Le due gallerie di arte contemporanea di Napoli Intragallery, diretta da Annamaria De Fanis e Rosa Francesca Masturzo, e PRAC – Piero Renna Arte Contemporanea si fondono in Gallerie Riunite. Per l’occasione, abbiamo raggiunto i galleristi per farci raccontare tutte le novità in serbo.
Come nasce l’idea di fondere due gallerie di arte contemporanea come Intragallery e Piero Renna Arte Contemporanea in Gallerie Riunite?
«Erano parecchi anni che accarezzavamo l’idea di unirci, perché sin dall’inizio delle nostre rispettive attività abbiamo sempre trovato delle convergenze di visione, anche se su linee di ricerca diverse. A legarci, inoltre, una decennale amicizia e l’essere tutti architetti».
La vostra prima proposta espositiva è una personale dello scultore romagnolo Matteo Lucca, nello spazio di via Cavallerizza 57. Vi va di parlarci di questo progetto?
«Abbiamo conosciuto il lavoro di Matteo Lucca alcuni anni fa in una mostra a Bologna, e abbiamo cominciato a seguirlo con interesse. Il segno distintivo che lo caratterizza maggiormente è l’utilizzo del pane come materia scultorea, attraverso il quale realizza grandi opere figurative. Il pane, inteso come simbolo di condivisione, ci è sembrato un elemento propiziatorio per iniziare il nostro percorso insieme».
Un grande risultato è quello concretizzato con l’invito a partecipare ad Artefiera Bologna, nella sezione curatoriale “Immagini e arte in movimento”, dal 13 al 15 maggio 2022, con la personale dell’artista canadese Fiona Annis. Potete anticiparci qualcosa?
«Siamo felici di essere stati scelti per Artefiera 2022 con il solo show fotografico di Fiona Annis, a consolidare il rapporto che già avevamo con l’artista da alcuni anni. Il progetto, dal titolo “It Slips and Falls and is Reborn”, è una meditazione sulla fragilità e la resilienza della vita. Presenteremo una selezione di opere che esplorano i temi della catastrofe, del desiderio e della speranza radicale. Usando il linguaggio della luce e del tempo, la pratica di Annis favorisce usi non ortodossi dell’apparato fotografico, a volte abbandonando completamente il corpo macchina».
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