Guardare negli occhi l’invisibile: la pittura per Maya Kokocinski Molero

di - 22 Dicembre 2025

C’è una linea sottilissima che separa il visibile dall’indicibile: Maya Kokocinski Molero la attraversa con naturalezza, come se la pittura fosse un varco più che un mestiere, una disciplina di ascolto interiore capace di restituire al volto umano la sua aura misterica. Nata a Santiago del Cile, naturalizzata italiana, figlia del pittore visionario Alessandro Kokocinski e dell’attrice argentina Prudencia Molero, Maya cresce in un crocevia di linguaggi che la spinge prima verso l’archeologia, la psicologia, la paleontologia — poi verso la pittura, approdata a seguito di un anno sabbatico a Londra, quando scopre che l’arte non è un distacco dal passato ma la sua trasformazione vivente.

La sua ricerca figurativa, nutrita dalla tradizione e al tempo stesso interiorizzata secondo una sensibilità pienamente contemporanea, culmina oggi nella mostra Oltre l’istante. Ritratti, allestita al Palazzetto affacciato sulla Scalinata di Trinità dei Monti, dal 9 al 28 dicembre 2025. 15 ritratti — amici, familiari, collezionisti — costruiscono un percorso di introspezione pittorica che intreccia classicità, simbolismo e una tensione psicologica finissima. Il Palazzetto, luogo sospeso che fu cinema per Bernardo Bertolucci, diventa lo spazio ideale per un’indagine sulla soglia della presenza, come se ogni volto fosse un punto d’emersione di qualcosa che non può essere detto ma soltanto evocato.

Annamaria Pastore (Del Bufalo) 130x130cm.olio su tela

Questo carattere oracolare è colto con precisione da Dacia Maraini, autrice dell’inedito testo che accompagna la mostra: i ritratti, scrive, sembrano «In bilico fra uno stato di presenza e di assenza, in una sospensione interiore che crea inquietudine». Serpenti, gorgiere, conchiglie, parrucche, spade, lamine d’oro: segni simbolici che non decorano, ma amplificano lo spazio animico delle figure, come se il dipinto fosse una camera di risonanza in cui l’essere umano interroga se stesso.

In questo contesto prende avvio anche il progetto-pilota The Timeless Atelier Experience, sviluppato con l’Hotel Hassler: un’esperienza immersiva che permette agli ospiti di visitare l’atelier che l’artista condivide con Giovanni Tommasi Ferroni a Trastevere, assistere al processo di creazione di un ritratto, partecipare allo shooting fotografico di Luca Mazzara e seguire l’intero nascere dell’opera fino alla scelta della cornice, spesso antica. Un ritorno al tempo lento dell’atelier, inteso non come nostalgia ma come rivelazione.

Medusa pettinata 50x60cm (autoritratto)

Nei suoi ritratti il volto appare come un varco, una porta che non si apre del tutto: quale realtà vibra, secondo lei, tra l’istante visibile e ciò che rimane oltre, nel dominio sottile dell’immaginazione?

«Il ritratto è un’interpretazione. Il soggetto emana delle energie e io cerco di coglierle e di elaborarle. Il ritratto — mi piace pensare — a quel punto diventa un passaggio: uno spazio che si concede a chi osserva e sente. Il ritratto è un viaggio».

Dacia Maraini parla di una “domanda muta” che abita i suoi dipinti, una sospensione tra presenza e assenza. Qual è la natura di questa soglia? È un tempo interiore, un luogo, un’emanazione dell’anima?

«È una natura invisibile che prende forma nel visibile e si lascia riconoscere da chi sa fermarsi ad osservare. È un’energia che tocca corde diverse in ognuno di noi, perché ognuno la sente a modo suo».

I simboli che popolano i suoi lavori — serpenti, conchiglie, lame, gorgiere — sembrano organismi viventi, quasi spiriti guida. Sono elementi decorativi o entità archetipiche che rivelano energie invisibili dei soggetti ritratti?

«Sono compagni di viaggio che appaiono, sussurrano. Io non faccio che seguirli, senza sapere dove mi condurranno».

Rudolf Steiner sosteneva che l’artista non rappresenti il mondo, ma ciò che il mondo nasconde. Quando dipinge un volto, quale parte dell’essere emerge davvero per prima: la forma, il destino, o l’ombra che li precede?

«È una sinergia, in cui la forma rivela sempre altro. Io osservo, ascolto, cerco di cogliere e trasmettere ciò che la persona emana, oltre l’apparenza».

Ritratto di Costanza 60x50cm – olio e foglia d’oro incisa su tela

Il titolo Oltre l’istante suggerisce una tensione a varcare il momento. Per lei dipingere significa fermare il tempo o, al contrario, penetrarlo per scoprirne i moti segreti?

«È un invito al viaggio, all’osservare, al lasciarsi andare e al percepire. Più che fermare il tempo, per me dipingere significa attraversarlo».

Nel volto umano lei sembra cercare non l’identità ma l’eco. Quale tipo di “corpo sottile” cerca? Una memoria remota, un’inquietudine, un desiderio mai espresso?

«Non cerco, trovo. Il volto rivela da sé ciò che chiede di essere dipinto».

Il ritratto, nella sua pratica, sembra un rito di metamorfosi: la persona diventa figura, poi simbolo, poi presenza spirituale. Quale passaggio, tra questi, avverte come il più misterioso e più difficile da governare?

«È il momento in cui la materia prende forma e inizia a respirare, come se il ritratto avesse una vita propria».

Ritratto di Daniela 80x70cm. Olio su tela

Nel progetto The Timeless Atelier Experience l’atelier diventa un luogo rituale: non un laboratorio ma un tempio della trasformazione. Che tipo di consapevolezza vorrebbe generare in chi attraversa questa esperienza?

«Far partecipare il soggetto a un’esperienza creativa in cui è il fulcro di tutto. Tutto parte da lui. Io ascolto, osservo e interpreto le energie che emana».

Lei parla della pittura come “atto di fiducia nella forza misteriosa dell’immagine”. Questa forza, secondo lei, appartiene all’artista, al soggetto ritratto, o a un terzo livello — quello che viene chiamato il “mondo eterico”?

«Senz’altro a un terzo livello, a ciò che Steiner (lo abbiamo citato prima)  chiamava mondo eterico. Noi siamo come antenne: riceviamo qualcosa, lo attraversiamo e lo trasformiamo in immagine».

Se dovesse indicare il mistero che ancora la chiama, il punto in cui sente che la sua pittura sta diventando soglia verso altro, quale sarebbe? Che cosa l’anima — la sua e quella dei volti che dipinge — le sta chiedendo di ascoltare?

«Continuare ad ascoltare, senza voler capire tutto. Restare presente quando qualcosa, in un volto, chiede di emergere».

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