inserirsi nel dibattito sperimentale piĂš vivace.
Fin dallâinizio è presente anche, sottolinea Mario Cristiani, una rilettura del colonialismo divenuta oggi molto attuale, che nel tempo si è strutturata e espressa attraverso la scelta di artisti e sedi.
Alla fine del documentario lâaura di mistero rimane, emerge la sensazione che la storia della Galleria Continua si possa ripercorrere, raccontare, ma non racchiudere in un modello standardizzabile. Chi lo guarda per scoprire âil segreto del suo successoâ â parafrasando il titolo di un noto film degli anni Ottanta â non troverĂ formule magiche, semplicemente perchĂŠ non ci sono. Lâunica possibilità è proseguire in una âfollia continuaâ, come ricordano con ironia i fondatori, âmottoâ che ha dato il titolo anche al volume dedicato ai venticinque anni della galleria. La storia della galleria fa parte dellâarte stessa, di quel qualcosa che si può vivere e raccontare, ma mai completamente spiegare e, soprattutto, replicare. Il suo futuro è tutto da scrivere.
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