Marco Colazzo ha fatto della pittura il suo media espressivo privilegiato. Principalmente a olio e su tela, con un linguaggio del tutto personale e autonomo, attraverso una decisa riduzione cromatica, pone in continuo dialogo astrazione e figurazione, onirico e realtà, finzione e memoria.
Dove e come era il tuo primo studio? E da quanto tempo sei in quello attuale?
«Andando per ordine, e considerando il primo studio come il luogo dove ho cominciato a portare gente ed a mostrare il mio lavoro, è quello di San Basilio, che inizialmente dividevo con un altro amico artista, Massimo Orsi, conosciuto negli anni di apprendistato a San Lorenzo. Erano gli inizi degli anni Novanta.
In seguito, ci sono stati altri studi, passando per piazza Dante, per via Giolitti a Minerva Medica e, infine, qui, a via Arimondi, dove però, nello stesso stabile, mi sono spostato tre volte. Dove sono ora è, ormai, il terzo anno compiuto.»
Cosa rappresenta per te lo studio?
«Per ciò che mi riguarda, devo dire che lo studio, o più semplicemente il luogo di lavoro, è principalmente un luogo mentale, prima di essere uno spazio fisico; è quando fuori non c’è nessuno (anche se non è vero), poi diventa materialmente necessità, prova, sorpresa, frustrazione. È spazio e strazio … sempre.»
Marco Colazzo è nato a Roma nel 1963, dove tuttora vive e lavora. Con la partecipazione alla rassegna Giovani artisti al Palazzo delle Esposizioni di Roma (1992), entra a pieno titolo nel mondo dell’arte, e si conferma con la presenza alle edizioni XII e XV della Quadriennale di Roma (1996 e 2008), nonché con le numerose mostre anche di respiro internazionale. Pienamente padrone della tecnica pittorica, si muove senza difficoltà dall’olio all’acquarello, dalla tela alla carta. Padronanza che si esprime anche attraverso un linguaggio pittorico autentico e innovativo, gestuale e apparentemente veloce, col quale sintetizza memoria, astrazione, inconscio, elementi iconici, a volte anche ludici, suggestioni naturalistiche, che evocano mondi vegetali e animali. Con uno sguardo sempre rivolto all’identità umana, all’interiorità, all’inconscio, e alla sua relazione con l’esterno. Espresso in una dimensione fluttuante, manifestata con fondi astratti. Tutto è affidato al colore, elemento costruttivo delle suggestioni, delle profondità, dello spazio.
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