Il mestiere di essere al mondo: alla AF Gallery di Bologna, focus su Filippo Falaguasta

di - 25 Ottobre 2022

All’ingresso di AF Gallery due affiches richiamano l’attenzione sull’avviso di un “Cours intensif pour entreprendre le metier d’artiste contemporain” datato ‘96, e sull’assunto, quasi un motto di spirito, “Art is everywhere, even in art galleries”. Gli stampati, rispettivamente di Filippo Falaguasta e Giancarlo Norese ci introducono alla mostra in due tempi originata dalla stretta collaborazione tra il curatore, Fulvio Chimento, e i due artisti: “Chimera”, il cui titolo è metafora della diversità delle figure che riunisce e della tensione, per così dire utopica, che la informa.

Giancarlo Norese, Chimera 2022, courtesy l’artista e AF Gallery

Il progetto fa capo a un’idea di riscoperta e approfondimento di autori contemporanei discostati dalle logiche di mercato e di riconoscimento museale, per la natura del loro lavoro, o per filosofia. Nella crasi di questi aspetti, cioè nell’elaborazione di una certa “filosofia del lavoro”, sta il trait d’ union poetico ed esistenziale che accomuna i due percorsi artistici – che affondano le proprie radici nella temperie post-concettuale degli anni Novanta – distinguendoli nel panorama contemporaneo. Un’affinità sottolineata nell’allestimento da alcuni “insight”: in questo primo momento dedicato a Falaguasta, Norese è presente con il citato manifesto e un suo autoritratto come umanissimo Superman. Si vengono così ad allacciare esperienze di vita, linguaggi e posture, e quel modo di intendere l’arte che appartiene a entrambi, il cui esercizio si intreccia con il (soprav)vivere quotidiano, artistico ed economico, che si dà, o è sussunto, in un personale approccio al “principio di prestazione”.

Filippo Falaguasta, Chimera 2022, courtesy l’artista e AF Gallery

Per stadi successivi nello spazio espositivo e nel back office della galleria – dov’è possibile consultare il materiale d’archivio conservato dall’artista come documentazione della propria singolare carriera – è il lavoro di Falaguasta, inteso come corpus d’opere e, letteralmente, come “curriculum”, a essere messo a fuoco. Barman, saldatore, DJ, maggiordomo, cuoco alla Biennale del ‘93, pittore, assistente fotografo ai matrimoni (e con ciò autore di un enorme numero di scatti di sposi ignari di essere immortalati da un artista), babysitter per Corrado Levi, amico intimo, sono alcune delle mansioni che dal ’91, per oltre dieci anni, Falaguasta ha svolto tra Italia, Europa e Stati Uniti.

A monte della lunga serie di incarichi ricevuti da musei, gallerie, collezionisti e riviste vi è la diffusione, su sua cura, di una scheda di “Offerta di prestazioni”, 24 per l’esattezza, rispondenti alle proprie attitudini e competenze. E per le quali, di incarico in incarico, ha richiesto referenze, rilasciate, tra le altre, da William Xerra, Luciano Inga Pin, Massimo De Carlo, o in occasione delle mostre di Cindy Sherman allo Studio Guenzani nel ‘91 e di Sean Scully al Casino-Luxemburg nel ‘96. Fanno da corollario a questa bio-mitografia professionale dove arte e vita fanno corpo, i “santini” fotografici che lo ritraggono all’opera: un formato simbolico, non separabile da una forma di devozione al mestiere di essere al mondo.

Filippo Falaguasta, Chimera 2022, courtesy l’artista e AF Gallery

Le recenti nature morte (2010-2020) realizzate con la tecnica del finto marmo – maestranza per la quale è richiestissimo, anche da De Carlo – continuano a dirci che non si tratti, per Falaguasta, di una lunga performance concettuale. Se non nei termini di una perfetta coincidenza (una tautologia kosuthiana) per cui ciò che si vede, è ciò che è.

Così, senza retorica, il lavoro è affrontato anche nei termini del “rischio” che gli è connaturato, come nel dittico fotografico del 2022: una morte bianca di un operaio al tornio, e poi il ritratto dell’artista stesso assunto come tornitore. Le probabilità di una condivisione di destini sono sotto gli occhi di tutti. Col che si fa strada la percezione di una pratica dell’arte (che si trova ovunque, «anche nelle gallerie», e nelle industrie meccaniche) che si nutre della propria non-separazione dal materiale dell’esistenza. Un lavoro artistico in cui il minimo grado di simulazione produce l’effetto di farci percepire più nitidamente la filigrana delle cose della vita.

Filippo Falaguasta (7 ottobre – 18 novembre), Giancarlo Norese (25 novembre-13 gennaio 2022), a cura di Fulvio Chimento, AF Gallery Bologna.

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