Davide Rivalta. Sogni di Gloria
Lo zoo, per definizione, è il luogo dove vengono esposti al pubblico animali esotici. Tuttavia, reputandolo per ciò che rappresenta nell’immaginario semantico della nostra società, il parco zoologico riporta idealmente alla nostre esperienze puerili, al timore e alla scoperta del nuovo. A Brescia, il luogo deputato per il giardino zoologico fino al 1988 era il Castello. Al giorno d’oggi non è rimasto niente del vecchio zoo, tuttavia l’artista Davide Rivalta risemantizza il castello dandogli una nuova “destinazione d’uso’’.
Dal 26 maggio 2023 al 7 gennaio 2024 il parco del castello di Brescia ospita la mostra Davide Rivalta. Sogni di Gloria a cura di Davide Ferri. Promossa dal Comune di Brescia, Fondazione Brescia Musei e Alleanza Cultura, in collaborazione con Meccaniche della Meraviglia. Realizzate appositamente per questa esposizione, quattordici sculture raffiguranti gorilla, babbuini, scimpanzé e oranghi, sradicati dal loro ambiente naturale, popolano il castello parlando di libertà, di dignità e di vita. La mostra si chiude nelle sale della Pinacoteca Tosio Martinengo, dove è esposto un barbagianni in bronzo.
Il lavoro di Davide Rivalta non è ascrivibile a nessuna tendenza contemporanea per la sua spiccata matericità e l’aderenza ad un soggetto specifico, gli animali. Ciò nonostante, la sua scultura potremmo definirla moderna secondo la teoria che espone la critica d’arte americana Rosalind Krauss nel saggio Sculpture in expanded field. Nel trattato si parla di una scultura più flessibile rispetto alla forme tradizionali che ha abbandonato il piedistallo perdendo il suo “sito’’. Allo stato attuale, la scultura, secondo Krauss, può essere qualsiasi cosa. Tuttavia, il principale vantaggio che la scultura odierna offre agli artisti è la libertà di scelta in quanto rifiuta tutti i confini e i canoni precedentemente accettati.
Gli animali di Rivalta, infatti, pur avendo un carattere figurativo, non vanno presi come figure a sé stanti, ma sono pienamente inseriti e collegati con il luogo in cui sono esposti, senza piedistallo. Il luogo non è solamente lo spazio espositivo, ma entra a far parte dell’opera reinventando la scultura sia in termini formali che di significato.
Un’altro aspetto fondamentale del lavoro dell’artista è il processo di realizzazione. L’artista, infatti, intraprende la sua ricerca nei parchi e nei giardini zoologici dove fotografa gli animali per poi prenderli come modello per la creazione dei loro simulacri. L’attenzione all’aspetto materico del suo lavoro risulta essenziale. Nell’atto della creazione, l’estemporaneità e la casualità la fanno da padrone, potremmo definirla una “scultura gestuale’’ poiché ogni opera risulta essere l’esito di gesti come percosse e lanci di creta, l’artista lotta con la materia e recupera una fisicità perduta.
Tuttavia, il fine ultimo, nonché il nucleo principale del lavoro di Rivalta è l’incontro tra spettatori e animali. Questo binomio rappresenta due figure diametralmente opposte che si incontrano e si scontrano creando un’esperienza di alterità. Trovandosi uno di fronte all’altro, lo spazio di pertinenza dell’opera coincide con lo spazio dello spettatore. A questo punto, il dualismo opera-spettatore cade, diventando una relazione a tre in cui si inserisce l’anima e la presenza di Rivalta che sublima il tutto.
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