Scrivendo di Piero della Francesca, Bernard Berenson indicava l’impersonalità della sua pittura come l’aspetto più caratteristico e fascinoso. Distillando la realtà nell’alambicco della sua arte, Piero raggiunse una raffigurazione archetipica e simbolica di grande attrazione. È per questo che, nella visione quintessenziata dei suoi dipinti, l’emozione non viene rappresentata, né quella interna all’opera e ai suoi attori né, tantomeno, quella dello stesso artista, che molto spesso vediamo imprimersi nelle opere d’arte a testimonianza del temperamento dell’uomo che le ha create. Sono queste scelte a determinare un singolare effetto di astrazione che rende le raffigurazioni di Piero così affascinanti: non abbagliati da particolari espressioni emotive ci concentriamo sugli aspetti strettamente artistici – la qualità esecutiva, le proporzioni, l’equilibrio della composizione, la ricerca luministica, i valori tattili delle figure – e siamo indotti con insolita forza a indagare il significato profondo di ciò che vediamo. Contestualmente, i personaggi delle sue opere, campioni ieratici di un Rinascimento raffinato e concettuale, appaiono in nobile fierezza, lontani da passioni terrene e proiettati in un tempo immobile e distante. È possibile, poi, che questo linguaggio fosse il più adatto per la trasmissione degli alti valori matematici dell’Umanesimo di cui Piero fu un teorico di primaria importanza, autore di trattati il cui peso nello sviluppo dell’arte rinascimentale deve ancora essere del tutto chiarito. Una raffigurazione a tal punto mentale e sublimata, immune da patetismi, retorica e colore locale, avrebbe trasmesso con semplicità e immediatezza visiva le complesse elucubrazioni matematiche e filosofiche che si intuiscono dietro le sue opere.
Queste considerazioni riguardano anche gli otto pannelli del Polittico degli agostiniani, dipinto da Piero per l’altare maggiore della vecchia Chiesa di Sant’Agostino a Borgo San Sepolcro (oggi Chiesa di Santa Chiara) e giunti fino a noi dallo smembramento avvenuto nel XVI secolo. Le componenti sopravvissute della pala, che impegnò il pittore per molti anni – dal 1454 al 1469 – sono oggi custodite fra diversi musei europei e statunitensi. Al Museo Poldi Pezzoli di Milano, proprietario del pannello con la raffigurazione di San Nicola da Tolentino, è esposta – in una mostra ideata dalla direttrice Alessandra Quarto, curata da Machtelt Brüggen Israëls e Nathaniel Silver, organizzata da Lavinia Galli e Federica Manoli e coordinata da Arianna Pace – la ricostruzione del polittico, resa possibile da impegnativi prestiti internazionali. Le varie parti sono inserite in un allestimento curato dell’architetto Italo Rota e dello studio di design CRA-Carlo Ratti Associati. La visione dei pannelli riflette la giusta composizione del polittico e tiene conto della situazione di originaria illuminazione.
La mostra è corredata da una proiezione video in cui il polittico viene commentato, e in cui sono presentati i risultati della campagna di analisi condotta sulle pitture. Inoltre, l’attenzione di Piero per i dettagli con cui le figure sono arricchite, ha permesso ai curatori di sviluppare un percorso interno al museo, in cui accessori e ornamenti dei protagonisti del polittico vengono riferiti a preziosi manufatti della collezione permanente del Poldi Pezzoli.
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