Il Padiglione della Repubblica di San Marino presenta i lavori di Eddie Martinez alla Biennale di Venezia

di - 12 Febbraio 2024

«Così come il tema curatoriale della Biennale abbraccia la nozione di “Homo Migrans” – la supposizione che essere umani significhi migrare, spostarsi fisicamente, cambiare mentalmente e attraversare culture e identità – così fa l’universo visivo dell’opera di Martinez.». È così che la curatrice, Alison M. Gingeras racconta in breve il lavoro di Martinez, che riporta su tela un’infanzia segnata da continui spostamenti da uno stato all’altro degli Stati Uniti, da costa a costa, più volte l’anno.

Un background nomade che si traduce nelle sue opere, attraverso la ricerca continua di appropriarsi di frammenti di immagini e temi, come a voler portare con se un ricordo da ogni luogo, così da costruire la propria personale identità. Un percorso non facile, Martinez spiega come si sia sentito perennemente straniero indipendentemente dal luogo di permanenza, fino a quando, da adulto, ha messo radici a Brooklyn.

Eddie Martinez Studio Wall Redux, 2023. Timothy Taylor, Stand A14 / Booth A14, Frieze London, veduta / installation view. Foto / Photo Sebastiano Pellion di Persano.

Cosa collega quindi Martinez alla Repubblica più antica al mondo? San Marino ha spesso guardato ad artisti stranieri per le proprie partecipazioni nazionali a La Biennale di Venezia. Questa scelta vuole infatti rendere omaggio alla storia del Paese – in passato luogo di ospitalità e rifugio e oggi centro turistico e sede universitaria di respiro internazionale.

Un progetto che vede anche quest’anno importanti conferme, in primis quella di FR Istituto d’Arte Contemporanea S.p.a., azienda fondata nel 2006 a San Marino da Roberto Felicetti, Vincenzo Rotondo eAlessandro Bianchini, nel ruolo di organizzatore, ma anche negli spazi che lo ospiteranno, La Fucina del Futuro (Calle San Lorenzo 5063B, Castello), sede del Padiglione in continuità con la Biennale Architettura 2023. Dal progetto di quest’anno ci si aspetta un intenso percorso tra le opere dell’artista, legate da un forte elemento di continuità, il disegno, che fin dai suoi primi anni in cui era sempre in viaggio, ha fornito a Martinez un senso di casa, dandogli conforto e permettendogli di esplorare la sua immaginazione.

Eddie Martinez, Lobster Trap, 2019. Olio su bronzo / Oil on bronze, 24.8 x 26.7 x 10.2 cm / 9 3/4 x 10 1/2 x 4 in. Edizione di 5 + 2 PA (4/5) / Edition of 5 w 2 AP (4/5). Foto / Photo JSP Art Photography.

«L’artista ha permesso al suo lavoro di migrare formalmente e concettualmente dall’eredità del disegno automatico e dell’astrazione praticata dal gruppo CoBrA alla sua peculiare interpretazione della figurazione fumettistica post-Philip Guston, nonché alla sua insolita rivisitazione di vari generi classici dell’arte come le nature morte e la ritrattistica.», spiega la curatrice. Una pratica eterogenea ed in continua evoluzione che rende ogni progetto frutto di una ricerca del tutto nuova. È proprio questa continua ricerca ed il suo rapporto con le forme e le idee che viene sintetizzato dal titolo Nomader. Un neologismo che richiama il nomadismo fisico e culturale, ma anche un gioco fonetico sulla pronuncia americana che suona come “no matter” (non importa).

Eddie Martinez, Borderlord, 2024. Olio, acrilico e pittura spray su lino / Oil, acrylic and spray paint on linen, 152.4 x 182.9 cm / 60 x 72 in. Foto / Photo JSP Art Photography. Courtesy the Artist. © Eddie Martinez.

L’idea alla base di questo progetto è quella di dare pieno accesso al processo creativo dell’artista. Lo spettatore che visiterà l’installazione ideata da Eddie Martinez e Alison M. Gingeras negli spazi de La Fucina del Futuro, un’ex bottega fabbrile nel cuore del sestiere di Castello, troverà nella prima sala un tavolo trapezoidale con un’ampia selezione di disegni e alcune sculture in bronzo, che l’artista ha realizzato assemblando vari materiali di scarto trovati sulla spiaggia di Long Island. Intorno al tavolo ci sarà una selezione di dipinti realizzati appositamente per il Padiglione San Marino; sia le sculture che i disegni sono parte integrante dei processi concettuali e formali migratori cui Martinez si sottopone per produrre i suoi dipinti su larga scala. Un progetto che come spiega Martinez, «è il risultato di un viaggio di oltre dieci anni, che traduce il mio lessico visivo e lo porta verso nuove terre, metaforiche e letterali »

Eddie Martinez, 2024. Foto / Photo Jason Schmidt

Eddie Martinez (n. 1977, Gordon Naval Base, Connecticut)

È un pittore e scultore americano che vive e lavora a Brooklyn, NY. Martinez è noto soprattutto per le sue opere a parete di grandi dimensioni che incorporano figurazione e astrazione, pittura e disegno, mettendo in primo piano il forte segno grafico che lo contraddistingue. L’artista posiziona spesso le sue forme e figure su sfondi monocromatici che servono a delineare ed enfatizzare i suoi gesti audaci nel realizzare i dipinti attraverso la combinazione di tecniche come olio, smalto e vernice spray, e spesso includono oggetti trovati. Martinez utilizza questi oggetti recuperati anche nella costruzione di opere tridimensionali, combinandoli e gettandoli in bronzo. Le sculture risultanti ricordano le forme esuberanti che dominano le sue tele. Martinez ha esposto in gallerie e musei di tutto il mondo, con mostre personali al The Drawing Center di New York, al Davis Museum presso il Wellesley College in Massachusetts, al Bronx Museum di New York, al Yuz Museum di Shanghai, al Museum of Contemporary Art di Detroit, e più recentemente allo Space K di Seoul. Il suo lavoro è incluso nelle collezioni permanenti di istituzioni come il Thyssen-Bornemisza Museum, il Carnegie Museum of Art, la National Gallery of Art e l’Hirshhorn Museum di Washington DC, il Los Angeles County Museum of Art, il Museo Nacional Reina Sofía di Madrid, il Yuz Museum e The Morgan Library di New York City.

Eddie Martinez, Inside Thoughts, 2021. Pennarello, acquerello e inserti materici su carta / Sharpie, watercolor and debris on paper, 14 x 19.1 cm / 5 1/2 x 7 1/2 in.

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