Luciano Fabro, Felce, 1968
Grazie a una generosa donazione della Fondazione Gerda Techow, due campioni dell’arte contemporanea italiana entrano nel Kunstmuseum Liechtenstein. Inaugurata a Vaduz, nel novembre del 2000, nella sede del Kunstmuseum è conservata la collezione statale del Principato del Liechtenstein e, tra le opere in esposizione, spiccano quelle dell’Arte Povera, alla quale il museo ha già dedicato una ampia mostra, nel 2006. Questa volta, in occasione del ventesimo anniversario del museo, la Fondazione Techow ha donato due importanti opere di Marisa Merz e Luciano Fabro, per rafforzare ulteriormente la sezione dedicata all’importante movimento artistico fondato da Germano Celant nel 1967.
Realizzata nel 1968, Scarpette è una delle prime opere di Marisa Merz. Malinconica, onirica, fugace, delicatamente intrecciata con filo di nylon, la scultura fa parte dell’ampio ciclo di lavori che Merz dedicò al contesto domestico e alla vita quotidiana, realizzate con «poco impegno e senza pretese», come lei stessa spiegava. Intrecciano la dimensione intima a quella pubblica, la serie delle Scarpette, in particolare, è legata all’infanzia della figlia Beatrice. Delle poche versioni che sono state realizzate, dal 1968 alla metà degli anni ’70, sia in nylon che in rame, questa è la prima a essere esposta permanentemente in una collezione pubblica.
Luciano Fabro espose Felce per la prima volta nel 1968, nel corso della leggendaria mostra “Arte povera più azioni povere”, promossa da Marcello Rumma all’Arsenale di Amalfi e considerata uno degli atti fondativi dell’Arte Povera. Centrale nel percorso di Fabro e iconica per tutto il movimento, Felce è una scultura in cui coesistono tutti gli elementi tipici del movimento artistico, i materiali industriali e quelli effimeri, organici e inorganici, tra alchimia e geologia, felce, vetro e piombo. «Di solito associo un elemento duro a un elemento morbido, a un elemento pesante uno leggero, il che non significa che l’elemento leggero sia il meno pesante o il duro il più fermo», scriveva Fabro.
Le opere provengono direttamente dalle collezioni dei due artisti e il Kunstmuseum Liechtenstein ha voluto esprimere tutta la sua gratitudine per la donazione, che amplia la collezione dedicata all’Arte Povera, contenente già importanti lavori di tutti gli esponenti del movimento artistico italiano, soprattutto della “fase storica”, dalla metà degli anni ’60 fino al 1971.
E grazie alla donazione, è stato possibile acquisire anche una grane opera giovanile di Steven Parrino, Crowbar, del 1987, in cui confluiscono tutti gli interessi dell’artista scomparso nel 2005. L’opera è costituita da un monumentale dipinto monocromo nero e, in un’azione documentata, si vede l’artista utilizzare un piede di porco per strappare un rettangolo di tela, rivelando così la struttura del supporto e il muro retrostante. Il lavoro è stato precedentemente presentato nella grande retrospettiva dedicata a Parrino e organizzata dal Kunstmuseum Liechtenstein nel 2020.
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