giardino project, ph. courtesy Grazia Amelia Bellitta, 2020
Hybrĭda Tales è la rubrica di approfondimento nata da Hybrĭda, il nuovo progetto con cui Untitled Association ha individuato oltre 200 tra spazi indipendenti, artist-run spaces, associazioni culturali e luoghi informali che stanno contribuendo significativamente ad ampliare gli sguardi sul Contemporaneo in Italia oggi.
Con un sistema di interviste a schema fisso, Hybrĭda Tales restituirà una panoramica delle realtà indicizzate, siano esse emergenti o ormai consolidate, e coinvolgerà artisti, operatori culturali, curatori, giornalisti, collezionisti, galleristi per dare vita a un archivio condiviso e collettaneo di riflessioni aperte sulle prospettive, attuali e future, del Contemporaneo.
Nell’ambito della partnership tra Hybrĭda e LAB, la sezione di ArtVerona 17 dedicata alle realtà no-profit più sperimentali sul territorio italiano, Hybrĭda Tales dedicherà sette tappe speciali agli spazi coinvolti dal progetto fieristico per questa edizione 2022.
Qui trovate tutte le puntate già pubblicate.
giardino project, a cura di Giuseppe Amedeo Arnesano, è un luogo domestico del verde rivolto al confronto critico e politico nelle pratiche artistiche e curatoriali contemporanee. Un recinto urbano dove artisti e curatori si alternano come ospiti di una breve residenza estiva. Talk, interventi site-specific e operazioni editoriali sono azione e strumento di un processo di indagine dedicato alle dinamiche culturali e alle arti visive, ripensate in una visione periferica e di provincia come quella di un paese del Sud d’Italia.
Si tratta di un giardino per ripensare lo spazio dedicato all’arte contemporanea in modo mentale e partecipato, come in un’attività di giardinaggio collettivo per le arti visive. Un luogo nel quale attivare connessioni, riflettere e ricercare un pensiero consapevole e presente di carattere politico, culturale, plurale e identitario che riparte dal territorio, coniugando in maniera elettiva arte e vita in base ai ritmi della quotidianità. Una volta l’anno giardino project affronta tematiche e indaga pratiche artistiche e curatoriali attuate sia all’interno che all’esterno della dimensione del verde. Il giardino è un microcosmo di energie rigeneranti, momento inclusivo e sperimentale nel quale condividere e consumare una visione olistica e orizzontale della società odierna.
Qual è stato il tuo approccio al contesto fieristico di ArtVerona?
«ArtVerona è una fiera inclusiva e plurale, con una progettualità dinamica e allo stesso tempo sperimentale. Ogni anno il progetto fieristico è in forte crescita per valorizzare ed entrare in contatto con il tessuto pubblico e privato della città, dimostrando un’apertura importante soprattutto per la comunità scaligera. Attualmente ArtVerona è l’unica manifestazione per l’arte contemporanea in Italia che dedica attenzione, tempo e risorse alle realtà e agli spazi indipendenti, creando connessioni e aprendo a nuove progettualità».
Come il tuo contesto di provenienza, e nel quale la tua realtà è radicata, sarà presente all’interno di LAB?
«L’attitudine è quella di proporre una dimensione artistica e curatoriale partecipata e condivisa, con un’attenzione agli artisti emergenti e alle politiche culturali del sistema dell’arte. Giardino project è all’interno di una realtà artistica e contemporanea ancora in fase embrionale, considerando che in Puglia non esiste un vero e proprio sistema dell’arte contemporanea. All’interno di LAB l’idea è quella di provare a creare e promuovere attenzioni che riguardano sia la natura del progetto, situato nel giardino del mio appartamento a Trepuzzi (a pochi chilometri da Lecce), che determinate sinergie per sostenere l’operato, l’attività e la crescita degli artisti presentati».
Cosa significa per te Riscrivere la mappa?
«Significa prendere consapevolezza di altre latitudini e longitudini, vuol dire osservare e ripensare a modi alternativi per far emergere il sommerso e le vulnerabilità, ovvero ciò che non viene curato, valorizzato, sostenuto e protetto. Riscrivere la mappa vuol dire credere nelle opportunità del presente, riconoscendo l’importanza e la responsabilità della storia.
Riscrivere la mappa in questo caso, riguarda la caducità e la fragilità delle cose in un mondo che, dopo la pandemia, si è dimostrato ancora più debole e poco inclusivo di quello che abbiamo conosciuto. Proviamo a seguire una nuova rotta sia fisica che mentale, in grado di tracciare i confini delle nuove fragilità che accompagnano questo periodo di ricostruzione sociale, culturale ed economica».
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