Hum: gli otto versi di protesta di Hajra Waheed, al Portikus di Francoforte

di - 11 Novembre 2020

Hajra Waheed ha portato al Portikus, a Francoforte, “Hum”. L’artista canadese ha dedicato la sua opera alla solidarietà internazionale e al significato della protesta sociale. La composizione musicale che accompagna l’esibizione comprende otto versi mormorati: storie di lotta contro l’oppressione e l’autoritarismo, per raccontare il dramma e le speranze dei lavoratori messi da parte.

Hajra Waheed, Hum, 2020, installation view al Portikus di Francoforte. Courtesy: Hajra Waheed e mor charpentier Gallery, Parigi. Fotografia di Diana Pfammatter

Il racconto della decolonizzazione, di Hajra Waheed

Hajra Waheed è nata nel 1980, in Canada, dove vive e lavora. Artista poliedrica, le sue attività spaziano dalla pittura alle installazioni, passando per disegno, video, scultura e souni. La sua arte riflette su tematiche come quelle del trauma e dell’alienazione di chi soffre la violenza e l’impatto del retaggio coloniale.

Hum, in lingua Urdu, si traduce “Noi” ed è simbolo dei movimenti internazionali di solidarietà nati da metà del ventesimo secolo durante la decolonizzazione del Sud del mondo. Proprio l’Urdu, lingua ufficiale del Pakistan, è collegata all’immaginario letterario e colto anche in India, mettendo insieme caratteri persiani, hindi e parole arabe.

“Hum”, in un primo momento, era stato ideato per la Lahore Biennal 02 e poi allestito nel complesso del forte storico Diwaan-i-Aam, uno spazio un tempo dedicato al popolo e alle sue rimostranze. A Francoforte, per contrasto, la sede della mostra sembra più sobria e limitata ma, nonostante cò, la forza con cui tutte queste voci creano nello spazio semivuoto un senso di comunità riflette pienamente l’obbiettivo dell’artista.

Hajra Waheed, Hum, 2020. Courtesy Hajra Waheed

Il progetto

L’esibizione vuole mettere a disposizione del pubblico una composizione musicale su larga scala e su molteplici canali, uniti a un’installazione sonora che si serve dello strumento del mormorio. Proprio questo mormorio permette all’opera di esplorare forme radicali di natura collettiva e sonora.

In questi 36 minuti di registrazione vengono infatti messe insieme canzoni di protesta provenienti sia dall’Africa che dall’Asia, cantante ancora oggi nel corso delle manifestazioni di dissenso. I versi sono scritti da due poeti: Faiz Ahmed e Muhammad al-Makki Ibraheem, rispettivamente pakistano e sudanese. Entrambi perseguitati a causa del loro attivismo nei confronti dei regimi autoritari sotto cui sottostavano. “Hum” vede inoltre una collaborazione con la musicista turca Nûdem Durak. L’artista venne arrestata nel 2015 e condannata a 19 anni di carcere per aver cantato nella sua lingua madre.

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